All’indomani della Seconda guerra mondiale, l’Italia dovette affrontare numerosi problemi di
carattere economico, commerciale e infrastrutturale, tra cui la grave carenza
di prodotti alimentari e beni di prima necessità.
Tuttavia,
proprio da questa situazione difficile, nel giro di un decennio, maturò il
cosiddetto “boom economico” italiano, che determinò una
straordinaria trasformazione economica e un’ancor più significativa
trasformazione sociale. Con esso si diffusero nuove abitudini di
consumo, che entrarono progressivamente nelle case degli italiani, portando
con sé una
vasta gamma di prodotti: oggetti per la casa, articoli per la cura
personale, alimentari ed elettrodomestici.
La storia della pubblicità si sviluppò parallelamente ai
mutamenti sociali. In questo contesto si diffusero diverse forme pubblicitarie
che contribuirono a sostenere il boom, introducendo nuove idee e inediti
sistemi di comunicazione. Non vi è dubbio che radio e televisione
siano stati, per molti anni, tra i mezzi pubblicitari più immediati ed
efficaci, capaci di raggiungere rapidamente un pubblico vastissimo.
Tuttavia, è importante ricordare che nell’Italia dell’immediato dopoguerra la televisione non
era ancora attiva: le trasmissioni inizieranno solo nel 1954.
Proprio
questa condizione favorì l’affermazione degli automezzi pubblicitari:
veicoli speciali, personalizzati in modo creativo e riconoscibile, che
partecipavano a eventi oppure circolavano e sostavano nelle città, portando i
prodotti direttamente nell’immaginario collettivo degli italiani. Un’altra ragione del loro successo risiedeva
nella possibilità di realizzare, con una spesa
relativamente modesta, un’azione pubblicitaria capillare
ed efficace, anche in località difficilmente raggiungibili da altri mezzi.
Va comunque ricordato che questa forma di pubblicità era già presente prima
della guerra, sebbene in modo sporadico, meno strutturato e
con caratteristiche differenti.
Un
nuovo modo di comunicare
Nel
particolare contesto del dopoguerra, questa opportunità fu colta da
numerose imprese nazionali, anche di piccole dimensioni, ma anche da aziende
estere, che, non potendo ancora sfruttare la televisione, investirono in
questa modalità di comunicazione.
Inizialmente,
l’impiego
più comune consisteva nel fornire mezzi di trasporto a viaggiatori,
piazzisti e rappresentanti, utilizzati per visitare i clienti e consegnare
direttamente la merce dai depositi e dalle agenzie. Si trattava per lo più di camioncini,
furgoni o vetture di serie, spesso con carrozzeria giardinetta.
Con
il tempo, però, per ottenere un maggiore impatto visivo, si diffusero sempre più
veicoli con carrozzerie speciali, completamente personalizzate e
progettate con diversi scopi: propagandistico-pubblicitario, veicoli con
forme originali e inedite, colori vivaci e scritte accattivanti, capaci
di attirare l’attenzione e fissare nella memoria il marchio
dell’azienda.
Quello funzionale-mercantile, mezzi dotati di banchi frigoriferi o frigoriferi-buffet, utilizzati per la vendita
diretta dei prodotti, veri e propri negozi viaggianti. Di tipo
Espositivo, veicoli destinati a mostrare i prodotti finiti oppure a
illustrarne il processo di produzione,
la qualità e le modalità d’uso ed infine dimostrativo,
mezzi nei quali il personale specializzato dell’azienda presentava i
prodotti in funzione, coinvolgendo direttamente il pubblico.
Maestria
dei Carrozzieri ed eventi internazionali
A
realizzare questi straordinari veicoli furono i grandi Carrozzieri italiani
dell’epoca,
tra cui Bartoletti, Boneschi, Barbi, Borsani, Canta, Castagna, Conta,
Coriasco, Creo (Carrozzeria Emiliana Renzo Orlandi), Fissore, Introzzi, Macchi,
Mantelli, Michelotti, Monviso, Angelo Orlandi, Pietroboni, Varesina, Viotti,
Zagato e molti altri. Grazie alla loro fantasia e maestria,
diedero vita a un fenomeno automobilistico iconico, che rappresentò anche
un’importante
occasione per dimostrare le proprie capacità progettuali e realizzative.
Anche
un solo di questi veicoli, progettati per stupire e incuriosire, era in
grado di attirare folle di adulti e bambininelle strade e nei quartieri
di tutta Italia. L’interesse crebbe anche tra gli addetti ai
lavori: a Sanremo, dal 5 al 7 agosto 1950, si svolse il “Primo Concorso del Veicolo Pubblicitario”, organizzato dall’Automobile Club
Sanremo
e dalla rivista Auto Industrie.
L’evento divenne
rapidamente uno degli appuntamenti più importanti del festival estivo della
città ligure, frequentata nel dopoguerra da teste coronate europee, attori
di Hollywood e personaggi celebri. Come affermò un articolista di Auto
Industrie: “Lo scopo principale di
questo concorso è stimolare l’impiego di automezzi per la propaganda
commerciale e, allo stesso tempo, lo spirito di inventiva e realizzazione degli
studi pubblicitari, dei bozzettisti, dei disegnatori specializzati e dei
carrozzieri.” Il vincitore fu il “Treno dei bimbi” della
Ferrero, realizzato da Coriasco. La manifestazione si ripeté nel
1951 (aperta anche a produzioni straniere, in particolare francesi),
nel 1956 a Riccione con il nome di “Concorso
Internazionale del Carro Pubblicitario”, e nel 1955 conquistò uno spazio
ufficiale al Salone dell’Automobile di Torino con la “Rassegna del Carro
Pubblicitario”.
La
fine di un’era. L’inizio di un’altra
Indimenticabili
furono anche le partecipazioni agli eventi più importanti: dalle corse
automobilistiche come la Targa Florio e la Mille Miglia, fino
alle competizioni ciclistiche come il Giro d’Italia, con la celebre “Carovana Pubblicitaria”, attiva già dal 1922
e giunta al suo massimo sviluppo proprio durante il boom economico
(tradizione che continua ancora oggi, seppur in forme diverse).
I
veicoli assumevano le forme più sorprendenti: tubetti di dentifricio
(Odol, Binaca, Chlorodont), libri (Utet), saponette(Durban’s), scatole
di lucido da scarpe
(Tana), scarpe (Ebano), tram (Campari Soda), treni
(Ferrero), motoscafi(Campari), vascelli
(Ricard), lanciarazzi (Dadi Prest), mucche (Simmenthal), matite (Presbitero), bottiglie
(Liquore Strega Alberti, Corasoda), lamette da barba (Bolzano), teste
di re (Carpano), orsi (Cordial Campari), fino a ring con pugili
in azione (Carne in scatola Sadital) o persino veicoli con un leone vivo
e ruggente (Metro Goldwyn Mayer). Altri ancora si trasformavano in veri e
propri negozi-vetrina, utilizzati da aziende come Alemagna, Singer, RAI,
Pibigas, Agip, Cinzano, Martini e Liquigas.
Anche
nel decennio successivo continuarono a nascere numerose creazioni
pubblicitarie mobili affidate ai carrozzieri. Tuttavia, era ormai iniziata
una nuova era: quella dello spot televisivo, che segnò da un lato la fine
di questi veicoli straordinari e, dall’altro, la loro trasformazione
futura