Xiaomi "invade" l'Europa due anni prima del previsto: le elettriche cinesi sono già best-seller (non ufficiali) anche in Italia

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06 febbraio 2026, 14.52
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Mentre il debutto formale è fissato per il 2027, migliaia di vetture del colosso tecnologico circolano già nel Vecchio Continente. Un boom spinto dai canali d'importazione parallela che vede il marchio primeggiare in Germania, Spagna e Italia, nonostante prezzi raddoppiati e assenza di garanzia ufficiale.
Secondo la roadmap ufficiale di Pechino, le auto a marchio Xiaomi non dovrebbero toccare il suolo europeo prima del 2027. Eppure, basta osservare con attenzione le strade di Milano, Monaco o Madrid per imbattersi in una realtà che anticipa i piani industriali: la berlina SU7 e il SUV YU7 sono già qui. E non si tratta di pochi esemplari isolati, ma di un flusso costante che ha reso Xiaomi, paradossalmente, un "leader di vendite" nel mercato delle importazioni parallele.

I numeri del fenomeno

A scattare la fotografia di questa anomalia di mercato è China EV Marketplace (CEVM), una delle principali piattaforme commerciali specializzate nell'export di veicoli dalla Cina verso il resto del mondo. I dati del 2025 sono inequivocabili: la piattaforma ha registrato una crescita del 224%, consegnando oltre 11.000 unità.
All'interno di questo volume, Xiaomi si è imposta come il marchio più richiesto in assoluto dagli acquirenti europei. Secondo il report, la casa tecnologica domina le preferenze in mercati chiave come Germania, Paesi Bassi, Spagna e Italia, oltre ad altri dodici Paesi dell'Unione. Sebbene non vi siano cifre ufficiali della casa madre (che non riconosce queste vendite), le stime parlano di oltre 3.200 vetture Xiaomi già targate e circolanti sulle strade europee.

Il mix di vendita: vince la berlina

Le preferenze degli importatori privati riflettono il successo domestico cinese. Il 70% degli ordini riguarda la berlina SU7, con una nicchia di appassionati (il 10% del totale SU7) che ha optato per la versione ad alte prestazioni SU7 Ultra. Il restante 30% è coperto dal più recente SUV YU7.

Il prezzo della fretta: da 30.000 a 70.000 euro

Ma quanto costa anticipare il futuro? Il desiderio di possedere un'auto Xiaomi prima del lancio ufficiale comporta un esborso economico ingente e una serie di rischi calcolati. Se sul listino cinese una SU7 base si aggira attorno all'equivalente di 30.000 euro, portarla in Europa attraverso canali come CEVM fa lievitare il prezzo finale in modo vertiginoso.
Tra i costi da sostenere figurano:
  • Trasporto marittimo: circa 6.000 euro.
  • Dazi e sdoganamento: oltre al dazio base del 10%, bisogna considerare le complesse variabili tariffarie attuali tra UE e Cina.
  • Burocrazia: spese di gestione, adattatori di ricarica (lo standard cinese GB/T è diverso dal CCS2 europeo) e, soprattutto, l'omologazione individuale per ottenere le targhe nazionali.
  • IVA: da versare al momento dell'ingresso nel Paese di destinazione.
Il risultato è un conto finale che tocca facilmente i 70.000 euro. Una cifra che l'acquirente paga accettando compromessi notevoli: l'assenza della garanzia ufficiale del costruttore (sostituita talvolta da polizze offerte dall'importatore) e limitazioni software, dato che l'infotainment nasce per l'ecosistema digitale cinese.

Uno scenario globale

Il fenomeno dell'importazione parallela non riguarda solo l'Europa o Xiaomi. I dati di CEVM mostrano una geografia dell'auto cinese che si espande a macchia d'olio: in Medio Oriente il marchio più importato è Maextro (il brand premium dell'ecosistema Huawei), mentre in Sud America è Chery a dominare i flussi non ufficiali.
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