Svolta nelle indagini sulla tragedia della Asti-Cuneo.
Franco Vacchina finisce ai domiciliari: per la Procura non è stato solo un
incidente causato da una folle gara, ma l'uomo avrebbe tentato di inquinare le
prove.
Non è bastato il dolore per una vita spezzata a 20 anni.
Ora, sulla morte di Matilde Baldi, si allunga l'ombra del depistaggio.
La Procura di Asti ha ordinato l'arresto di Franco Vacchina, il 64enne
commerciante di pneumatici che, alla guida della sua Porsche 911 GT3, ha
tamponato violentemente la FIAT 500 su cui viaggiava la ragazza insieme alla
madre.
L'accusa che ha fatto scattare le manette (con la misura dei
domiciliari) è grave e specifica: tentato inquinamento delle prove.
Secondo gli inquirenti, nei giorni successivi al drammatico schianto avvenuto
poco prima di Natale, l'uomo si sarebbe adoperato per ostacolare la
ricostruzione della verità.
"Una luce accecante come un disco volante"
La dinamica ricostruita dalla Polstrada fa rabbrividire. La
Porsche di Vacchina viaggiava a 212,39 chilometri orari. Un proiettile
di metallo che ha impattato contro l'utilitaria delle due donne. La
testimonianza di Elvia Pia, la madre di Matilde sopravvissuta allo schianto ma
ferita al volto, restituisce l'orrore di quegli istanti: «Una luce
accecante. È arrivato alle spalle come un disco volante. Dopo quel colpo
tremendo, la mia auto ha cominciato a girare su sé stessa, non finiva più».
Matilde, seduta sul sedile del passeggero con la cintura
allacciata, ha riportato ferite troppo gravi. Il suo cuore ha smesso di battere
in ospedale il 16 dicembre, cinque giorni dopo l'incidente.
L'ipotesi della gara clandestina: "Iniziata in centro città"
Perché quella velocità folle? L'inchiesta coordinata dal pm
Sara Paterno sta scoperchiando uno scenario inquietante. Vacchina non è l'unico
indagato. Nel registro della Procura figura anche un secondo nome: Davide
Bertello, 47 anni, imprenditore torinese alla guida di un'altra Porsche, una
992.
La tesi degli investigatori è che i due stessero ingaggiando
una vera e propria gara di velocità. Una competizione folle iniziata,
secondo alcuni testimoni, già nel centro di Asti, tra Corso Torino e Corso
Savona, con manovre azzardate e accelerate brusche, per poi sfociare sulla A33
Asti-Cuneo. Mentre Vacchina risponde di omicidio stradale, Bertello è
accusato di aver partecipato alla gara e di omissione di soccorso: dopo
l'impatto si sarebbe fermato poche decine di metri più avanti, per poi risalire
in auto e ripartire. «Non stavamo gareggiando», si è difeso quest'ultimo
tramite i legali, ma le telecamere potrebbero smentirlo.
Il pericolo di inquinamento probatorio
La svolta dell'arresto di Vacchina nasce dalla necessità di
preservare l'integrità delle indagini. L'uomo, figura nota nell'astigiano e con
alcuni precedenti penali alle spalle (era stato coinvolto e poi scagionato in
un'inchiesta per estorsione), avrebbe compiuto azioni tali da far temere la
compromissione degli elementi utili a chiarire la dinamica.
Mentre l'ingegnere Roberto Bergantin è stato incaricato di
ricostruire scientificamente il sinistro, la famiglia di Matilde attende
giustizia. Non solo per una velocità criminale, ma per il tentativo, sventato
dalla Procura, di manipolare i fatti dopo la tragedia.