Dalla Ferrari al mattone: la nuova vita da magnate immobiliare di Eddie Irvine (lontano dalle corse)

Motorsport
09 febbraio 2026, 10.08
Eddie Irvine seduto al volante della Ferrari LaFerrari
Se esistesse un manuale su come cambiare totalmente stimoli dopo una prima parte della vita interamente dedicata al mondo delle corse, l’autore non potrebbe che essere lui: Eddie Irvine.
Il pilota nordirlandese, che negli anni '90 ha incarnato perfettamente lo spirito del pilota di una volta, tipicamente playboy, sfacciato e velocissimo, è riuscito in un’impresa che a molti colleghi è sfuggita: trasformare i guadagni (già ingenti) della Formula 1 in un impero finanziario e immobiliare che oggi lo rende uno degli ex sportivi più ricchi e rispettabili nell’ambiente.
Mentre molti ex campioni faticano a trovare una dimensione fuori dall'abitacolo, Irvine ha appeso il casco al chiodo ormai 24 anni fa, nel 2002 la decisione di abbandonare il circus, con la stessa freddezza con cui affrontava la curva del Tabaccaio a Monaco, virando con decisione verso il mercato del mattone di lusso. Prima di analizzare la sua ascesa come magnate del mattone, è necessario fare un salto indietro a quel decennio d'oro in cui Eddie divenne, per una strana e drammatica coincidenza del destino, l'uomo su cui poggiavano le speranze di un'intera nazione: l'Italia.

1999: l’anno in cui il "Secondo" divenne quasi un Re

La carriera di Eddie Irvine in Formula 1 è stata tutto meno che banale. Debuttò nel 1993 con la Jordan a Suzuka, guadagnandosi subito un pugno in faccia niente meno che da Ayrton Senna per un sorpasso giudicato troppo audace. Quel carattere "fumantino" e la velocità pura lo portarono, nel 1996, alla corte della Ferrari, al fianco di un giovane Michael Schumacher. Per anni, Eddie accettò il ruolo ingrato di scudiero, consapevole che correre accanto al Kaiser significasse spesso sacrificare le proprie ambizioni per il bene della squadra.
Tutto cambiò l’11 luglio 1999. Durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone, la Ferrari di Schumacher ebbe un guasto ai freni alla curva Stowe, schiantandosi contro le barriere. Il bilancio fu pesante: gamba destra fratturata e addio ai sogni di gloria per il tedesco; il tanto agognato mondiale rincorso dalla Ferrari fin dal 1979, la storia insegna, sarebbe arrivato da lì a un anno. Improvvisamente, la scuderia di Maranello si ritrovò senza il suo leader e Irvine, fino a quel momento l'eterno secondo, fu investito del ruolo di capitano.
Ciò che seguì fu una delle stagioni più emozionanti e assurde della storia moderna della F1. Irvine, con un mix di costanza e opportunismo tattico, iniziò a macinare punti e vittorie (Austria, Germania, Malesia, da aggiungere alla vittoria inaugurale in Australia). Si arrivò all'ultima gara a Suzuka, in Giappone, con Eddie in testa al mondiale. Solo un immenso Mika Hakkinen su McLaren riuscì a strappargli il titolo per soli due punti. L'Italia pianse, ma Irvine uscì da quella stagione come un eroe: aveva sfiorato un miracolo che a Maranello attendevano da vent'anni.

Il passaggio in Jaguar e il tramonto di un'era

Dopo l'incredibile 1999, il rapporto con la Ferrari si interruppe. Irvine accettò la sfida della Jaguar Racing, il nuovo ambizioso progetto della Ford che sognava di creare una "Ferrari verde". Furono tre anni (2000-2002) complessi, segnati da una vettura spesso inaffidabile e lontana dalle prestazioni dei top team.
Nonostante le difficoltà, Irvine regalò alla Jaguar veri e propri momenti di gloria: uno storico podio a Monaco nel 2001 e un terzo posto a Monza nel 2002, accolto dal pubblico italiano con un boato di nostalgia. Alla fine del 2002, conscio che la Jaguar non avrebbe fatto il salto di qualità sperato, Eddie decise di ritirarsi. Niente lacrime, niente tour d'addio infiniti. Semplicemente, un giorno uscì dal paddock e non si voltò più indietro.
La Ferrari F399 di Eddie Irvine

L'anima del business: Investire mentre gli altri spendevano

La vera differenza tra Irvine e molti altri piloti della sua generazione è stata la visione a lungo termine. Mentre i suoi colleghi acquistavano yacht e orologi di diamanti, Eddie, consigliato dal padre Edmund, veterano del commercio, iniziava a pensare a come investire i tanti milioni di dollari guadagnati nella categoria regina del motorsport.
"La Formula 1 era il mio lavoro, ma il real estate era la mia passione strategica," ha dichiarato spesso Irvine. "Sapevo che la carriera di un pilota è breve, quella di un proprietario terriero è eterna."
Già durante gli anni in rosso, Irvine possedeva decine di appartamenti a Dublino e diverse ville in giro per il mondo. Con il ritiro, questa attività è diventata il suo focus principale, portandolo a creare la Eddie Irvine Homes, una società specializzata nello sviluppo di proprietà ultra-luxury.

Un impero tra Miami e le Bahamas

Oggi, sbirciando il suo profilo Instagram e seguendo le cronache finanziarie, emerge chiaramente la portata del suo successo. Irvine non è un semplice "proprietario di case", è un developer di altissimo livello. La sua base operativa si divide tra due dei mercati più esclusivi del globo:

La conquista di Miami Beach

Irvine è stato uno dei primi a intuire il potenziale di alcune aree di Miami prima del boom definitivo. Ha acquistato lotti su isole private come Hibiscus Island e Venetian Islands, costruendo ville dal design minimalista e moderno che vengono vendute per cifre che oscillano tra i 20 e i 40 milioni di dollari. Le sue case non sono solo abitazioni, sono opere d'arte architettoniche con moli privati, piscine a sfioro e vetrate a tutta altezza.

Il Paradiso alle Bahamas (Exuma)

L'altra grande scommessa vinta è quella delle Bahamas. Irvine possiede diverse proprietà e terreni nell'arcipelago delle Exuma, un paradiso di acque turchesi dove ha costruito rifugi esclusivi per la clientela più ricca del mondo. Qui la sua vita si è trasformata: lontano dallo ritmo frenetico dei gran premi, trascorre mesi a pescare, fare surf e gestire i suoi cantieri a bordo di un gommone, vestito con maglietta e pantaloncini, lontano anni luce dall'immagine del pilota in tuta ignifuga.
Eddie Irvine oggi

La sua vita oggi

Seguendo Eddie sui social, si percepisce un uomo profondamente in pace con se stesso. A 60 anni compiuti a novembre, Irvine sfoggia un fisico invidiabile, frutto di una vita attiva e sportiva. Il suo feed è un mix di tramonti caraibici, foto d'epoca della F1 (spesso con didascalie ironiche che prendono in giro i piloti moderni, giudicati da lui "troppo robotici") e momenti di relax totale.
Non ha mai cercato di tornare nel circus come team principal o commentatore fisso. Irvine è un uomo libero. La sua ricchezza, stimata in oltre 180 milioni di sterline, gli permette di scegliere cosa fare e con chi parlare. Nonostante il successo finanziario, è rimasto il ragazzo schietto di un tempo: se una cosa non gli piace, lo dice. Se la Formula 1 moderna lo annoia, non ha problemi a dichiararlo, attirandosi le critiche dei puristi ma guadagnandosi il rispetto di chi ama la sua autenticità.

L'eredità di Irvine: vincere fuori dalle piste

La storia di Eddie Irvine ci insegna che non è necessario avere una bacheca piena di titoli mondiali per essere un vincente. Sebbene quel mondiale del 1999 resti un "grande rimpianto" per i tifosi ferraristi, per Eddie è stato il trampolino di lancio perfetto. Ha usato la fama mondiale per aprire porte nel business che altrimenti sarebbero rimaste chiuse, e ha avuto l'intelligenza di non farsi risucchiare dal vortice della nostalgia.
Oggi, mentre si gode un drink sulla sua isola privata o conclude un affare milionario a Miami, Eddie Irvine guarda alla sua carriera in Ferrari come a un bellissimo ricordo di gioventù, ma la sua vera vittoria è quella che ha costruito mattone dopo mattone, lontano dai riflettori, diventando un fuoriclasse del business globale.
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