Addio a Gino Paoli: la voce de "Sapore di sale" e quel viscerale amore per le quattro ruote

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24 marzo 2026, 13.00
gino paoli affianco a una lexus nera
Il cantautore si è spento all'età di 91 anni. Dalle corse clandestine con Luigi Tenco fino all'incontro con Enzo Ferrari: ritratto inedito di un artista che sognava l'abitacolo perfetto.
La musica italiana perde uno dei suoi padri fondatori. Gino Paoli si è spento all'età di 91 anni a Genova, la città che lo aveva adottato e reso il pilastro della celebre "scuola genovese". Nato a Monfalcone nel 1934, Paoli ha scritto la colonna sonora di intere generazioni con capolavori immortali come "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale" e "Senza fine". Eppure, dietro l'autore raffinato e la voce inconfondibile, si celava un lato meno noto al grande pubblico, ma pulsante e vitale: una passione sfrenata per le automobili.

Dalla Lambretta alla prima "Big Healey"

Il rapporto di Paoli con i motori è nato da una privazione giovanile. Come raccontava lui stesso in un'intervista a Repubblica, nonostante avesse la patente, il padre non gli permise mai di toccare l'auto di famiglia. I primi spostamenti genovesi, e i primi passi nel mondo della grafica e della musica, avvennero in sella a una Lambretta. La svolta arrivò nei primi anni '60 con i diritti d'autore incassati per "La gatta".
Fu allora che la passione esplose, tramutandosi in una vera e propria collezione. Il primo "capriccio" fu una Austin-Healey 3000 MKII BN7 Roadster, che però fuse poco dopo l'acquisto per colpa del suo stile di guida. La consolazione arrivò subito con l'Alfa Romeo Giulietta Spider, rossa con interni neri, carrozzata Pininfarina: "Ne ero innamorato come se fosse una donna" ricordava Paoli, ammettendo di non averle mai aperto la portiera, preferendo saltarci dentro al volo come nei film dell'epoca.
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Il garage del Maestro: niente Ferrari rosse

Il successo discografico gli permise di mettersi in garage capolavori assoluti dell'ingegneria automobilistica. Il suo approccio alle supercar era estetico e viscerale: le considerava opere d'arte da ammirare, icone di gusto che rasentavano l'irraggiungibile.
Tra i gioielli passati per le sue mani (e spesso tenuti parcheggiati nel parco della sua villa genovese per poterli ammirare dal vivo) figurano:
  • Le fuoriserie del Cavallino: Una 612 Scaglietti, una 208 GTS Turbo, una leggendaria GTO 250 e una GTS Spider acquistata nel 1965 su consiglio diretto di Enzo Ferrari, incontrato a Maranello. Una particolarità? Paoli non ha mai posseduto una Ferrari rossa, scegliendo sempre tinte grigio-argento o azzurre.
  • I miti internazionali: La rivoluzionaria Lamborghini Miura, svariate Porsche, una raffinata Lancia Flaminia GT Coupé Touring e una Triumph TR3.
  • Le ammiraglie: Numerose BMW e Mercedes (inclusa la M130), scelte per i lunghi viaggi professionali.
lamborghini miura storia

La Mini Cooper e la Rolls-Royce sfiorata

Nonostante supercar da sogno, il cuore di Gino Paoli è sempre appartenuto anche alla Mini Cooper. Fu uno dei primi ad averla in Italia negli anni '60, acquistandola usata da un amico di Bologna. "Piccola, scattante, elegante... un'invenzione assoluta", la definiva, elogiandone tenuta e comfort. Un amore tornato prepotentemente negli ultimi anni di vita, quando si faceva scarrozzare per Genova dalla moglie Paola Penzo a bordo di una Mini moderna, avendo ormai appeso al chiodo il volante dopo aver ammesso di essere diventato "prudente in vecchiaia, dopo aver combinato troppi guai".
Il grande rimpianto automobilistico di Paoli rimase invece la Rolls-Royce. L'elegante vettura britannica lo tentò ripetutamente (celebri i suoi appostamenti davanti a un concessionario romano durante una tournée con Ornella Vanoni), ma rinunciò all'acquisto a Londra all'ultimo momento, frenato unicamente dal timore dei controlli fiscali dell'epoca.

Le corse con Tenco e il legame con la strada

Gino Paoli è stato anche un cultore della velocità, un vizio di gioventù condiviso con un altro grande e compianto artista: Luigi Tenco. I due si sfidavano spesso in gare clandestine: prima in moto, da Pegli a Genova, e poi a bordo delle rispettive Porsche sulla tratta Roma-Genova. "Solo nel periodo in cui ero completamente cretino", chiosava con autoironia ricordando quegli anni ruggenti.
La musica leggera per lui si ascoltava esclusivamente in macchina, in movimento, lasciando la classica al silenzio della sua casa. Guidare non era solo spostarsi, ma sentire la meccanica, l'esaltazione del motore. Con la sua scomparsa, l'Italia perde non solo un poeta della canzone, ma anche un autentico gentleman driver che ha saputo vivere la strada con la stessa, inesauribile poesia dei suoi versi.
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