All’interno della Collezione Bertone, oggi
conservata Stellantis Heritage Hub in via Plava a Torino, si “nascondono” numerose vetture davvero singolari. Modelli
molto diversi tra loro ma spesso uniti da un filo rosso: come quello che unisce
la serie di prototipi di FIAT X1/9 e la misteriosa erede X1/10. Quando la FIAT avviò lo sviluppo delle
sportive 850 Coupé e Spider, derivate dalla celebre utilitaria 850, si trovò ad
affrontare un problema di grande rilevanza, specialmente considerando lo
straordinario successo che i due modelli avevano riscosso in Europa e persino
negli Stati Uniti. Questa specifica nicchia di mercato non poteva
restare scoperta; inoltre, era necessaria una vettura d’ingresso per la gamma sportiva che potesse affiancare le più
prestanti e fortunate FIAT 124 Coupé e Spider.
Nel 1969, la FIAT diede quindi mandato
ai carrozzieri Bertone e Pininfarina di proporre alcune idee da
sviluppare su una meccanica a trazione anteriore derivata dalla 128. La
scelta di affidare il progetto a degli specialisti esterni proseguiva la
tradizione secondo cui la FIAT delegava ai Carrozzieri i progetti più di
nicchia, seguendo l’intero
processo dal foglio bianco fino all’ingegnerizzazione. Alla fine del 1969,
Pininfarina presentò una coupé siglata X1/8 detta “Sport
Giovane” (nome interno in Pininfarina), un progetto che, evolvendosi
successivamente nella X1/20, avrebbe dato infine forma alla Lancia
Beta Montecarlo tracciata da Paolo Martin nel 1975. Ma questa è un’altra
storia.
Bertone, al contrario, propose una
spider di tipo Targa capace di sostituire da sola entrambi
i modelli precedenti: il progetto, denominato X1/9, fu disegnato da Marcello
Gandini e traeva ispirazione dalla concept car Autobianchi Runabout, realizzata dallo stesso stilista proprio in quel 1969. Il
motore, analogamente alla Runabout, era installato in posizione
posteriore-centrale e orientato trasversalmente, seguendo la rivoluzione
architettonica iniziata dalla Lamborghini Miura pochi anni prima.
Interessante ricordare come nel 1971, Giotto Bizzarrini presentò la Bizzarrini
128P, un progetto personale d’auto da competizione per una partecipazione
alla Targa Florio del 1973 che presentava il motore posto in posizione
posteriore centrale della FIAT 128.
La forma giusta
Marcello Gandini delineò una proposta
caratterizzata da volumi e linee estremamente affilate e asciutte, ideali per
una configurazione a due posti. Ma approfondendo la storia, durante le
primissime fasi, Gandini aveva inizialmente ipotizzato un’auto a motore anteriore basata sul pianale e sugli
organi meccanici della FIAT 128. Sebbene questo studio proponesse già le
forme generali della futura X1/9, la linea del cofano risultava troppo alta,
conferendo al veicolo un profilo piuttosto pesante. Non pienamente soddisfatto
del risultato, Gandini si confrontò con Nuccio Bertone, il quale
convenne che sarebbe stato preferibile, sia per ragioni estetiche che tecniche,
posizionare il motore al centro. Oltre al miglioramento del design, Nuccio
Bertone intravide in questa scelta l'opportunità di far evolvere la propria
azienda da carrozzeria a vero e proprio produttore di automobili.
Il giorno in cui la dirigenza FIAT
avrebbe dovuto scegliere tra le varie proposte, inclusa quella del centro stile
interno, Bertone introdusse a loro insaputa la seconda variante a motore
centrale accanto alla prima con motore anteriore. Quando Gianni Agnelli entrò
e la vide, comprese immediatamente che quella era l’auto giusta: un modello da porre in modo quasi a sé stante,
pur essendo idealmente inserito nella gamma 128 come variante scoperta
con cui condivideva la componentistica meccanica.
Una battuta d’arresto. Poi la
ripartenza
Il nuovo modello rischiò tuttavia una
battuta d’arresto,
poiché il lancio della sportivissima Autobianchi A112 Abarth e
della 128 Sport (la variante Coupé) aveva sollevato il dubbio che
una vettura così particolare potesse non incontrare il gusto del pubblico,
allora orientato verso auto sportive ma più sfruttabili. In effetti il progetto
fu sospeso e accantonato per un breve periodo, finché non
venne ripescato dallo stesso Agnelli, anche su pressione di Bertone, convinto
che la vettura rappresentasse un eccellente biglietto da visita per le capacità
tecnologiche della FIAT. Il primo passo per la progettazione congiunta tra
Bertone e FIAT fu lo sviluppo di un telaio estremamente robusto, in
vista dei futuri regolamenti sulla sicurezza stradale nel fondamentale
mercato statunitense. Per questa ragione vennero adottati due longheroni molto
resistenti che correvano lungo l’intera
vettura. Sempre con lo sguardo rivolto agli USA e ai possibili severi requisiti
per i sistemi di protezione, si decise che la nuova due posti sarebbe stata una
semi-convertibile, dotata di un anello antirollio fisso come
parte integrante del design e della struttura portante.
Presentata alla stampa nel novembre
del 1972 nella cornice ideale del Circuito delle Madonie, lo storico
tracciato della Targa Florio scelto probabilmente per richiamare la
tipologia di carrozzeria, la nuovissima FIAT battezzata ufficialmente con il
suo codice di progetto X1/9 ebbe un debutto sensazionale.
Una X1/9 a “Passo Lungo”
Con la sua affilata forma a cuneo
e la coda tronca, la X1/9 fu senza dubbio la piccola sportiva più avanzata
degli anni Settanta. La produzione vide numerosi aggiornamenti estetici e
meccanici, passando dal motore 1.3 litri da 78 CV al più potente 1.5 litri
da 85 CV con cambio a cinque marce, introdotto con la versione Five Speed del 1978 che segnò anche il primo restyling. Nel 1982 la
vettura cambiò ufficialmente nome in Bertone X1/9. Il modello conquistò circa
174.000 appassionati durante i suoi 17 anni di carriera, caratterizzati
da un'infinita sequenza di serie speciali e con il 60% della produzione
assorbito dal mercato americano a partire dal 1979.
Nella Collezione Bertone sono
oggi conservati cinque esemplari di X1/9, di cui due rappresentano le
evoluzioni di serie e tre sono modelli sperimentali molto speciali. La Passo
Lungo del 1981 fu un esperimento condotto internamente da Bertone per
aumentare l’abitabilità,
allungando il passo di 18 cm e la larghezza di 5 cm rispetto alla Five Speed
(che funse da base), aggiungendo uno strapuntino posteriore per un bambino e
due finestrini fissi.
Dalla Superlight ASV alla Spider USA.
Passando per la X1/10
Un altro prototipo rilevante è la Superlight ASV
(Aluminum Structured Vehicle)
del 1985, con carrozzeria interamente in alluminio: realizzata in
collaborazione con la canadese Alcan Aluminium,
mirava a ridurre il peso di un terzo mantenendo invariata la sicurezza, ma
nonostante la tecnologia innovativa ne vennero realizzati solo cinque
esemplari, dei quali uno solo sopravvissuto.
Molto affascinante è anche la Spider USA del 1986, prototipo per il mercato statunitense che
sostituiva il tettuccio rigido con una capote in tela asportabile, e qui
caratterizzato da una raffinata verniciatura bicolore che ne slanciava
ulteriormente la linea. Infine, nel 1981, Bertone incaricò Marcello Gandini di
studiare un profondo restyling del modello; pur mantenendo l’impostazione a due posti con tetto Targa, la vettura
denominata oggi Bertone X1/10 presentava linee rimodernate secondo le
elaborazioni stilistiche già esplorate nei progetti Ferrari 308 GT4 Rainbow
e Volvo 343
Tundra (entrambe
sempre di Gandini). Quest'ultima evoluzione è rimasta allo stato di modello in
gesso, ancora oggi conservato nella sua livrea verde originale.