Il
28 aprile 1876 nasce a Sant'Antimo (Napoli) Nicola Romeo,
in una famiglia numerosa di origini lucane e condizioni modeste, con sette
figli e i conti che non tornano mai. Il padre, maestro elementare, gli
trasmette il culto dei numeri e della matematica. Per studiare
all'istituto tecnico di Napoli, il giovane cammina a piedi e si paga i libri
dando ripetizioni. Nel 1899, nonostante le mille difficoltà familiari, si
laurea in ingegneria civile a Napoli, per trasferirsi a Liegi, in
Belgio, per specializzarsi in elettrotecnica. Successivamente vive in
Francia e in Germania, allora cuore della modernità meccanica europea.
Al
rientro in Italia rifiuta un sicuro posto di capostazione a Tivoli; una piccola
scelta ma che cambierà nel giro di pochi anni la storia dell'automobilismo.
Paradossalmente la svolta avvenne proprio su un treno, grazie all'incontro
casuale con un dirigente della “Robert
Blackwell & Co.”, un’azienda inglese che lo assume per dirigere la filiale
italiana, dove per alcuni anni supervisiona la costruzione di tranvie
elettriche, accumulando una fondamentale esperienza gestionale.
L'inizio
dell'attività imprenditoriale a Milano
Nicola
Romeo ha un buon fiuto per gli affari e non riesce mai a stare fermo, spinto
dalla voglia di farcela, emergere grazie alle sue doti. Nel 1906 si
mette in proprio a Milano fondando la “Ing. Nicola Romeo & C.”, che
prospera importando dagli Stati Uniti macchinari smontati utili per la
realizzazione di grandi opere civili, tra cui i compressori della “Ingersoll-Rand”
e i materiali rotabili dell’acciaieria inglese “Hadfield”. Ma nel 1911 fonda
una seconda società, dedicata alla produzione di materiale estrattivo e
ferroviario, incluse le prime automotrici a motore termico realizzate su
licenza.
Le
sue attività imprenditoriali si muovono sempre più all’interno del settore
meccanico e dei trasporti, arrivando al punto di massimo nell’indimenticabile
anno 1915: con l'ingresso dell'Italia nella Grande
Guerra,
Romeo continua ad espandere il suo impero
rilevando la “A.L.F.A.” (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) azienda
di costruzione automobilistica appena messa in liquidazione e fondata nel 1910.
Gli
stabilimenti del Portello, nati nel 1909 dalle ceneri della “Società Italiana
Automobili Darracq” (ovvero la divisione italiana del marchio
automobilistico francese), vengono in prima battuta riconvertiti alla produzione
bellica di motori aeronautici, attrezzature militari e compressori. Questi
ultimi, nel 1916, permettono lo scavo rapido della galleria sul Col di Lana,
poi fatta esplodere contro gli austriaci. L’affare arricchisce notevolmente l’imprenditore
che, contestualmente, rimette in piedi le finanze dell’azienda.
La
riconversione e la nascita dell’Alfa Romeo
Nel
1918, a conflitto ancora in corso, Romeo apre la società a nuovi soci e
capitali, cambiandone il nome in “Società anonima italiana Nicola Romeo
& C.”. Per risolvere il rebus del dopoguerra dovuto alla riconversione degli
stabilimenti (ricorrendo agli aiuti dal Consorzio per sovvenzioni su valori
industriali), diversifica la produzione lanciandosi inizialmente nel settore
agricolo e in quello ferroviario. Nel frattempo la società aveva
assorbito le “Costruzioni Meccaniche di Saronno”,
le “Officine
Meccaniche Tabanelli” di Roma e le “Officine Ferroviarie Meridionali” di Napoli
diventando un colosso.
Solo
un anno più tardi, nel 1919, Nicola Romeo entrò ufficialmente nel settore
automobilistico rilanciando con il marchio Alfa-Romeo dopo una battaglia
legale per l’uso del nome “Alfa” con i precedenti proprietari della fabbrica.
Nel
1920 nacque così la Alfa-Romeo Torpedo 20-30 HP ES progettata da Giuseppe
Merosi. La filosofia di Romeo per il rilancio ai massimi è semplice quanto
efficace: le automobili devono correre e vincere, poiché
le
vittorie sportive fungono da traino per le vendite. Tuttavia, la complessa
situazione economica post-bellica porta a un nuovo assetto: alla fine del 1921,
il governo italiano, muovendosi attraverso i canali bancari, assume il controllo
dell’Alfa Romeo, inaugurando una nuova fase aziendale.
Nicola Romeo accompagna questa delicata transizione mettendo a disposizione la
propria esperienza e continuando a ricoprire il ruolo di amministratore
delegato.
Gli
ultimi anni e l'eredità storica
Nonostante
la situazione complessa, Nicola Romeo persegue la sua filosofia quando, con la
mediazione di un giovane determinato e rampante di nome Enzo Ferrari, e
dopo una lunga trattativa, Vittorio Jano passò all’Alfa Romeo nel
1923 sostituendo Giuseppe Merosi, e lasciando dunque la FIAT.
Vittorio
Jano è un progettista fuoriclasse, basta ricordare che disegna la leggendaria
P2,
monoposto da Gran Premio che nel 1925 porta l’
Alfa Romeo a vincere il primo
Campionato
del Mondo Automobilistico. Forte di quel successo, Jano diventa direttore
tecnico e negli anni successivi progetta prima le iconiche
6C, poi le
muscolari
8C, auto che ancora oggi fanno girare la testa a tutto il
mondo.
Il
legame operativo con l'azienda si interrompe nel 1928, anno in cui Romeo
lascia definitivamente l’incarico di amministratore delegato. Nel 1929
riceve la nomina a Senatore del Regno, un prestigioso riconoscimento
istituzionale per il suo straordinario contributo all’industria italiana.
Nicola
Romeo si spegne il 15 agosto 1938 a Magreglio, località dove si era
ritirato a vita privata insieme alla moglie Angelina Valadin e ai suoi sette
figli (Maurizio, Edoardo, Nicola, Elena, Giulietta, Piera e Irene), lasciando
il ricordo di un protagonista determinato e visionario del panorama industriale
nazionale. Oggi, l'eredità di quel periodo epico sopravvive
concretamente: presso il museo Alfa Romeo di Arese e durante i maggiori
eventi internazionali, le vetture progettate e sviluppate sotto la sua gestione
continuano a brillare, affascinare e rombare, offrendo una preziosa
testimonianza di un’epoca dell’automobilismo che ha
segnato indelebilmente la storia italiana e internazionale.