C'è un filo sottile che collega tre auto apparentemente
molto diverse tra loro: l'Alfa Romeo Brera, la Peugeot RCZ e la FIAT Punto. Non sono auto dello stesso segmento, non hanno lo stesso carattere e
non si rivolgono allo stesso tipo di guidatore. Eppure, tutte e tre condividono
qualcosa di prezioso e sempre più raro nel mercato di oggi: un'identità
precisa, riconoscibile, difficile da dimenticare. E tutte e tre sono sparite,
lasciando un vuoto che SUV e crossover non hanno colmato del tutto.
Nel 2026, con il mercato dell'auto in piena ridefinizione e
i costruttori che cominciano a fare i conti con i limiti della monocultura dei
SUV, vale la pena chiedersi: e se fosse il momento giusto per farle tornare?
Alfa Romeo Brera: la coupé che non avrebbe mai dovuto finire
Prodotta dal 2005 al 2010 nello storico stabilimento
Pininfarina di San Giorgio Canavese, la Brera è ancora oggi considerata da
molti una delle Alfa Romeo più riuscite di sempre. Disegnata da Giorgetto
Giugiaro a partire dal concept presentato al Salone di Ginevra del 2002, aveva
tutto: un muso lungo, proporzioni da gran turismo, il 3.2 V6 da 260 CV (o il mitico 1.750 turbobenzina), la trazione integrale, e quel carattere inequivocabilmente italiano che le valse
persino il riconoscimento di Top Gear come unica tra tre coupé meritevole di esposizione
alla Scottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo.
Poi è finita, senza un erede. E il segmento delle coupé di
fascia medio-alta ha perso uno dei suoi interpreti più belli. I render che circolano
sul web mostrano una fastback di segmento C, sportiva e aerodinamica,
potenzialmente basata sulla piattaforma STLA Medium.
Il mercato di riferimento esiste: chi vuole un'Alfa Romeo
sportiva e non vuole un SUV oggi non ha alternative reali. La nuova Giulia è
una berlina di segmento D, la Junior è un crossover compatto. Una coupé di
segmento C con quel nome e quel DNA sarebbe qualcosa di unico. E nel 2026,
l'unicità vale oro.
Peugeot RCZ: la francese con le gobbe che tutti hanno amato
La RCZ è stato uno di quei modelli che nessuno si aspettava
e che ha conquistato tutti alla prima occhiata. Presentata al Salone di
Francoforte nel 2009, la coupé francese aveva una carta vincente assoluta: il
tetto a doppia bombatura, un dettaglio stilistico audace e originalissimo che
la rendeva inconfondibile anche a distanza di cento metri. Prodotta fino al
2015, ha venduto oltre 47.000 esemplari in Europa, con la versione R da 270
CV che è diventata quasi immediatamente un oggetto di culto (guardate quanto costa oggi nel mercato dell'usato).
Poi Peugeot ha deciso di non sostituirla. Una scelta che,
guardando al mercato di allora, aveva una sua logica: il segmento delle coupé
compatte stava soffrendo, e i SUV prendevano il sopravvento. Oggi quella
logica sembra meno solida.
Il marchio francese ha ridefinito negli ultimi anni la
propria identità attorno al concetto di design premium accessibile, lo si vede
nella 308, nella 408, nella nuova 3008. In questo contesto, una RCZ moderna
sarebbe la sintesi perfetta di quella filosofia: sportività accessibile, design
senza compromessi, tecnologia plug-in per rispettare le normative. I render
circolati negli ultimi mesi la immaginano con le stesse proporzioni
dell'originale ma con i tratti del design attuale di Peugeot. Una visione che
funziona.
FIAT Punto: l'utilitaria italiana che manca davvero
La Punto è una storia diversa. Non è una sportiva, non è una
coupé, è semplicemente l'auto che per decenni ha rappresentato la mobilità
quotidiana di milioni di italiani e di europei. Nove milioni di esemplari
prodotti dal 1993 al 2018, tre generazioni, un nome che nell'immaginario
collettivo è diventato sinonimo di "auto normale" nel senso migliore
del termine.
Da quando è uscita di produzione, FIAT non ha avuto un'erede
diretta nel segmento B. La Grande Panda ha riempito parzialmente quel vuoto, ma
con una filosofia e un posizionamento diversi. Il segmento delle
compatte economiche italiane è rimasto sostanzialmente scoperto, proprio mentre
i marchi cinesi avanzano a prezzi sempre più aggressivi.
Ora, per la prima volta in modo concreto, il ritorno della
Punto sembra qualcosa di più di un sogno. Con il nuovo piano industriale di
Stellantis in corso di definizione, si parla con insistenza di due nuovi
modelli di volume destinati allo stabilimento di Pomigliano d'Arco a partire
dal 2028, basati sulla piattaforma Smart Car (la stessa di Citroën C3 e Grande Panda). Uno di questi potrebbe essere proprio una nuova Punto, con
motorizzazioni mild-hybrid e una versione elettrica, a un prezzo di partenza
ipotizzato intorno ai 16-18.000 euro.
Sarebbe la risposta giusta al momento giusto: accessibile,
italiana, riconoscibile. Tre qualità che valgono ancora moltissimo.
Un mercato che ha dimenticato le auto con carattere
Il denominatore comune di queste tre storie è uno solo: il
mercato ha inseguito i SUV per così a lungo da dimenticare che esisteva anche
un altro modo di fare auto. Auto con una forma precisa, un carattere definito,
un'identità forte. Auto che la gente ricordava e a cui era affezionata.
Nel 2026, mentre i costruttori europei cercano di
differenziarsi da un'offerta cinese sempre più competitiva sui modelli
"normalizzati", la strada della nostalgia intelligente, reinterpretare
ciò che ha funzionato con tecnologia moderna, sembra una delle più
percorribili. La Brera, la RCZ e la Punto non erano auto perfette. Ma erano
auto che le persone amavano.