Paradosso UE sui crediti verdi: l'Europa incentiva l'auto elettrica ma "dimentica" le microcar

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24 febbraio 2026, 15.24
micro microlino di colore verde che percorre una strada con a bordo due persone. sullo sfondo due persone che passeggiano
L'Unione Europea spinge sull'acceleratore della transizione ecologica, ma le nuove regole rischiano di creare una distorsione competitiva proprio a danno dei veicoli più agili ed efficienti per la mobilità urbana. È questo l'allarme lanciato da Microlino Italia, che punta il dito contro l'orientamento emerso in sede europea riguardante il nuovo sistema dei crediti verdi, attualmente in fase di approvazione.
Il nodo della questione risiede in una classificazione tecnica che rischia di avere pesanti ripercussioni economiche e industriali, escludendo di fatto i quadricicli pesanti (categoria L7e) dai vantaggi normativi riservati alle automobili tradizionali.

Il nuovo impianto normativo: M1e contro L7e

La proposta della Commissione Europea prevede l'introduzione di una nuova classe di veicoli denominata M1e, che include le city car con una lunghezza inferiore ai 4,20 metri. A questa categoria verranno riconosciuti dei "supercrediti" nel calcolo delle emissioni di flotta.
Tuttavia, il medesimo impianto regolatorio esclude la categoria L7e, alla quale appartengono le microcar al 100% elettriche come la stessa Microlino. Secondo l'azienda, si tratta di una palese contraddizione:
  • Mancato accesso al fleet pooling: I produttori di microcar non potranno generare né vendere certificati CO₂ ai grandi gruppi automobilistici ancora legati ai motori a combustione.
  • Perdita di competitività: Le microcar perdono una leva economica strategica, a tutto vantaggio dei grandi costruttori che, pur producendo veicoli più pesanti ed energivori, potranno beneficiare di economie di scala e di incentivi diretti.
Il meccanismo dei crediti verdi, nato per premiare chi produce esclusivamente veicoli a zero emissioni, finirebbe così per marginalizzare i costruttori che realizzano i mezzi progettati per consumare meno energia e impiegare meno materie prime.

I rischi per l'industria "Made in Europe"

La distorsione del mercato denunciata da Microlino non riguarda solo l'aspetto ambientale, ma tocca da vicino la tenuta del tessuto industriale europeo e italiano.
L'azienda produce attualmente i suoi veicoli a Torino, impiegando circa 70 addetti in un progetto industriale concepito per le città europee, che ha richiesto investimenti per oltre 150 milioni di euro, di cui quasi 100 milioni allocati proprio in Italia. L'esclusione della categoria L dai crediti verdi e dai relativi vantaggi economici rischia di mettere in seria discussione la sostenibilità finanziaria di questo modello di business, penalizzando le produzioni locali a vantaggio di logiche industriali meno calibrate sulle reali esigenze del traffico urbano.

L'appello alla Commissione Europea

Di fronte a questo scenario, Microlino Italia ha chiesto formalmente alla Commissione Europea di rivedere il provvedimento prima della sua approvazione definitiva, sanando il vuoto normativo con l'inclusione dei veicoli L7e.
A sintetizzare la posizione dell'azienda è intervenuto Michelangelo Liguori, General Manager di Micro Mobility System:
"La categoria L rappresenta oggi la soluzione più proporzionata alla mobilità urbana europea. I nostri veicoli sono lunghi poco più di 2,5 metri, vengono prodotti in Europa e richiedono un numero di componenti e di risorse nettamente inferiore rispetto a un’auto tradizionale. Escluderli dai crediti verdi significa sostenere modelli più grandi e più energivori. Per questo motivo chiediamo coerenza."
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