In Europa e in Italia, la mobilità privata sta attraversando
una fase di profonda mutazione. A guidare questo cambiamento non sono solo
l'evoluzione tecnologica o la transizione ecologica, ma in larga parte
l'impatto del carovita sui bilanci delle famiglie. È quanto emerge in modo
netto dallo studio “The Expectations of Europeans regarding mobility”, condotto
da OpinionWay per Aramis Group (realtà rappresentata in Italia da brumbrum) su
un campione di oltre 7.000 automobilisti in sette Paesi europei, di cui 1.000
in Italia.
I numeri della crisi: l'auto tra necessità e rinunce
Nel nostro Paese, il fattore economico condiziona gli
spostamenti in misura maggiore rispetto al resto d'Europa. La fotografia
scattata dall'indagine restituisce un quadro in cui l'automobile è vista sempre
più come un bene d'élite, pur rimanendo una necessità irrinunciabile:
- Il 98%
degli italiani avverte un rincaro nei costi degli spostamenti (contro
una media europea del 95%).
- L'82%
degli intervistati considera ormai l'automobile un "lusso".
- Nonostante
le crescenti difficoltà economiche, il 91% dichiara che senza un
veicolo di proprietà non potrebbe soddisfare le proprie esigenze di
mobilità quotidiana.
Questa pressione finanziaria si traduce in strategie
difensive che impattano anche sulla manutenzione e sulla sicurezza stradale. Il
68% degli automobilisti italiani ha ridotto i viaggi non essenziali e il 43% ha
rinunciato a cambiare auto. Il dato più allarmante riguarda però la cura del
veicolo: il 32% ha posticipato interventi e riparazioni non urgenti, un
segnale chiaro di come il risparmio stia intaccando aspetti critici per
l'affidabilità dei mezzi circolanti.
Budget ridotti e pragmatismo sulla transizione ecologica
Le disponibilità economiche per l'acquisto di una vettura
sono ai minimi storici. Il budget medio mensile che gli italiani sono disposti
a stanziare tramite finanziamento si ferma a circa 272 euro. Nello specifico,
il 58% non supererebbe i 200 euro mensili, mentre appena il 20% potrebbe
spingersi oltre la soglia dei 300 euro.
A questo si aggiunge un approccio estremamente pragmatico
verso la transizione energetica. Pur mostrando interesse per le motorizzazioni
più sostenibili (il 50% preferirebbe oggi un'ibrida, contro un 16% orientato
sull'elettrico puro), il 60% degli italiani valuta positivamente un
eventuale rinvio dello stop alla vendita di auto a motore termico previsto
per il 2035. Più che un rifiuto del cambiamento, emerge la richiesta di un
percorso graduale e compatibile con le reali possibilità economiche. Inoltre,
il 96% si dichiara favorevole all'introduzione di un tetto massimo ai prezzi
del carburante.
Il boom dell'usato ricondizionato e il modello industriale
In un contesto in cui il mercato dell'usato in Italia
registra volumi 2,1 volte superiori rispetto al nuovo, l'acquisto di vetture di
seconda mano non è più solo un'alternativa, ma la principale via d'accesso alla
mobilità.
A intercettare questa esigenza è il settore dell'usato
ricondizionato, che punta a garantire standard di sicurezza pur mantenendo
prezzi accessibili. Aziende come brumbrum stanno rispondendo alla crisi mutando
l'approccio classico: non operando come concessionari tradizionali, ma gestendo
l'acquisizione, il ricondizionamento e la certificazione attraverso factory
produttive proprietarie. Grazie a oltre 300 punti di ispezione per veicolo e a
processi industriali standardizzati, questo modello permette di abbattere i
costi operativi e trasferire l'efficienza economica sul prezzo finale.
Tuttavia, in un mercato sempre più guidato dal prezzo, la
fiducia rimane un fattore chiave per i consumatori. Il 62% degli italiani
ritiene fondamentale poter ispezionare fisicamente un'auto usata ricondizionata
prima di procedere all'acquisto. Per questo motivo, le piattaforme digitali
stanno adottando soluzioni "opticanale", affiancando all'e-commerce
veri e propri showroom fisici (come quelli presenti a Milano-Cinisello Balsamo
e Reggio Emilia), creando un ecosistema in cui la convenienza si sposa con la
trasparenza e il contatto diretto.