Tre auto scomparse che oggi vorremmo tutti rivedere: perché Brera, RCZ e Punto ci mancano così tanto

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di Simone Bocca
13 aprile 2026, 12.30
Render di una nuova possibile versione della Alfa Romeo Brera
C'è un filo sottile che collega tre auto apparentemente molto diverse tra loro: l'Alfa Romeo Brera, la Peugeot RCZ e la FIAT Punto. Non sono auto dello stesso segmento, non hanno lo stesso carattere e non si rivolgono allo stesso tipo di guidatore. Eppure, tutte e tre condividono qualcosa di prezioso e sempre più raro nel mercato di oggi: un'identità precisa, riconoscibile, difficile da dimenticare. E tutte e tre sono sparite, lasciando un vuoto che SUV e crossover non hanno colmato del tutto.
Nel 2026, con il mercato dell'auto in piena ridefinizione e i costruttori che cominciano a fare i conti con i limiti della monocultura dei SUV, vale la pena chiedersi: e se fosse il momento giusto per farle tornare?

Alfa Romeo Brera: la coupé che non avrebbe mai dovuto finire

Prodotta dal 2005 al 2010 nello storico stabilimento Pininfarina di San Giorgio Canavese, la Brera è ancora oggi considerata da molti una delle Alfa Romeo più riuscite di sempre. Disegnata da Giorgetto Giugiaro a partire dal concept presentato al Salone di Ginevra del 2002, aveva tutto: un muso lungo, proporzioni da gran turismo, il 3.2 V6 da 260 CV (o il mitico 1.750 turbobenzina), la trazione integrale, e quel carattere inequivocabilmente italiano che le valse persino il riconoscimento di Top Gear come unica tra tre coupé meritevole di esposizione alla Scottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo.
Poi è finita, senza un erede. E il segmento delle coupé di fascia medio-alta ha perso uno dei suoi interpreti più belli. I render che circolano sul web mostrano una fastback di segmento C, sportiva e aerodinamica, potenzialmente basata sulla piattaforma STLA Medium.
Il retro del render della nuova Alfa Romeo Brera
Immagine generata con Ai
Il mercato di riferimento esiste: chi vuole un'Alfa Romeo sportiva e non vuole un SUV oggi non ha alternative reali. La nuova Giulia è una berlina di segmento D, la Junior è un crossover compatto. Una coupé di segmento C con quel nome e quel DNA sarebbe qualcosa di unico. E nel 2026, l'unicità vale oro.

Peugeot RCZ: la francese con le gobbe che tutti hanno amato

Render di una possibile nuova versione della Peugeot RCZ
Immagine generata con AI
La RCZ è stato uno di quei modelli che nessuno si aspettava e che ha conquistato tutti alla prima occhiata. Presentata al Salone di Francoforte nel 2009, la coupé francese aveva una carta vincente assoluta: il tetto a doppia bombatura, un dettaglio stilistico audace e originalissimo che la rendeva inconfondibile anche a distanza di cento metri. Prodotta fino al 2015, ha venduto oltre 47.000 esemplari in Europa, con la versione R da 270 CV che è diventata quasi immediatamente un oggetto di culto (guardate quanto costa oggi nel mercato dell'usato).
Poi Peugeot ha deciso di non sostituirla. Una scelta che, guardando al mercato di allora, aveva una sua logica: il segmento delle coupé compatte stava soffrendo, e i SUV prendevano il sopravvento. Oggi quella logica sembra meno solida.
Il marchio francese ha ridefinito negli ultimi anni la propria identità attorno al concetto di design premium accessibile, lo si vede nella 308, nella 408, nella nuova 3008. In questo contesto, una RCZ moderna sarebbe la sintesi perfetta di quella filosofia: sportività accessibile, design senza compromessi, tecnologia plug-in per rispettare le normative. I render circolati negli ultimi mesi la immaginano con le stesse proporzioni dell'originale ma con i tratti del design attuale di Peugeot. Una visione che funziona.
Il retro del render della nuova Peugeot RCZ
Immagine generata con AI

FIAT Punto: l'utilitaria italiana che manca davvero

Render di una possibile nuova versione della FIAT Punto
Immagine generata con AI
La Punto è una storia diversa. Non è una sportiva, non è una coupé, è semplicemente l'auto che per decenni ha rappresentato la mobilità quotidiana di milioni di italiani e di europei. Nove milioni di esemplari prodotti dal 1993 al 2018, tre generazioni, un nome che nell'immaginario collettivo è diventato sinonimo di "auto normale" nel senso migliore del termine.
Da quando è uscita di produzione, FIAT non ha avuto un'erede diretta nel segmento B. La Grande Panda ha riempito parzialmente quel vuoto, ma con una filosofia e un posizionamento diversi. Il segmento delle compatte economiche italiane è rimasto sostanzialmente scoperto, proprio mentre i marchi cinesi avanzano a prezzi sempre più aggressivi.
Ora, per la prima volta in modo concreto, il ritorno della Punto sembra qualcosa di più di un sogno. Con il nuovo piano industriale di Stellantis in corso di definizione, si parla con insistenza di due nuovi modelli di volume destinati allo stabilimento di Pomigliano d'Arco a partire dal 2028, basati sulla piattaforma Smart Car (la stessa di Citroën C3 e Grande Panda). Uno di questi potrebbe essere proprio una nuova Punto, con motorizzazioni mild-hybrid e una versione elettrica, a un prezzo di partenza ipotizzato intorno ai 16-18.000 euro.
Sarebbe la risposta giusta al momento giusto: accessibile, italiana, riconoscibile. Tre qualità che valgono ancora moltissimo.

Un mercato che ha dimenticato le auto con carattere

Il denominatore comune di queste tre storie è uno solo: il mercato ha inseguito i SUV per così a lungo da dimenticare che esisteva anche un altro modo di fare auto. Auto con una forma precisa, un carattere definito, un'identità forte. Auto che la gente ricordava e a cui era affezionata.
Nel 2026, mentre i costruttori europei cercano di differenziarsi da un'offerta cinese sempre più competitiva sui modelli "normalizzati", la strada della nostalgia intelligente, reinterpretare ciò che ha funzionato con tecnologia moderna, sembra una delle più percorribili. La Brera, la RCZ e la Punto non erano auto perfette. Ma erano auto che le persone amavano.
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