Schianto a 212 km/h: arrestato il guidatore della Porsche. "Ha cercato di cancellare la verità sulla morte di Matilde"

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08 gennaio 2026, 12.33
polizia posto di blocco
Svolta nelle indagini sulla tragedia della Asti-Cuneo. Franco Vacchina finisce ai domiciliari: per la Procura non è stato solo un incidente causato da una folle gara, ma l'uomo avrebbe tentato di inquinare le prove.
Non è bastato il dolore per una vita spezzata a 20 anni. Ora, sulla morte di Matilde Baldi, si allunga l'ombra del depistaggio. La Procura di Asti ha ordinato l'arresto di Franco Vacchina, il 64enne commerciante di pneumatici che, alla guida della sua Porsche 911 GT3, ha tamponato violentemente la FIAT 500 su cui viaggiava la ragazza insieme alla madre.
L'accusa che ha fatto scattare le manette (con la misura dei domiciliari) è grave e specifica: tentato inquinamento delle prove. Secondo gli inquirenti, nei giorni successivi al drammatico schianto avvenuto poco prima di Natale, l'uomo si sarebbe adoperato per ostacolare la ricostruzione della verità.

"Una luce accecante come un disco volante"

La dinamica ricostruita dalla Polstrada fa rabbrividire. La Porsche di Vacchina viaggiava a 212,39 chilometri orari. Un proiettile di metallo che ha impattato contro l'utilitaria delle due donne. La testimonianza di Elvia Pia, la madre di Matilde sopravvissuta allo schianto ma ferita al volto, restituisce l'orrore di quegli istanti: «Una luce accecante. È arrivato alle spalle come un disco volante. Dopo quel colpo tremendo, la mia auto ha cominciato a girare su sé stessa, non finiva più».
Matilde, seduta sul sedile del passeggero con la cintura allacciata, ha riportato ferite troppo gravi. Il suo cuore ha smesso di battere in ospedale il 16 dicembre, cinque giorni dopo l'incidente.

L'ipotesi della gara clandestina: "Iniziata in centro città"

Perché quella velocità folle? L'inchiesta coordinata dal pm Sara Paterno sta scoperchiando uno scenario inquietante. Vacchina non è l'unico indagato. Nel registro della Procura figura anche un secondo nome: Davide Bertello, 47 anni, imprenditore torinese alla guida di un'altra Porsche, una 992.
La tesi degli investigatori è che i due stessero ingaggiando una vera e propria gara di velocità. Una competizione folle iniziata, secondo alcuni testimoni, già nel centro di Asti, tra Corso Torino e Corso Savona, con manovre azzardate e accelerate brusche, per poi sfociare sulla A33 Asti-Cuneo. Mentre Vacchina risponde di omicidio stradale, Bertello è accusato di aver partecipato alla gara e di omissione di soccorso: dopo l'impatto si sarebbe fermato poche decine di metri più avanti, per poi risalire in auto e ripartire. «Non stavamo gareggiando», si è difeso quest'ultimo tramite i legali, ma le telecamere potrebbero smentirlo.

Il pericolo di inquinamento probatorio

La svolta dell'arresto di Vacchina nasce dalla necessità di preservare l'integrità delle indagini. L'uomo, figura nota nell'astigiano e con alcuni precedenti penali alle spalle (era stato coinvolto e poi scagionato in un'inchiesta per estorsione), avrebbe compiuto azioni tali da far temere la compromissione degli elementi utili a chiarire la dinamica.
Mentre l'ingegnere Roberto Bergantin è stato incaricato di ricostruire scientificamente il sinistro, la famiglia di Matilde attende giustizia. Non solo per una velocità criminale, ma per il tentativo, sventato dalla Procura, di manipolare i fatti dopo la tragedia.
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