Con il debutto della
BYD Dolphin Surf nel 2025, il
costruttore cinese ha lanciato un chiaro segnale di sfida al mercato
automobilistico europeo, posizionando un veicolo sotto i 4 metri di lunghezza
proprio nel segmento in cui la domanda di vetture cittadine e compatte rimane
tradizionalmente elevata, offrendo il primo prezzo della sua gamma, proprio con
un’elettrica.
Lunga 3,99 metri e con un peso inferiore ai 1.400 kg nella
variante con pacco batteria maggiore, questa vettura si colloca a metà strada
tra i segmenti A e B, proponendo un linguaggio stilistico che può piacere o no,
ma rimane riconoscibile e diverso da buona parte della massa del mercato.
Sviluppata con l'ambizione di rappresentare la prima automobile a trazione
elettrica per un'ampia platea di utenti, la vettura unisce una solida
piattaforma ingegneristica a una strategia commerciale estremamente aggressiva.
Il listino prezzi: un attacco al mercato
La struttura economica della BYD Dolphin Surf costituisce
uno dei suoi principali argomenti di vendita, inserendosi direttamente nella
fascia più accessibile del mercato delle auto elettriche. Il listino al
pubblico è articolato su tre allestimenti ben differenziati:
- Dolphin Surf Active (30 kWh): 19.790 euro
- Dolphin Surf Boost (43,2 kWh): 23.290 euro
- Dolphin Surf Comfort (43,2 kWh): 26.290 euro
La casa madre offre una garanzia di 6 anni o
150.000 km e propone formule di finanziamento o leasing per privati sviluppate
in collaborazione con CA Auto Bank, con rate che partono da circa 130 euro al
mese, ma anche meno in base alle promo proposte.
La dotazione di serie appare ricca fin dalla versione
d'accesso Active, che include di fabbrica il quadro strumenti digitale,
il Cruise Control Adattivo, i gruppi ottici anteriori e posteriori full LED, e
il sistema di infotainment con schermo girevole da 10,1 pollici compatibile con
Apple CarPlay e Android Auto. Il livello Boost integra i cerchi in lega
da 16 pollici (che sostituiscono le ruote in lamiera da 15 pollici con
copricerchi della versione base), il sedile di guida a regolazione elettrica,
il sensore di rilevamento della stanchezza del conducente e i cristalli posteriori
oscurati. Al vertice della gamma, l'allestimento Comfort aggiunge la
piastra di ricarica wireless per lo smartphone, i sedili riscaldabili,
l'impianto audio Premium, i fari ad attivazione automatica, la chiave digitale
con tecnologia NFC e il sistema di telecamere a 360 gradi con sensori di
parcheggio perimetrali.
Esterni e interni: linee audaci e razionalità nell'abitacolo
Come abbiamo già accennato, sotto il profilo estetico, la
BYD Dolphin Surf – nota in altri mercati internazionali con le denominazioni
Seagull o Dolphin Mini – adotta soluzioni di design coraggiose. Il frontale si
distingue per i fari a LED dal taglio affilato che mi ricordano un po' quelli di una "lambo", mentre la fiancata mette in
luce un'altezza generosa di 1,56 metri a fronte di un passo di 2,50 metri, con
profonde nervature oblique sulle portiere e una linea di cintura dei finestrini
pesantemente ascendente verso la parte posteriore. La coda per me la vista più
azzeccata del modello, dal disegno tronco, ospita fari a sviluppo orizzontale e
uno spoiler di dimensioni generose, mentre si nota l'assenza del tergilunotto.
Il vano bagagli, pur non sviluppandosi molto in lunghezza, sfrutta bene
l'altezza e offre una capacità minima di 308 litri con forme regolari. Considerate,
però, che il fondo è sempre in buona parte occupato dalla presenza dei case
per contenere i cavi di ricarica.
L'abitacolo della Dolphin Surf restituisce una percezione di
robustezza e qualità costruttiva superiore rispetto alla media delle vetture
elettriche low cost. Sebbene i materiali della plancia siano costituiti
prevalentemente da plastiche rigide e dall'aspetto lucido, gli assemblaggi si
rivelano precisi e privi di scricchiolii strutturali, con ampie porzioni
rivestite in gradevole tessuto tecnico. L'allestimento Comfort della nostra
prova dispone di sedili in pelle vegana dalla morbida imbottitura.
Il centro
tecnologico dell'auto è rappresentato dal display dell'infotainment da 10,1
pollici in grado di ruotare elettricamente in posizione orizzontale o verticale.
Una rotazione scenografica che, però, non è possibile quando usate Car Play o
Android Auto (il sistema operativo è basato su Android), disponibili solo in
formato orizzontale. Questi ultimi sono veloci e puntuali, come il resto delle
funzioni presenti sull’auto, però mi sono trovato spesso a dover riconfigurare
il telefono perché leggesse Car Play wireless in maniera veloce.
L'ergonomia dei comandi mostra un limite, dovuto a una
scelta che sinceramente non capisco: la scelta di accentrare quasi tutte le
funzioni all'interno dello schermo rende complesso l’utilizzo del
climatizzatore, che oltretutto nel nostro esemplare è un clima manuale
digitalizzato. Nel momento in cui digitalizzi questo comando, poter impostare
la temperatura è fondamentale per un buon funzionamento di raffrescamento o
riscaldamento dell’abitacolo.
Anche il selettore
della trasmissione è miniaturizzato e presenta il tasto della modalità
"P" collocato lateralmente in una posizione poco visibile. Lo spazio
a bordo è invece generoso sia per i passeggeri anteriori sia per quelli
posteriori, la visibilità anteriore stradale risulta ottimale per via di
montanti laterali relativamente sottili, ma sorprende anche quella posteriore,
nonostante il piccolissimo lunotto.
Sensazioni di guida: una citycar che spinge tanto (forse troppo?)
Sviluppata sulla e-Platform 3.0, la Dolphin Surf adotta lo
schema meccanico dei modelli di segmento superiore della casa madre, integrando
la batteria brevettata "Blade" con chimica LFP (litio-ferro-fosfato,
intrinsecamente più sicura e leggera) e un modulo propulsivo che accorpa 8
componenti in un unico blocco. Per rispondere alle aspettative dei conducenti
europei in BYD hanno dichiarato che i tecnici hanno modificato profondamente la
taratura delle sospensioni e la servoassistenza dello sterzo, conferendo alla
vettura una risposta decisamente più solida e composta rispetto ai modelli
precedenti.
Su strada, la versione Comfort da 156 CV e batteria da 43,2
kWh sfoggia una notevole vivacità dinamica, coprendo lo scatto da 0 a 100 km/h
in 9,1 secondi (le versioni Active e Boost da 88 CV richiedono rispettivamente
11,1 e 12,1 secondi), mentre la velocità massima è limitata elettronicamente a
150 km/h per tutte le motorizzazioni.
La spinta del nostro esemplare, infatti, non è mai mancata,
anzi a volte è stata quasi esagerata per il supporto che poi la vettura riesce
a dare con gli altri comandi. Lo sterzo offre una risposta lineare, ma soffre di
qualche vuoto al centro. Giustamente si mantiene leggero e filtrato per
agevolare le manovre cittadine, ma dopo pochi chilometri ho scelto di
impostarlo nella modalità Sport, per dargli un filo di peso e un po’ più di
consistenza. Gusti personali.
L'assetto, invece, soddisfa. Questa configurazione limita il
rollio in curva senza risultare eccessivamente rigido, copiando con buona
precisione le sconnessioni stradali e gli avvallamenti più marcati anche grazie
a pneumatici dalla spalla generosa. Esteticamente mi sarebbe piaciuto vedere un
cerchio da 18 o addirittura 19 (come per la Aygo X Hybrid) per una resa ancora
più scenografica.
Tornando al motore elettrico, questo garantisce una spinta
fluida e immediata, tanto che l'abbondante coppia motrice applicata all'asse
anteriore può innescare leggeri pattinamenti delle ruote prima dell'intervento
del controllo di trazione.
Di contro, la risposta del pedale del freno presenta una
corsa lunga e una consistenza leggermente spugnosa, mentre la decelerazione
offerta dalla frenata rigenerativa non è abbastanza intensa da consentire la
guida in modalità "One Pedal". Non smetterò mai di dire che è fondamentale proporre questa tipologia di guida per garantire un feeling alla guida che realmente si discosta dall'auto tradizionale, portando dei benefici nel comfort della guida cittadina.
L'agilità nei contesti urbani è molto buona, supportata da un
raggio di sterzata contenuto in 4,7 metri che facilita lo svincolamento nel
traffico denso. L'insonorizzazione dell'abitacolo risulta ben eseguita,
isolando efficacemente i passeggeri dai rumori ambientali esterni. Sotto il
profilo dell'efficienza, i nostri rilevamenti indicano un consumo medio di
poco inferiore ai 14 kWh/100 km, un dato che permette di ipotizzare un'autonomia reale effettiva di 310 km, pari al dato omologato nel ciclo
misto WLTP di 310 km (che sale a 460 km nel ciclo esclusivamente urbano). Attenzione che in autostrada si scende di qualche decina di chilometri, ma come riferimento possiamo tenere il fatto che un viaggio Torino-Milano (poco meno di 150 km) si percorre senza ansie di dover trovare una colonnina al più presto una volta arrivati.
Pro e contro della BYD Dolphin Surf
Pro
- Rapporto
qualità-prezzo e dotazione: Offre un pacchetto tecnologico e di
sicurezza di serie (Cruise Control Adattivo, fari Full LED, schermo
rotante) di livello superiore rispetto alla concorrenza diretta della
stessa fascia di prezzo.
- Assetto
e agilità stradale: La taratura delle sospensioni specifica per
l'Europa limita il rollio e rende la vettura composta, stazionaria e facile
da manovrare grazie a un raggio di sterzata di soli 4,7 metri.
- Solidità
costruttiva: Nonostante l'utilizzo esteso di plastiche rigide
all'interno, la precisione degli assemblaggi e l'assenza di scricchiolii
strutturali conferiscono all'auto una sensazione di grande robustezza e
sostanza.
Contro
- Ergonomia
dei comandi digitali: La scelta di concentrare la quasi totalità delle
regolazioni (inclusi climatizzatore e livelli di rigenerazione) sul
display da 10,1 pollici risulta poco intuitiva.
- Modulabilità
del freno e rigenerazione blanda: Il pedale del freno mostra una corsa
eccessivamente lunga e una risposta spugnosa, mentre la frenata elettrica
limitata non consente l'arresto completo della vettura senza premere il
freno.
- Velocità
di ricarica in corrente continua (DC): Con una potenza di picco di 65
kW per la versione base e di 85 kW per le varianti superiori, i tempi di
rifornimento rapido dell'energia rimangono superiori rispetto agli
standard più moderni.