Magneti Marelli torna a casa? Stellantis in trattativa per rilevare gli asset chiave

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di Simone Bocca
29 giugno 2026, 11.17
magneti marelli
Una storia che sembra chiudersi dove era cominciata. Stellantis sarebbe in trattativa per rilevare il business delle sospensioni di Marelli in Italia e in altri Paesi, nell'ambito del piano di ristrutturazione che dovrebbe consentire al gruppo di uscire dalla procedura di Chapter 11 negli Stati Uniti entro la fine del 2026. A riportarlo sono fonti di Bloomberg, riprese da Milano Finanza. Nissan, dal canto suo, sarebbe interessata agli asset giapponesi legati ai sistemi cockpit.
Non si tratta di un riacquisto integrale, ma di qualcosa di più complesso: uno smembramento concordato, uno "spezzatino" che consentirebbe a Marelli di sopravvivere nei suoi asset più strategici sotto nuove proprietà, mentre il resto della struttura si avvia verso la liquidazione.

Una storia lunga trent'anni

Per capire il peso di questa operazione, vale la pena ricordare da dove viene Magneti Marelli. Fondata nel 1919 come divisione di Fiat, per decenni è stata uno dei fornitori più importanti dell'industria automobilistica italiana ed europea, producendo componentistica che spazia dagli impianti di scarico all'elettronica, dai sistemi di illuminazione ai motori elettrici. Un'azienda radicata nel tessuto industriale del Paese, con stabilimenti in tutta Italia e una presenza globale significativa.
Nel 2019, Fiat Chrysler Automobiles — poi diventata parte di Stellantis — cedette Magneti Marelli al fondo di private equity KKR per circa 6,2 miliardi di euro, in una delle operazioni più discusse della storia recente dell'automotive italiano. La fusione con la giapponese Calsonic Kansei, anch'essa in portafoglio KKR, diede vita all'attuale Marelli Holdings: un colosso da oltre 40.000 dipendenti e più di 150 siti produttivi nel mondo.

Il capitolo 11 e la crisi

L'operazione di KKR non ha prodotto i risultati sperati. Anni di contrazione degli ordini hanno messo Marelli in difficoltà, portando il gruppo ad avviare la procedura di Chapter 11 un anno fa. Una crisi che non è isolata: l'intero settore della fornitura automobilistica europea sta attraversando una fase di profonda turbolenza, stretta tra la transizione all'elettrico, la pressione sui costi e la perdita di volumi legata alle difficoltà dei grandi costruttori tra cui, ironicamente, proprio Stellantis e Volkswagen.

Perché Stellantis è interessata

Il gruppo guidato da Antonio Filosa risulta tra i maggiori creditori di Marelli, oltre che partner industriale di lungo corso. Un coinvolgimento diretto nelle trattative di ristrutturazione che non è solo finanziario, ma anche strategico: riportare sotto il proprio controllo una parte della filiera di fornitura, soprattutto le sospensioni, significa ridurre la dipendenza da fornitori esterni e recuperare margini su una catena del valore che negli ultimi anni si è fatta sempre più costosa.
Gli asset che Stellantis starebbe valutando includono impianti in Polonia, Brasile e Messico, oltre a quelli italiani, suggerendo un interesse per la dimensione globale del business delle sospensioni e non solo per la componente tricolore.

Il futuro dei lavoratori italiani

La notizia arriva in un momento delicato per i siti italiani dell'ex Magneti Marelli, che negli ultimi anni hanno già attraversato fasi di cassa integrazione e ristrutturazione. Un eventuale passaggio sotto Stellantis degli stabilimenti italiani potrebbe rappresentare una forma di stabilizzazione, ma i dettagli (quanti siti, quanti lavoratori, con quali prospettive industriali) restano tutti da definire nel negoziato in corso.
Quello che è certo è che la storia di Magneti Marelli si sta avviando verso un nuovo capitolo. Sette anni dopo la vendita a KKR, Stellantis potrebbe ritrovarsi a gestire una parte di quello che Fiat aveva costruito in un secolo. Non è un ritorno, è qualcosa di più complicato. Ma per migliaia di lavoratori italiani, potrebbe comunque fare la differenza.
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