La gamma
Fiat sul volgere degli
anni Sessanta venne ampliata raggiungendo forse uno dei suoi
momenti di massima offerta. Ciò si rese necessario non solo per via dell’alto gradimento da parte del pubblico (non solo italiano) per vetture che effettivamente rispondevano in modo efficace ad ogni necessità, ma anche perché gli stessi prodotti modificandosi nel tempo per seguire le preferenze del pubblico aprivano
nuove possibilità e nicchie di mercato. Tra queste fa capolino la nostra
Fiat 850 che nasce proprio per riempire uno di questi spazi.
Con l’affermazione della
Fiat 500, la
600 venne spinta verso l’alto attraverso un aumento di cilindrata di 750 cc che ne
comportò il riposizionamento in gamma,
aprendo uno spazio tra lei e le cilindrate 1.100 cc (passate intanto a 1.221 cc); un
vuoto interessante da colmare con una nuova proposta.Dante Giacosa osservando lo sviluppo della gamma italiana e dei mercati esteri era convinto della necessità di proporre una vettura inedita attorno al litro di cilindrata da porre come cerniera ideale tra l’automobile “cittadina” e le berline, dedicandola alle famiglie. La proposta convinse la dirigenza che ne avviò i lavori di progettazione.
Vennero imposte due strategie possibili, identificate nel
“Progetto 119” che derivava meccanicamente dalla 1100 ma con cilindrata ridotta e il
“Progetto 122” che invece evolveva la 600 aumentando la cilindrata dell’instancabile quattro cilindri a 850 cc: l’unico punto comune fra le due proposte era la carrozzeria a quattro porte. Ma
nessuno dei due progetti convinse fino in fondo, portando allo stop della 119 e al passaggio del 122 nelle mani di Simca (ormai slegata da
Fiat ma in ottimi rapporti) che ne deriverà il modello di successo
Simca 1000 nel 1961.
Un nuovo studio: la “100 G”
Nonostante la “falsa partenza” si decise di avviare un nuovo progetto, perché la 600 da sola non poteva soddisfare le nuove esigenze. Aveva bisogno di una “spalla” potremmo dire: difatti il
nuovo progetto chiamato “100 G” venne sviluppato dall’Ingegnere
Oscar Montabone come
evoluzione diretta della stessa 600, condividendone lo schema generale, aumentandone il passo di tre centimetri, la cilindrata a 843 cc ed aggiungendo barre antirollio anteriori e posteriori. Non solo, anche il padiglione venne condiviso e si optò per una configurazione due porte con il fine di
sfruttare al massimo la scocca della 600 cambiandone i lamierati esterni, ridisegnati dal capace
Centro Stile Fiat di
Gian Paolo Boano.
Fin qui tutto sembrava andare perfettamente, se non fosse che durante le prove su strada effettuate a fine 1963 la vettura risultò non più veloce della 600, pur avendo una potenza superiore (32 CV della 600 contro i 40 della 850). La causa di tale débâcle venne trovata nell’aerodinamica: con la forma a due volumi non si poteva ottenere di meglio e, osservando le Abarth che in corsa aprivano il cofano posteriore non per migliorare il raffreddamento (come si pensa spesso) ma per potenziare le prestazioni aerodinamiche, fu deciso di applicare un terzo volume posticcio che diede immediatamente esiti positivi (120 Km/h contro i 110 della 600).
In tempo record con l’abilità di disegnatori e operai venne modificato il disegno ottenendo un risultato estetico apprezzabile.
La nuova arrivata
Presentata al
Salone di Torino del 1964 la
Fiat 850 con la sua forma da “berlinetta” garantiva abbastanza
spazio sia in abitacolo che nel bagagliaio. Venne proposta in due varianti, la
Normale con 40 CV e la
Super da 42 CV (con benzina appunto, Super) ma allo stesso
prezzo equilibrato di 750.000 Lire, quando una 600 ne costava 640.000 e la 1100 D 960.000. Piccola chicca fu l’adozione come optional nel 1966 della frizione automatica che poi determinò una versione propria chiamata
Fiat 850 Idromatic (o Idroconvert), che consentiva di cambiare marcia senza bisogno di agire sul pedale della frizione; il fine era quello di avvicinare nuovi clienti alla guida, ma il prezzo elevato di 850.000 Lire ne limitò la diffusione.
Al contrario ebbe molto successo la più rifinita
Fiat 850 Special lanciata nel 1968 con motore potenziato a 47 CV e 135 Km/h, freni a disco anteriori, fregio lungo la fiancata, nuova griglia anteriore, finiture lungo gocciolatoi, lunotto e parabrezza, e nuovi cerchi ruota con fori per la ventilazione dei freni. In seguito furono molte le
proposte dei Carrozzieri, le elaborazioni di
Abarth, Giannini e le frizzanti
declinazione Coupé e Spider, a dimostrare la validità di un modello
apprezzato trasversalmente che in sette anni di carriera arrivò alla rispettabile cifra di
oltre due milioni di esemplari venduti in tutto il mondo (anche negli USA). Auguri dunque alla piccola 850, ma anche alla sua mamma
Fiat che quest’anno compie 125 anni.
Autore: Federico Signorelli