Roma prova a vestirsi da smart city. Il progetto
SOSPAS – Smart On-Street Parking System, sviluppato da Roma Servizi per la
Mobilità – promette di cambiare il modo in cui cerchiamo parcheggio nella
Capitale. Oltre 7.500 sensori installati sotto gli stalli, dati in tempo reale,
meno traffico, meno stress.
Sulla carta, tutto perfetto….
Ma nella Capitale, si sa, la carta spesso racconta una storia diversa da quella
che poi si vive sull’asfalto. O sui sanpietrini.
Come funziona (e quanto costa davvero)
Il sistema si basa su sensori IoT (Internet of Things) incassati direttamente nel manto stradale, spesso letteralmente incastrati tra i sampietrini della carreggiata.
All'atto pratico, ogni sensore funziona come un occhio digitale: rileva in tempo reale la presenza fisica di un’auto nello stallo delle strisce blu (o in quelli riservati al carico/scarico merci) e trasmette immediatamente l'informazione a un "cervello" centrale, ovvero una piattaforma di Data Analytics. L'obiettivo, una volta a regime, è permettere all'automobilista di visualizzare i posti liberi direttamente da un'app (sfruttando l'integrazione con la piattaforma Maas4Italy), tagliando così i tempi delle infinite "ronde" a caccia di un buco e riducendo il traffico.
L’investimento complessivo è di circa 8 milioni di euro per oltre 7.500 dispositivi. Tradotto: poco più di 1.000 euro a sensore, considerando installazione, rete e software. Il finanziamento arriva dal Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, cioè fondi pubblici destinati alla trasformazione digitale e alla mobilità urbana. Non un costo diretto per l’automobilista, almeno per ora.
Il dubbio: servizio o controllo?
Perché poi c’è
l’altra faccia della medaglia. Un sistema del genere non serve solo a dire dove
c’è posto.
Serve anche – e forse soprattutto – a sapere:
- chi sta
occupando lo stallo
- se ha
pagato
- da quanto
tempo
E allora la domanda viene naturale, senza bisogno
di alzare i toni:
si tratta davvero di un aiuto per gli automobilisti o di uno strumento per
controllare meglio (e far pagare tutti)?
Il contesto non aiuta
Il progetto arriva in un momento delicato. La decisione di chiedere fino a 1.000 euro per i
permessi ZTL delle auto elettriche ha già incrinato un certo rapporto di
fiducia.
Chi fino a ieri veniva incentivato, oggi si trova a pagare.
E allora è inevitabile che ogni nuova iniziativa venga letta con una lente
diversa.
E Roma è il posto giusto?
C’è poi un tema molto concreto. Installare sensori sotto l’asfalto è una cosa.
Farlo sotto i sanpietrini di Roma è un’altra.
Tra:
- pavimentazioni
irregolari
- buche
- lavori
continui
- infiltrazioni
il rischio è che la tecnologia incontri un
ambiente tutt’altro che ideale.
La vera incognita: la manutenzione
Ed è qui che
il discorso si fa più interessante. L’investimento iniziale è coperto da fondi
pubblici.
Ma poi?
… sensori da riparare, sistemi da aggiornare.
E ogni intervento, a Roma, significa spesso riaprire la strada.
La domanda è semplice, ma inevitabile:
chi pagherà la manutenzione negli anni?
Perché è lì che si gioca la partita vera.
La domanda finale: priorità
Otto milioni di euro non sono una cifra enorme
per una città come Roma, ma nemmeno trascurabile.
E allora viene spontaneo chiedersi:
era questa la priorità?
C’è chi avrebbe preferito:
- più
sicurezza stradale
- manutenzione
del manto
- interventi
su alcune ciclabili considerate pericolose
- segnaletica
più chiara ed efficace
Scelte diverse, stesso obiettivo: rendere la
città più vivibile. Il progetto SOSPAS non è, di per sé, una cattiva
idea.
Anzi, è esattamente il tipo di tecnologia che molte città stanno adottando.
Ma Roma non è “molte città”.
Qui tutto si gioca su tre fattori:
- come
verrà installato
- quanto
verrà mantenuto
- e
soprattutto come verrà utilizzato
Perché tra aiutare gli automobilisti e
controllarli meglio, il passo è breve.
E oggi, più che entusiasmo, resta una domanda:
sarà davvero una svolta per la mobilità… o un sistema più efficiente per
verificare che tutti paghino?