Nel dibattito sulla decarbonizzazione del settore trasporti,
stretto tra l'elettrificazione e le scadenze europee del 2035, sta emergendo
con forza un terzo attore: il Diesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil).
Già presente in numerose stazioni di servizio italiane, spesso in forma pura
(HVO100), questo vettore energetico rappresenta un'evoluzione sostanziale
rispetto ai biodiesel tradizionali. Questo articolo analizza le specifiche
tecniche, la compatibilità con il parco circolante e le implicazioni economiche
e ambientali di questa alternativa al gasolio fossile.
Cos'è il Diesel HVO e come si differenzia dal biodiesel tradizionale
L'acronimo HVO sta per Hydrotreated Vegetable Oil
(olio vegetale idrogenato). A differenza del biodiesel di prima generazione
(FAME), ottenuto tramite esterificazione, l'HVO è prodotto attraverso un
processo di idrogenazione catalitica.
Tecnicamente, si tratta di un combustibile paraffinico
sintetico o da fonti rinnovabili. Le materie prime utilizzate non sono
necessariamente oli vergini alimentari; la produzione attuale privilegia scarti
organici, oli di frittura esausti e grassi animali, in un'ottica di economia
circolare.
La differenza chimica è sostanziale:
- Assenza
di ossigeno: Il processo di idrogenazione rimuove l'ossigeno, rendendo
il carburante più stabile e privo di carica batterica (eliminando il
problema delle alghe nel serbatoio).
- Alto
numero di Cetano: Il Diesel HVO possiede un numero di cetano
elevato (spesso superiore a 70, contro i 51 del Diesel standard),
garantendo una combustione più efficiente e un avviamento a freddo
facilitato.
- Purezza:
Essendo privo di aromatici e poliaromatici, riduce la fumosità allo
scarico.
Compatibilità con i veicoli: la sigla XTL
Uno dei dubbi principali degli automobilisti riguarda la
possibilità di utilizzare il Diesel HVO nei propri veicoli senza
danneggiare il motore. Essendo un combustibile chimicamente simile al Diesel
fossile ma con proprietà diverse, è fondamentale verificare l'omologazione.
La normativa europea di riferimento è la EN 15940.
Sui portelloni del serbatoio delle auto moderne, la compatibilità è indicata
dalla sigla XTL all'interno di un quadrato.
- Veicoli
di nuova generazione (Euro 6d in poi): La maggior parte dei
costruttori (tra cui Gruppo Volkswagen, Toyota, Peugeot, Citroën, Ford,
BMW) ha omologato i propri motori Diesel recenti per l'uso di HVO puro
(HVO100).
- Veicoli
datati: Per i motori Euro 5 o Euro 6 più vecchi, non dotati di
specifica omologazione XTL, l'utilizzo è tecnicamente possibile data la
miscibilità del prodotto, ma i costruttori potrebbero non riconoscerne la
garanzia. È imperativo consultare il libretto di uso e manutenzione o le
dichiarazioni ufficiali della casa madre.
L'impatto ambientale: riduzione della CO2 "Well-to-Wheel"
Il principale punto di forza del Diesel HVO risiede
nel bilancio delle emissioni. Sebbene allo scarico (Tank-to-Wheel) la CO2
emessa sia paragonabile a quella del Diesel fossile, il vantaggio si calcola
sul ciclo di vita completo, ovvero "Well-to-Wheel" (dal pozzo alla
ruota).
Utilizzando materie prime di scarto biogenico, la CO2
rilasciata durante la combustione è equivalente a quella assorbita dalle piante
durante la loro vita, o comunque già presente nel ciclo del carbonio a breve
termine. Studi di settore indicano che l'uso di HVO100 può portare a un
abbattimento delle emissioni nette di CO2 fino al 90% rispetto al
gasolio tradizionale. Inoltre, la natura chimica del carburante comporta una
riduzione significativa di particolato fine e ossidi di azoto (NOx) locali.
Distribuzione e Prezzi in Italia
L'Italia è uno dei paesi europei all'avanguardia nella
distribuzione di questo biocarburante, grazie alla conversione di diverse
raffinerie in bioraffinerie. Il prodotto è disponibile presso numerose stazioni
di servizio (in particolare quelle a marchio Eni con la denominazione
HVOlution, ma anche Q8 e Tamoil) sia in miscela nel Diesel premium, sia come
prodotto puro HVO100.
Sul fronte dei costi, il prezzo alla pompa del Diesel HVO
puro è generalmente allineato o leggermente superiore a quello del gasolio
standard, sebbene periodiche campagne promozionali lo abbiano talvolta reso più
economico per incentivarne la diffusione. La logistica non richiede modifiche
infrastrutturali: l'HVO utilizza le stesse cisterne e pompe del gasolio
fossile, facilitando una rapida penetrazione nel mercato.
Una soluzione ponte o definitiva?
Mentre l'Europa spinge verso l'elettrico puro, il Diesel
HVO si posiziona come una soluzione pragmatica per la decarbonizzazione
immediata del parco circolante esistente e per i settori
"hard-to-abate", come il trasporto pesante su gomma, dove le batterie
non offrono ancora densità energetiche sufficienti. La sua capacità di
abbattere le emissioni senza richiedere la rottamazione del veicolo lo rende un
tassello cruciale nella strategia di transizione energetica dei prossimi
decenni.