Gli anni
Novanta sono stati una decade estremamente
vitale per il marchio
FIAT, almeno dal punto di vista dei modelli prodotti. Nonostante infatti gli anni novanta siano stati molto complicati dal punto di vista finanziario
, certamente non si può dire il contrario rispetto alla completezza della gamma prodotti. FIAT infatti configurò uno degli ultimi periodi nel quale ebbe un ampio e diversificato
ventaglio di proposte per tutti i gusti. Dalla spider
FIAT Barchetta all’inventiva monovolume
Multipla, passando per la
Coupé e le nuove medie
Bravo e
Brava, e ancora il successo
FIAT Punto (poi anche in versione
Cabrio impostata proprio dalla Bertone), il grande monovolume
Ulysse, la berlina
Marea anche in versione Station Wagon “Weekend” e il ritorno del nome
Cinquecento in gamma (poi evoluto nel 1998 in
Seicento).
Proprio questo momento di vitalità venne in quegli anni alimentato dalla stessa
FIAT anche attraverso gli storici nomi del design italiano, invitandoli a
proporre interpretazioni inedite delle
vetture appena lanciate e su cui si puntava maggiormente per fare cassa e imporsi sul mercato. In questo periodo molto vivace furono in particolare le FIAT Cinquecento, Punto e il duo Bravo e Brava ad essere le basi per
molte interessanti proposte. Tra queste spiccò la
Bertone, con il duetto SUV
Bertone FIAT Bravo Enduro ed
Enduro Raid nel
1996, che continuano il nostro percorso di riscoperta dopo
Porsche Karisma Bertone e la
Lancia Kayak Bertone.
Un fenomeno nuovo in ascesa: i SUV
Il momento propositivo e vitale di
FIAT fu colto anche dalle carrozzerie e studi di design, che non persero la possibilità di
proporre le loro
ricerche tra soluzioni funzionali e di stile attraverso prototipi, modelli e concept car. FIAT inoltre forniva un piccolo ma motivante
“gettone” economico a chiunque volesse cimentarsi in questa operazione, da basare in particolare sulle nuove vetture appena lanciate. Uno dei progetti più interessanti, quello della FIAT Bravo Enduro Bertone, mostrò il primo approccio “all’italiana” verso una nuova tipologia di vetture, i SUV.
In quegli anni il fenomeno dei SUV in sordina stava iniziando a muovere i primi passi, allora secondo l’accezione più pura della definizione Sport Utility Vehicle, ovvero un veicolo dall’utilità incrementata in grado d’essere confortevole nella guida in strada come nel fuoristrada leggero. Un nuovo segmento che dagli USA si stava evolvendo muovendosi concettualmente verso l’Europa con prodotti come la Jeep Cherokee e il Ford Explorer (anche se ancora un pò rudi e di grandi dimensioni). Fu poi il Giappone a dare la stoccata definitiva inaugurando massicciamente e in modo più compiuto il genere, con la prima generazione della Toyota RAV4 (1993) e la successiva Honda HR-V (1998) presentata in forma di concept car attraverso la JW-J nel 1997.
Il SUV all’italiana: la FIAT Bravo Enduro Bertone
Il
Centro Stile Bertone di Caprie con il team coordinato dal designer
Luciano D’Ambrosio coglie la palla al balzo, immaginando
qualcosa di nuovo (come da tradizione Bertone) da impostare sul telaio della media
FIAT Bravo. L’idea vola proprio verso il nuovo fenomeno dei
SUV, ma interpretandolo secondo una
chiave diversa. Con quali forme e contenuti potrebbe svilupparsi un veicolo del genere in Italia? Con quali nuove istanze?
L’accento
sportivo è il tema principale che delinea il progetto sviluppato da Bertone per la
FIAT Bravo Enduro, ottenuto grazie ad una serie di attente osservazioni e interventi su forma e contenuti. Si tratta di una vettura molto
compatta e raccolta nelle forme, con una
muscolosità della carrozzeria accentuata con
semplicità e senza esagerazioni. L’impostazione è più automobilistica o da
fuoristrada leggero, caratterizzata dall’andamento
coupé (che anticipa il segmento dei SUV Coupé, oggi molto in voga), con accenti di
fastback nel taglio posteriore.
L’insieme è molto atletico ed asciutto, ben impostato sulle ruote, e lascia trasparire l’avventurosa possibilità di effettuare agili cambi di percorso durante un viaggio all’insegna della scoperta e della vita all’aria aperta, con piglio più brillante rispetto a veicoli simili disponibili al tempo, tornando poi sull’asfalto al momento giusto e in tutta comodità come se si fosse su una tranquilla vettura media.
FIAT Bravo Enduro Bertone, un incompreso contenitore di innovazioni
Ma non mancano i colpi da maestro tipici della scuola del
design italiano, che consistono nella ricerca di soluzioni funzionali e inedite. Tra queste, ad esempio, il marchio
FIAT a listelli
ricavato nel paraurti anteriore che funziona da ulteriore ingresso aria, il
finestrino basso sulla portiera (perfettamente omologabile) che consente la visione di 3/4 inferiore (preziosa nel fuoristrada, perché consente di vedere con più chiarezza gli ostacoli) e diviene anche elemento caratterizzante sul fianco vettura, e infine il portellone posteriore ricavato nel solo
ampio e avvolgente lunotto, a sua volta incorniciato dai fanali che evolvono quelli ovoidali della FIAT Bravo.
Ma in Bertone fanno le cose in grande, e la
FIAT Bravo Enduro, così chiamata in riferimento alla disciplina sportiva, guadagna una sorella più
rude sotto il profilo dell’uso fuoristrada. Questa seconda concept car prende il nome di
FIAT Bravo Enduro Raid Bertone, e ricalca sostanzialmente quanto già fatto, ma con l’aggiunta di cerchi bianchi più specialistici che strizzano l’occhio al mondo
Rally insieme ai fari circolari supplementari anteriori per la visione notturna. Presentate al
Salone dell’Automobile di Torino nel
1996 come vetture non marcianti,
destano molto interesse di pubblico e stampa specializzata. Manca però l’interesse più importante, quello dei piani più alti di FIAT che
non intuiscono le potenzialità fattuali delle due proposte, che avrebbero inserito anzitempo il marchio nel fortunato segmento dei SUV. Si può parlare di vera e propria occasione mancata con la FIAT Bravo Enduro Bertone, un’auto che anticipò la concorrenza europea e poteva segnare un netto vantaggio per la Casa torinese nell’oggi fondamentale segmento di SUV e crossover.
Autore: Federico Signorelli