Come funziona davvero la nuova trasmissione
analogico-digitale di Maranello? Un viaggio tecnico all'interno del selettore e
della frizione: 15 kg di carico, un "clack" meccanico reale e
un'architettura pronta per equipaggiare le prossime V6 PHEV come la 296 (ma non
l'elettrica Luce).
C'è chi lo ha definito un'operazione nostalgia, ma basta
rimuovere la piastra a diapason dal tunnel centrale della nuova
Ferrari 12Cilindri Manuale per capire che ci troviamo di fronte a uno dei
più complessi capolavori di ingegneria meccatronica dell'ultimo decennio. Il
nuovo sistema
Manuale by-wire di
Ferrari non è un semplice
"simulatore”:
è la reinterpretazione in chiave moderna della
trasmissione meccanica, progettata per dialogare con i moderni cambi a
doppia frizione (DCT) senza far rimpiangere le ruvide e appaganti cambiate del
passato.
L'oggetto in sé, ricavato dal pieno con tolleranze
aerospaziali e impreziosito da un pomello in alluminio anodizzato
retroilluminato a 12 LED (bianco e ambra), è un vero e proprio capolavoro di
design industriale, un vero "sex toy" per autoappassionati.
Ma la vera magia risiede nella sua architettura meccanica e nelle implicazioni
future per l'intera gamma del Cavallino.
La retroilluminazione ambra è dedicata alla guida in
manuale, mentre quanto si passa al DCT i 12 led si colorano di bianco.
No, non è un cambio fake. Anzi è una vera genialata per
poter mettere un manuale che altrimenti con le numeriche di cavalli degli
attuali motori sarebbe fisicamente impensabile.
Il futuro del manuale: perché lo vedremo (anche) sulle ibride
Il colpo di genio degli ingegneri di Maranello risiede
nell'integrazione. Il comando Manuale by-wire non va a modificare l'hardware
del motore o del collaudato cambio DCT a 8 rapporti montato al posteriore, ma
rivoluziona esclusivamente l'interfaccia di controllo (centralina vettura e
software cambio sono stati pesantemente aggiornati).
Questo approccio "plug-and-play" spalanca le porte
a un nuovo scenario: il ritorno del cambio manuale sulle vetture della gamma
Ferrari, ibride incluse. Essendo compatibile con le logiche del DCT a 8 marce,
è altamente probabile che questa tecnologia diventi il nuovo standard
"purista" per i modelli futuri della gamma. Possiamo già ipotizzare
la sua applicazione su vetture come la
Ferrari 296 GTB o, in una veste
ancora più estrema, su una futura
296 Challenge (magari in variante
stradale). Ovviamente, questa tecnologia meccanica rimarrà esclusa l’unica
elettrica, la
Ferrari
Luce, ma garantirà lunga vita all'esperienza analogica sulle berlinette
endotermiche e PHEV.
La meccanica della leva e il fascino dei salti di marcia
A livello tecnico, il feeling restituito dalla leva è
identico a quello di un manuale tradizionale. Non ci sono attuatori finti o
altoparlanti che simulano il rumore degli innesti: il "clack"
metallico e sordo che si avverte inserendo la marcia nel cancelletto è generato
da hardware reale.
La cinematica alla base del sistema poggia su un blocco
rotante centrale in acciaio altoresistenziale lavorato dal pieno. Il
meccanismo di selezione è autocentrante (guidato da rulli eccentrici), mentre
l'innesto vero e proprio sfrutta un tamburo rotante profilato accoppiato
a un sistema precaricato. Quando il pilota muove la leva, incontra una
resistenza meccanica fisica iniziale che poi si libera improvvisamente non
appena il rapporto entra in sede.
A differenza dei freddi sequenziali a paletta che obbligano
a scorrere tutti i rapporti in ordine, il ritorno alla griglia ad H restituisce
la libertà dei salti di marcia diretti. Scalare in staccata passando
brutalmente da una quarta a una seconda diventa di nuovo un'azione fisica,
immediata e decisa interamente dal polso del guidatore. A vigilare in
background c'è un attuatore a solenoide push-pull: quest'ultimo funge da
blocco elettromeccanico e interviene a murare la leva solo se si tenta un
innesto totalmente errato senza premere la frizione.
Frizione da 15 kg, doppiette e stalli: non si perdona nessun errore
L'esperienza manuale sarebbe nulla senza il terzo pedale. La
pedaliera a tre elementi è stata totalmente riprogettata e la frizione assume
il ruolo di un'interfaccia di altissima precisione. Il peso da imprimere per
schiacciare il pedale è di 15 kg, un carico maschio e sportivo che
regala una sensazione di resistenza viscerale, ottenuta tramite un brevetto
analogico composto da una molla di precarico, una camma e un rullo.
Questo hardware dialoga senza latenza con un sensore di
posizione digitale, che comanda i pacchi frizione del DCT. Il risultato è una
spietata aderenza alla realtà. Se la sincronizzazione tra rilascio del pedale e
pressione dell'acceleratore è perfetta, l'innesto è fluido come la seta. Ma il
software è stato calibrato per non perdonare la disattenzione: la vettura
permette infatti di incappare in piccoli fuorigiri se il pilota non è
sufficientemente accorto nella gestione dei regimi, scaricando su chi guida la
totale responsabilità dell'azione.
Dimenticatevi l'auto che fa tutto da sola: se rallentate
troppo senza scalare marcia o scordandovi di abbassare la frizione, il V12 non
verrà salvato dall'elettronica, ma arriverà a stallare inesorabilmente,
costringendovi a riavviare il motore esattamente come su un'auto d'epoca.
Questo livello di purezza meccanica rende la pedaliera il parco giochi
definitivo per lavorare di punta-tacco, un'arte ritmica e fondamentale
per non scomporre l'assetto in staccata e godere appieno dei 9.500 giri/min del
dodici cilindri.