Una storia che sembra chiudersi dove era cominciata.
Stellantis sarebbe in trattativa per rilevare il business delle sospensioni di
Marelli in Italia e in altri Paesi, nell'ambito del piano di ristrutturazione
che dovrebbe consentire al gruppo di uscire dalla procedura di Chapter 11
negli Stati Uniti entro la fine del 2026. A riportarlo sono fonti di Bloomberg,
riprese da Milano Finanza. Nissan, dal canto suo, sarebbe interessata
agli asset giapponesi legati ai sistemi cockpit.
Non si tratta di un riacquisto integrale, ma di qualcosa di
più complesso: uno smembramento concordato, uno "spezzatino" che
consentirebbe a Marelli di sopravvivere nei suoi asset più strategici sotto
nuove proprietà, mentre il resto della struttura si avvia verso la
liquidazione.
Una storia lunga trent'anni
Per capire il peso di questa operazione, vale la pena
ricordare da dove viene Magneti Marelli. Fondata nel 1919 come divisione di
Fiat, per decenni è stata uno dei fornitori più importanti dell'industria
automobilistica italiana ed europea, producendo componentistica che spazia
dagli impianti di scarico all'elettronica, dai sistemi di illuminazione ai
motori elettrici. Un'azienda radicata nel tessuto industriale del Paese, con
stabilimenti in tutta Italia e una presenza globale significativa.
Nel 2019, Fiat Chrysler Automobiles — poi diventata parte di
Stellantis — cedette Magneti Marelli al fondo di private equity KKR
per circa 6,2 miliardi di euro, in una delle operazioni più discusse della
storia recente dell'automotive italiano. La fusione con la giapponese Calsonic
Kansei, anch'essa in portafoglio KKR, diede vita all'attuale Marelli
Holdings: un colosso da oltre 40.000 dipendenti e più di 150 siti
produttivi nel mondo.
Il capitolo 11 e la crisi
L'operazione di KKR non ha prodotto i risultati sperati.
Anni di contrazione degli ordini hanno messo Marelli in difficoltà, portando il
gruppo ad avviare la procedura di Chapter 11 un anno fa. Una crisi che
non è isolata: l'intero settore della fornitura automobilistica europea sta
attraversando una fase di profonda turbolenza, stretta tra la transizione
all'elettrico, la pressione sui costi e la perdita di volumi legata alle difficoltà
dei grandi costruttori tra cui, ironicamente, proprio Stellantis e Volkswagen.
Perché Stellantis è interessata
Il gruppo guidato da Antonio Filosa risulta tra i maggiori
creditori di Marelli, oltre che partner industriale di lungo corso. Un
coinvolgimento diretto nelle trattative di ristrutturazione che non è solo
finanziario, ma anche strategico: riportare sotto il proprio controllo una
parte della filiera di fornitura, soprattutto le sospensioni, significa ridurre
la dipendenza da fornitori esterni e recuperare margini su una catena del
valore che negli ultimi anni si è fatta sempre più costosa.
Gli asset che Stellantis starebbe valutando includono
impianti in Polonia, Brasile e Messico, oltre a quelli italiani,
suggerendo un interesse per la dimensione globale del business delle
sospensioni e non solo per la componente tricolore.
Il futuro dei lavoratori italiani
La notizia arriva in un momento delicato per i siti italiani
dell'ex Magneti Marelli, che negli ultimi anni hanno già attraversato fasi di cassa
integrazione e ristrutturazione. Un eventuale passaggio sotto
Stellantis degli stabilimenti italiani potrebbe rappresentare una forma di stabilizzazione,
ma i dettagli (quanti siti, quanti lavoratori, con quali prospettive
industriali) restano tutti da definire nel negoziato in corso.
Quello che è certo è che la storia di Magneti Marelli si sta
avviando verso un nuovo capitolo. Sette anni dopo la vendita a KKR, Stellantis
potrebbe ritrovarsi a gestire una parte di quello che Fiat aveva costruito in
un secolo. Non è un ritorno, è qualcosa di più complicato. Ma per migliaia di
lavoratori italiani, potrebbe comunque fare la differenza.