Il debutto della nuova OSCA MT8 al Salone Auto Torino 2026
riaccende i riflettori sullo storico marchio fondato nel 1947 dai fratelli
Maserati, oggi rilanciato sotto l'egida del Gruppo DR. L'imponente SUV-coupé da
4,87 metri nasce sulla base industriale della cinese Changan UNI-K, dando vita
a un'operazione che divide la critica tra il valore reale dell'apporto
ingegneristico italiano e i dubbi legati al riposizionamento di prezzo.
Cosa c'è di buono: l'eccellenza della filiera italiana
Se la struttura portante è condivisa con il modello
asiatico, il lavoro di personalizzazione, sviluppo ed elettronica svolto nel
nostro Paese apporta un contributo concreto in termini di qualità e dinamica di
guida:
Design e finiture curati da Italdesign: Lo stile
esterno prende le distanze dalla matrice originale grazie all'ampia griglia
anteriore ad effetto tridimensionale di chiara ispirazione Maserati, ai
passaruota in tinta con la carrozzeria, alle maniglie a filo e allo spoiler
posteriore. L'abitacolo si distingue per l'impiego di pellami pregiati e
Alcantara.
Infotainment sviluppato da ART: Il sistema
multimediale di bordo è firmato dall'azienda umbra ART — già fornitrice di
supercar come Lamborghini — e si articola su una plancia con doppio schermo
posizionato su differenti livelli visivi.
Leggero affinamento dinamico: Il motore 2.0 TGDI e il
pianale beneficiano di una taratura specifica delle sospensioni curata
dall'ingegneria italiana e dell'integrazione di un sistema di trazione
integrale predittiva, capace di ripartire la coppia prima che si verifichino
perdite di aderenza.ù
Cosa non va: l'ossatura di serie e la forbice di prezzo
A fronte delle migliorie introdotte dai partner nazionali,
l'architettura complessiva e le scelte commerciali mettono in luce diverse
criticità:
Un salto di prezzo difficile da giustificare: In Cina
la Changan UNI-K viene commercializzata a partire da circa 20.000 euro, mentre
l'OSCA MT8 debutta in Europa a una cifra vicina ai 69.000-70.000 euro. Un
incremento di circa 50.000 euro che, pur considerando omologazioni, dazi e
componentistica dedicata, appare sproporzionato rispetto alle modifiche
effettuate.
Base meccanica da grande serie: Pianale, struttura
monococca e blocco motore rimangono quelli della vettura originale, confermando
l'impostazione di un veicolo di produzione di massa nato per i volumi del
mercato asiatico.
Dissonanza con la storia del marchio: Il badge
O.S.C.A., legato nella memoria collettiva alle vetture da corsa leggere ed
essenziali degli anni Cinquanta e Sessanta, viene qua applicato a un crossover
da quasi due tonnellate, rischiando di ridurre una gloriosa eredità sportiva a
una mera operazione di marketing.
L'OSCA MT8 mostra così le due facce dell'automotive moderno:
da un lato la capacità delle eccellenze italiane di elevare il livello
tecnologico e la resa estetica di un prodotto industriale estero; dall'altro
una politica dei listini che sfrutta il fascino dei marchi storici per
riproporre modelli di massa a prezzi da segmento premium.