Svelato il piano Stellantis: a Cassino nuovi modelli, tra Giulia, Stelvio e ammiraglie Maserati come Biturbo e Levante

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17 giugno 2026, 16.04
filosa
L'amministratore delegato di Stellantis, in audizione in Parlamento, ha delineato la strategia industriale del Gruppo: confermati gli investimenti in Italia, con un focus sui poli di Cassino, Termoli e Atessa. Resta il nodo della competitività legato ai costi energetici.
Un rinnovato impegno per gli stabilimenti italiani, un'inversione di rotta sul fronte della qualità e un allarme chiaro sui divari strutturali del sistema Paese. È quanto emerso dall'audizione in Parlamento di Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, che ha illustrato i prossimi passi del colosso automobilistico.
L'intervento si è aperto con un omaggio a Sergio Marchionne, nel giorno in cui avrebbe compiuto 74 anni, per poi focalizzarsi sui risultati del primo anno del nuovo management. «Abbiamo invertito la rotta», ha spiegato Filosa, sottolineando il passaggio da una logica di efficienza "a tutti i costi" a una rinnovata attenzione per la qualità del prodotto e per le risorse umane, confermata dall'assunzione di migliaia di ingegneri su scala globale.

Riorganizzazione globale e centralità di Mirafiori

La nuova architettura di Stellantis si basa su cinque macro-regioni (Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa, Asia Pacifico), concepite per rispondere in modo mirato alle diverse esigenze produttive e di mercato.
In questo assetto internazionale, l'Italia mantiene un ruolo strategico di primo piano: lo stabilimento di Mirafiori è stato designato come quartier generale europeo, sotto la direzione di Emanuele Cappellano. «In Italia continueremo ad investire in modo significativo», ha rassicurato l'amministratore delegato, confermando il rispetto degli impegni presi con il "Piano Italia" presentato lo scorso anno.

Il futuro dei poli produttivi italiani

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L'audizione ha permesso di fare chiarezza sulle prospettive industriali dei principali impianti della penisola, smentendo le speculazioni su possibili dismissioni e confermando l'allocazione di nuovi modelli:
  • Polo di Cassino: L'impianto laziale non è in vendita e rimarrà il fulcro della strategia del Tridente, pur essendo in corso valutazioni per partnership tecnologiche. Oltre al rinnovamento di Giulia e Stelvio e alle serie speciali per questi due modelli, dal 2027 le linee accoglieranno la nuova Maserati Grecale. A destare maggiore interesse è stato l'annuncio della produzione di due nuove ammiraglie Maserati, i cui nomi si ricollegano a vere e proprie icone del passato automobilistico italiano: Biturbo, Quattroporte e Levante.
  • Polo di Termoli: Lo stabilimento molisano consoliderà la sua vocazione meccanica. Entro il 2027, la produzione dei cambi elettrificati eDCT supererà il milione e mezzo di unità annue per supportare la transizione ibrida. Parallelamente, continuerà l'assemblaggio dei propulsori termici Gse, destinati a vetture cruciali per i volumi di vendita come FIAT Pandina e 500.
  • Polo di Atessa: Per il sito abruzzese è previsto un impegno che va oltre il piano iniziale. Nei prossimi cinque anni, Stellantis investirà oltre un miliardo di euro per portare ad Atessa la nuova generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni.

Strategia dei marchi e posizionamento

A livello globale, FIAT, Jeep e Peugeot fungeranno da traino per l'innovazione tecnologica. Marchi storici come Alfa Romeo e Lancia verranno valorizzati tenendo conto delle specificità dei singoli mercati regionali, mentre Maserati manterrà saldamente il suo ruolo di "icona italiana di stile ed eleganza" a livello mondiale.

L'allarme competitività: energia e lavoro

Se il piano industriale traccia una linea di sviluppo, Filosa non ha esitato a evidenziare le gravi criticità sistemiche che minacciano la competitività dell'industria italiana.
Il primo nodo riguarda i costi energetici. Nel primo trimestre dell'anno, Stellantis ha sostenuto in Italia un costo medio dell'energia elettrica pari a 205 euro al megawatt/ora. Nello stesso periodo, in nazioni dirette concorrenti come Spagna e Francia, il costo è stato rispettivamente di 90 e 100 euro. Pur apprezzando le misure di contenimento varate dal Governo, l'azienda ritiene la situazione non sostenibile, richiedendo risposte "straordinarie ed urgenti" per tutelare l'intera filiera della componentistica.
Infine, sul fronte del costo del lavoro, i vertici di Stellantis hanno auspicato l'introduzione di meccanismi di flessibilità analoghi a quelli già adottati in Spagna, ritenuti indispensabili per allineare le dinamiche operative italiane alle sfide dell'industria automobilistica contemporanea.
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