L'effetto farfalla in autostrada: ecco perché ci fermiamo in coda anche quando non c'è nessun incidente

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11 febbraio 2026, 12.29
Veduta aerea di un esperimento su pista circolare che dimostra la formazione degli ingorghi fantasma: le auto si accalcano in un punto creando una coda senza ostacoli visibili, illustrando matematicamente come nasce un rallentamento a catena.
Un celebre esperimento giapponese svela la matematica degli "ingorghi fantasma": basta un singolo rallentamento impercettibile per paralizzare il traffico a chilometri di distanza.
Quante volte vi è capitato di rimanere bloccati in autostrada, procedendo a passo d'uomo per minuti interminabili, convinti di trovare un incidente, un cantiere o un restringimento di carreggiata più avanti? E quante volte, invece, l'ingorgo si è dissolto nel nulla, senza alcuna causa apparente, lasciandovi con una domanda frustrante: perché eravamo fermi?
La risposta non risiede nella sfortuna o nella cattiva gestione della viabilità, ma in un fenomeno fisico preciso noto come "ingorgo fantasma". A spiegarlo in modo inequivocabile è un esperimento condotto da un team di ricercatori giapponesi, diventato un caso di studio fondamentale per l'ingegneria del traffico.

L'esperimento del cerchio perfetto

Nel video, i ricercatori hanno posizionato 22 automobili su una pista circolare di 230 metri. L'istruzione data ai conducenti era semplice, quasi banale: mantenere una velocità costante di 30 km/h e guidare in sicurezza.
In teoria, se tutti i guidatori fossero stati macchine perfette, le auto avrebbero continuato a girare all'infinito mantenendo la stessa distanza l'una dall'altra. Invece, come mostrano le immagini, accade l'imprevisto. Dopo pochi secondi, il flusso fluido si rompe. Le auto iniziano a raggrupparsi in un punto, poi rallentano vistosamente, fino ad arrivare allo stop completo. Si è creato un ingorgo, senza semafori, senza incroci e senza ostacoli.

La matematica del caos: l'onda d'urto

Ma cosa è successo esattamente? La scienza ci dice che l'essere umano non è in grado di mantenere una velocità perfettamente costante. Basta che un singolo guidatore deceleri anche solo impercettibilmente (magari per distrazione, per guardare lo specchietto o per un'incertezza sul pedale).
Questa minuscola variazione innesca una reazione a catena devastante:
  1. L'auto A rallenta leggermente.
  2. L'auto B, che la segue, deve frenare un po' più decisamente per mantenere la distanza di sicurezza, a causa del tempo di reazione umano.
  3. L'auto C frenerà ancora più forte.
  4. L'effetto si amplifica esponenzialmente procedendo all'indietro nella fila.
Il risultato è un'onda d'urto che viaggia in direzione opposta al senso di marcia (nel video si vede chiaramente il "blocco" spostarsi all'indietro). Secondo i modelli matematici, questa onda può viaggiare a circa 20 km/h all'indietro rispetto al traffico. In un contesto autostradale reale, una frenata brusca a Milano potrebbe causare uno stop completo a chilometri di distanza, minuti dopo che l'auto responsabile è già ripartita.

La soluzione siamo noi (o la tecnologia)

Questo esperimento dimostra che la causa principale del traffico intenso non è sempre l'infrastruttura, ma il comportamento imperfetto dei guidatori. La tendenza a guidare troppo vicini al veicolo che precede (tailgating) e le frenate nervose sono i nemici numero uno della fluidità.
Gli esperti suggeriscono che l'unica cura per gli ingorghi fantasma — in attesa che la guida autonoma elimini l'errore umano e comunichi in tempo reale tra veicoli — sia mantenere una distanza di sicurezza abbondante e cercare di guidare in modo predittivo e fluido, evitando frenate brusche che, come un sasso nello stagno, generano onde che possono paralizzare un'intera autostrada.
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