Sembra quasi un paradosso: aggiungere acqua al carburante
per far funzionare meglio un motore e ridurre le emissioni inquinanti. Eppure,
è esattamente quello che suggerisce un recente studio pubblicato sulla rivista
scientifica Carbon Research, che ha analizzato i risultati di ricerche
condotte in tutto il mondo su questa tecnologia, raccogliendo dati
sorprendenti.
Chi c'è dietro la ricerca
Lo studio – intitolato "Advancements in diesel
emission reduction strategies: a focus on water-in-diesel emulsion
technology" e pubblicato nel 2025 – è firmato da un gruppo di
ricercatori della Federal University of Technology di Owerri, in Nigeria.
Non si tratta quindi di uno studio condotto in laboratorio su un singolo
motore, ma di una revisione sistematica della letteratura scientifica globale
esistente su questa tecnologia.
Come funziona: la microesplosione che cambia tutto
La tecnologia si chiama WiDE – Water-in-Diesel
Emulsion – e il principio di base è relativamente semplice. Minuscole
goccioline d'acqua vengono mescolate al gasolio usando degli agenti
emulsionanti (chiamati tensioattivi o surfactanti), composti chimici che
impediscono all'acqua e al diesel di separarsi. Il risultato è una miscela
stabile che, secondo i ricercatori, può mantenersi omogenea fino a 60 giorni.
Quando questo carburante viene bruciato nel motore, le gocce
d'acqua si trasformano rapidamente in vapore. Questo passaggio di stato genera
quello che i ricercatori chiamano microesplosione: una piccola
deflagrazione interna che rompe il carburante in particelle molto più fini del
normale. Particelle più fini si mescolano meglio con l'ossigeno durante la
combustione, e una combustione più completa significa meno scarti inquinanti.
I numeri: fino al 68% di emissioni in meno
I dati raccolti dallo studio sono i più interessanti.
Rispetto al Diesel tradizionale, la tecnologia WiDE sarebbe in grado di ridurre
gli ossidi di azoto (NOx) fino al 67% e le particelle sottili (PM)
fino al 68%. Sono due delle categorie di inquinanti più problematiche
associate ai motori Diesel, legate a malattie respiratorie, smog urbano e
impatto climatico.
Ma non è tutto. Alcuni esperimenti hanno mostrato anche un
miglioramento dell'efficienza termica del motore, ovvero della sua
capacità di trasformare il carburante in energia utile. In pratica, alcuni
motori riuscirebbero a fare lo stesso lavoro consumando meno carburante.
Le ombre: dal laboratorio alla strada, il passo non è breve
Come spesso accade in questi casi, i risultati vanno letti
con la giusta cautela. La maggior parte dei test sono stati condotti in
condizioni controllate, e restano ancora molte domande aperte su come la
tecnologia si comporti nell'uso quotidiano reale. Fattori come le temperature
esterne, il tipo di motore, lo stile di guida e l'usura nel tempo potrebbero
influire significativamente sulle prestazioni.
Un altro punto da tenere d'occhio riguarda i possibili
effetti a lungo termine sui componenti del motore, in particolare sugli
iniettori, che potrebbero risentire della presenza d'acqua nel carburante. Gli
stessi autori dello studio raccomandano ulteriori ricerche su questo fronte,
così come sulla scelta dei tensioattivi più adatti per garantire stabilità e sicurezza
della miscela.
Un tassello, non una soluzione definitiva
La tecnologia WiDE non si propone come la risposta finale al
problema delle emissioni Diesel. I ricercatori la vedono piuttosto come uno
strumento complementare, da usare insieme ad altri approcci già esistenti – come
i filtri antiparticolato, il biodiesel e i sistemi di controllo delle emissioni
– per ridurre l'impatto ambientale di una categoria di motori che, nel breve e
medio periodo, continuerà a essere molto diffusa in tutto il mondo.
In un contesto in cui la transizione verso i veicoli
elettrici procede a velocità diverse nei vari paesi e settori, trovare
soluzioni che migliorino ciò che già esiste ha un valore pratico concreto. E
l'acqua nel Diesel, per quanto possa sembrare strano, potrebbe rivelarsi uno di
questi strumenti.