Il Governo vara un piano che segna una svolta
protezionistica: aiuti retroattivi e più sostanziosi, a patto che batteria e
assemblaggio siano "Made in Europe". Una mossa che ridisegna gli
equilibri del mercato e sfida i costruttori asiatici.
Non si tratta più solo di spingere la transizione ecologica,
ma di salvare l'industria continentale. È questo il messaggio neanche troppo
velato che arriva dal nuovo piano di incentivi statali appena ufficializzato,
che sostituisce i precedenti schemi di sussidio ormai esauriti. Il nuovo Plan
Auto+ segna un cambio di passo radicale: le agevolazioni non saranno più
distribuite a pioggia su qualsiasi veicolo a batteria, ma seguiranno un
criterio geografico e industriale preciso, penalizzando di fatto le vetture
d'importazione asiatica.
La clausola "anti-Cina"
La novità principale, destinata a far discutere, è
l'introduzione di vincoli di produzione per accedere all'importo massimo del
bonus. Il Governo spagnolo – pioniere in questa nuova formulazione che potrebbe
fare scuola in Europa – ha stabilito che per ottenere l'incentivo pieno di 4.500
euro non basta che l'auto sia elettrica. Il veicolo deve soddisfare tre
requisiti cumulativi:
- Essere
elettrico puro (BEV), escludendo quindi gli ibridi plug-in dalla fascia
massima.
- Avere
un prezzo di listino inferiore ai 35.000 euro.
- Essere
assemblato all'interno dell'Unione Europea e, dettaglio cruciale, montare
una batteria prodotta nell'UE.
Il sistema funziona a punteggio: ogni requisito soddisfatto
sblocca una percentuale dell'incentivo. Chi acquista un'auto elettrica
economica ma prodotta in Cina, di conseguenza, vedrà l'aiuto statale ridursi
drasticamente.
Retroattività e fasce di prezzo
Una delle notizie più attese dai consumatori riguarda le
tempistiche. Per evitare la paralisi del mercato in attesa dei decreti
attuativi, il Plan Auto+ nasce con retroattività al 1° gennaio 2026. Chi
ha acquistato un veicolo eleggibile dall'inizio dell'anno potrà quindi accedere
ai fondi, mettendo fine all'incertezza burocratica che aveva caratterizzato il
precedente piano "Moves III".
Per le vetture con un prezzo di listino superiore, fino a un
tetto di 45.000 euro, gli incentivi rimangono disponibili ma con importi
ridimensionati. La logica è premiare l'accessibilità: le auto più costose e
ingombranti riceveranno percentualmente meno aiuti rispetto alle compatte
accessibili.
Veicoli commerciali e due ruote
Il piano non trascura il trasporto leggero e la
micromobilità, settori chiave per la logistica urbana.
- Furgoni
e camion leggeri: Fino a 3,5 tonnellate, potranno beneficiare di un
sussidio fino a 5.000 euro, senza tetti massimi sul prezzo di
listino.
- Moto
e quadricicli: Per le due ruote elettriche (con requisiti minimi di
potenza e autonomia) l'incentivo arriva a 1.100 euro, mentre per i
quadricicli leggeri – sempre più diffusi nelle metropoli – il bonus tocca
i 1.500 euro.
I limiti per privati e aziende
Le regole di accesso rimangono stringenti per evitare
speculazioni: i privati potranno richiedere il bonus per un solo veicolo,
mentre le flotte aziendali avranno un limite fissato a 10 unità.
Con questa manovra, Madrid lancia un segnale chiaro che
potrebbe presto essere replicato da altre cancellerie europee: i soldi pubblici
serviranno a sostenere la mobilità elettrica, sì, ma solo se questa alimenta la
filiera produttiva locale. La sfida ai costruttori cinesi è ufficialmente
aperta.