Il "regalo" dell'Europa ai signori del petrolio: intoccati 37 miliardi di extraprofitti. E a pagare è la transizione (con i cittadini)

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23 aprile 2026, 9.45
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Le nuove misure d'emergenza varate dalla Commissione UE ignorano la tassa sugli utili straordinari generati dalla crisi in Medio Oriente. La dura presa di posizione di Transport & Environment: "Risorse sottratte al passaggio all'elettrico e alla lotta contro la povertà energetica".
Mentre il costo dei carburanti torna a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, l'Unione Europea sceglie la linea morbida con i colossi dell'energia. Le nuove misure di emergenza presentate dalla Commissione per far fronte alla crisi petrolifera innescata dalle tensioni in Medio Oriente puntano al coordinamento degli approvvigionamenti, ma evitano di toccare il vero "tesoretto" di questa fase storica: gli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
Una decisione che ha scatenato la dura reazione di Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, che ha quantificato in 37 miliardi di euro i guadagni straordinari accumulati dal settore petrolifero dall'inizio della crisi.

Un passo indietro rispetto al 2022

L'accusa mossa dall'ONG alle istituzioni europee è quella di aver sprecato un'opportunità storica. Contrariamente a quanto fatto nel 2022 – quando Bruxelles intervenne con decisione istituendo il Meccanismo di Solidarietà Energetica per prelevare parte degli extraprofitti – oggi l'UE si è limitata a fornire "indicazioni" non vincolanti agli Stati membri che intendono muoversi in questa direzione.
Per T&E, quei 37 miliardi di euro, pagati di fatto dagli automobilisti europei alla pompa di benzina, avrebbero dovuto finanziare un massiccio piano continentale per accelerare la mobilità elettrica (compresi i mezzi pesanti) e per sostenere le fasce di popolazione colpite dalla povertà energetica.

Il braccio di ferro sui target auto

La mancata tassazione si inserisce in un quadro normativo europeo giudicato debole dall'organizzazione. T&E accusa la Commissione di non sostenere adeguatamente la diffusione dei veicoli a zero emissioni e lancia l'allarme sulle pressioni esercitate dall'industria tradizionale.
Secondo l'analisi dell'ONG su un recente position paper di ACEA (l'associazione dei costruttori europei), cedere alle richieste di indebolimento degli attuali target climatici previsti per il 2030 porterebbe a un disastro strategico: si stima che sulle strade europee circolerebbero 40 milioni di veicoli elettrici in meno entro il 2035, prolungando la dipendenza del continente dai combustibili fossili e dalle fluttuazioni geopolitiche.

Il conto salato per cieli e mari

L'esposizione alla volatilità del petrolio non colpisce solo gli automobilisti, ma sta paralizzando anche i trasporti pesanti commerciali. I dati forniti da T&E evidenziano come la lentezza nella transizione verso i carburanti verdi (SAF per gli aerei e SMF per le navi) si traduca in costi altissimi per il sistema:
  • Aviazione: L'attuale crisi petrolifera ha aggiunto ben 90 euro di costi operativi sui voli a lungo raggio, una cifra enormemente superiore ai 3 euro di rincaro derivanti dall'obbligo di utilizzo dei carburanti sostenibili.
  • Settore marittimo: La crisi energetica costa agli armatori circa 340 milioni di euro al giorno.
  • Elettrificazione dei porti: Nel solo 2023, le navi ormeggiate nei porti dell'UE hanno bruciato 2,6 milioni di tonnellate di carburante, uno spreco che si sarebbe potuto azzerare semplicemente collegando le imbarcazioni alle reti elettriche di banchina.

L'affondo: "Istituzioni a tutela dei profitti di guerra"

Il commento più duro sulla strategia delineata da Bruxelles arriva da Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia: "Gli europei attendevano una risposta forte dalla Commissione, ma non è arrivata. Le misure proposte devono essere finanziate dalla tassazione dei profitti miliardari che le compagnie petrolifere ricavano dalle guerre".
"Quei soldi – conclude Boraschi – servono per alleviare la morsa finanziaria sulle famiglie, a cui vanno offerte alternative praticabili per mettersi al riparo dalle crisi fossili. È sorprendente che la Commissione voglia perdere l’opportunità di far accedere più facilmente cittadini e aziende alla mobilità elettrica".
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