L'escalation delle tensioni geopolitiche internazionali
continua a pesare sulle tasche degli automobilisti italiani. Di fronte
all'inesorabile ascesa dei prezzi alla pompa, il Governo è al lavoro per varare
un nuovo decreto che estenda lo sconto sulle accise di benzina e gasolio. La
misura, attualmente in scadenza il 7 aprile, dovrebbe essere prolungata per
altri 23 giorni, coprendo l'intero mese.
Ecco i dettagli del provvedimento in arrivo, l'analisi dei
rincari che stanno vanificando l'intervento statale e il delicato nodo delle
coperture finanziarie.
Il nuovo decreto in Consiglio dei Ministri: sconti fino a fine mese
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sta
definendo gli ultimi dettagli del "decreto bis" atteso sul tavolo del
Consiglio dei Ministri per venerdì. L'obiettivo è replicare il taglio di
24,4 centesimi al litro sulle accise dei carburanti, spostando la scadenza
dall'attuale 7 aprile fino al 30 aprile 2026.
Fin dal primo intervento, gli addetti ai lavori ipotizzavano
che la finestra iniziale di 20 giorni si sarebbe rivelata insufficiente.
Tuttavia, a Via XX Settembre la misura viene gestita con estrema cautela:
l'esperienza del 2022 (quando il Governo Draghi fu costretto a rinnovare il
taglio fino a dicembre, con un costo complessivo di oltre 7 miliardi di euro)
insegna quanto sia complesso politicamente ed economicamente interrompere
questo tipo di agevolazioni una volta avviate.
Rincari e tensioni internazionali: lo sconto statale "assorbito"
dal mercato
A rendere inevitabile la proroga sono i numeri registrati in
questi giorni sui tabelloni delle stazioni di servizio, pesantemente
influenzati dalle recenti dinamiche belliche, tra cui l'attacco di Usa e
Israele all'Iran.
Secondo il monitoraggio settimanale del Ministero
dell’Ambiente:
- Benzina:
si attesta a una media di 1,733 euro al litro.
- Gasolio:
ha raggiunto quota 2,032 euro al litro.
Confrontando questi dati con quelli del 2 marzo (ultima
rilevazione prima della recente escalation in Medio Oriente), si registra un
aumento netto di 6 centesimi per la benzina e di ben 31 centesimi per il
gasolio.
L'impatto reale dello sconto statale risulta così quasi
azzerato dalle dinamiche di mercato. Rispetto al 19 marzo (giorno precedente
all'entrata in vigore del taglio), oggi la benzina costa in media solo 13
centesimi in meno, mentre per il gasolio il risparmio effettivo non arriva
nemmeno a 6 centesimi. Di fatto, l'intervento governativo da 417,4 milioni di
euro è stato largamente assorbito dai rincari internazionali.
Senza la proroga del taglio delle accise, a partire dall'8
aprile il prezzo del gasolio schizzerebbe sopra i 2,3 euro al litro,
superando di 15-20 centesimi i picchi storici toccati a metà marzo 2022.
Il nodo delle coperture: la concorrenza con i fondi per le imprese
La proroga fino al 30 aprile avrà un costo stimato tra i 500
e i 600 milioni di euro. Trovare le risorse, tuttavia, si sta rivelando un
rompicapo per il Governo, poiché l'emergenza carburanti si intreccia con altre
priorità economiche, scatenando un braccio di ferro con il mondo produttivo.
Sul tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy
(Mimit), in coordinamento con il MEF e il dicastero degli Affari Europei/Pnrr,
c'è infatti la questione degli "esodati" di Transizione 5.0.
Confindustria e le associazioni di categoria premono affinché il Governo
aumenti i fondi per le domande delle imprese ripescate, attualmente limitati a
537 milioni dal recente decreto fiscale.
La partita finanziaria si gioca su un fondo complessivo da
1,3 miliardi creato con l'ultima Legge di Bilancio. Questa dotazione è ora
contesa tra le richieste di ammodernamento tecnologico delle aziende e le
urgenti necessità di calmierare i prezzi dell'energia causate dal conflitto.
Una doppia emergenza che obbligherà l'Esecutivo a scelte economiche complesse
nelle prossime ore.