L'amministratore delegato di Stellantis, in audizione in
Parlamento, ha delineato la strategia industriale del Gruppo: confermati gli
investimenti in Italia, con un focus sui poli di Cassino, Termoli e Atessa.
Resta il nodo della competitività legato ai costi energetici. Un rinnovato impegno per gli stabilimenti italiani,
un'inversione di rotta sul fronte della qualità e un allarme chiaro sui divari
strutturali del sistema Paese. È quanto emerso dall'audizione in Parlamento di
Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, che ha illustrato i
prossimi passi del colosso automobilistico.
L'intervento si è aperto con un omaggio a Sergio Marchionne,
nel giorno in cui avrebbe compiuto 74 anni, per poi focalizzarsi sui risultati
del primo anno del nuovo management. «Abbiamo invertito la rotta», ha spiegato
Filosa, sottolineando il passaggio da una logica di efficienza "a tutti i
costi" a una rinnovata attenzione per la qualità del prodotto e per le
risorse umane, confermata dall'assunzione di migliaia di ingegneri su scala
globale.
Riorganizzazione globale e centralità di Mirafiori
La nuova architettura di Stellantis si basa su cinque
macro-regioni (Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa,
Asia Pacifico), concepite per rispondere in modo mirato alle diverse esigenze
produttive e di mercato.
In questo assetto internazionale, l'Italia mantiene un ruolo
strategico di primo piano: lo stabilimento di Mirafiori è stato designato come
quartier generale europeo, sotto la direzione di Emanuele Cappellano. «In
Italia continueremo ad investire in modo significativo», ha rassicurato
l'amministratore delegato, confermando il rispetto degli impegni presi con il
"Piano Italia" presentato lo scorso anno.
Il futuro dei poli produttivi italiani
L'audizione ha permesso di fare chiarezza sulle prospettive
industriali dei principali impianti della penisola, smentendo le speculazioni
su possibili dismissioni e confermando l'allocazione di nuovi modelli:
- Polo
di Cassino: L'impianto laziale non è in vendita e rimarrà il fulcro
della strategia del Tridente, pur essendo in corso valutazioni per
partnership tecnologiche. Oltre al rinnovamento di Giulia e Stelvio e alle
serie speciali per questi due modelli, dal 2027 le linee
accoglieranno la nuova Maserati Grecale. A destare maggiore interesse è
stato l'annuncio della produzione di due nuove ammiraglie Maserati, i cui
nomi si ricollegano a vere e proprie icone del passato automobilistico
italiano: Biturbo, Quattroporte e Levante.
- Polo
di Termoli: Lo stabilimento molisano consoliderà la sua vocazione
meccanica. Entro il 2027, la produzione dei cambi elettrificati eDCT
supererà il milione e mezzo di unità annue per supportare la transizione
ibrida. Parallelamente, continuerà l'assemblaggio dei propulsori termici
Gse, destinati a vetture cruciali per i volumi di vendita come FIAT
Pandina e 500.
- Polo
di Atessa: Per il sito abruzzese è previsto un impegno che va oltre il
piano iniziale. Nei prossimi cinque anni, Stellantis investirà oltre un
miliardo di euro per portare ad Atessa la nuova generazione di veicoli
commerciali di grandi dimensioni.
Strategia dei marchi e posizionamento
A livello globale, FIAT, Jeep e Peugeot fungeranno da traino
per l'innovazione tecnologica. Marchi storici come Alfa Romeo e Lancia verranno
valorizzati tenendo conto delle specificità dei singoli mercati regionali,
mentre Maserati manterrà saldamente il suo ruolo di "icona italiana di
stile ed eleganza" a livello mondiale.
L'allarme competitività: energia e lavoro
Se il piano industriale traccia una linea di sviluppo,
Filosa non ha esitato a evidenziare le gravi criticità sistemiche che
minacciano la competitività dell'industria italiana.
Il primo nodo riguarda i costi energetici. Nel primo
trimestre dell'anno, Stellantis ha sostenuto in Italia un costo medio
dell'energia elettrica pari a 205 euro al megawatt/ora. Nello stesso periodo,
in nazioni dirette concorrenti come Spagna e Francia, il costo è stato
rispettivamente di 90 e 100 euro. Pur apprezzando le misure di contenimento
varate dal Governo, l'azienda ritiene la situazione non sostenibile,
richiedendo risposte "straordinarie ed urgenti" per tutelare l'intera
filiera della componentistica.
Infine, sul fronte del costo del lavoro, i vertici di
Stellantis hanno auspicato l'introduzione di meccanismi di flessibilità
analoghi a quelli già adottati in Spagna, ritenuti indispensabili per allineare
le dinamiche operative italiane alle sfide dell'industria automobilistica
contemporanea.