Il dibattito sul rincaro dei carburanti si infiamma e si
trasforma in un duro scontro istituzionale e statistico. Al centro della bufera
ci sono le recenti dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in
Italy, Adolfo Urso, il quale ha definito "del tutto inefficace" il
taglio delle accise operato dal Governo Draghi nel 2022, sostenendo che la
misura non fu in grado di arrestare la spirale inflazionistica.
Una lettura storica ed economica che ha scatenato
l'immediata e dura reazione dell'Unione Nazionale Consumatori (Unc), che bolla
le parole del ministro come una "fake news", riportando al centro del
dibattito i dati ufficiali dell'Istat.
Lo scontro: "Urso chieda scusa a Draghi"
La replica dell'Unione Nazionale Consumatori non usa mezzi
termini. Massimiliano Dona, presidente dell'Unc, ha invitato il ministro a fare
un passo indietro: "Urso farebbe bene a chiedere scusa a Draghi. Se
vogliono considerare gli automobilisti dei polli da spennare per fare cassa, lo
dicano chiaramente, ma almeno non si nascondano dietro un dito, accampando
scuse e giustificazioni pretestuose".
L'accusa mossa al Governo è chiara: si starebbe cercando di
riscrivere la storia recente per giustificare la mancata volontà di intervenire
oggi sulle accise, in un momento in cui i prezzi alla pompa stanno tornando a
mordere i bilanci delle famiglie.
Cosa dicono i dati Istat del 2022? L'analisi
Per smentire le dichiarazioni del ministro, l'Unc ha
snocciolato i dati Istat relativi all'andamento dei prezzi al consumo prima e
dopo il celebre decreto taglia-accise di Mario Draghi, entrato in vigore il 22
marzo 2022.
Analizzando i numeri, l'effetto calmierante della misura
appare evidente nell'immediato:
- Il
freno all'inflazione: A marzo 2022, prima del taglio, l'inflazione
tendenziale (Indice Nic) era salita al 6,5%. Nel mese di aprile, subito
dopo l'intervento, il dato è sceso al 6%.
- Il
crollo del Diesel: Il gasolio, che a marzo aveva registrato un
allarmante +34,5% su base annua, in aprile ha rallentato bruscamente al
23,1%, segnando un crollo del -7,7% rispetto al mese precedente.
- La
frenata della Benzina: Stessa dinamica per la verde. Dal +26,4%
tendenziale di marzo, l'aumento si è dimezzato al 13% in aprile, con una
flessione congiunturale (sul mese precedente) del 9,5%.
Come sottolinea l'Unc, è innegabile che una guerra
prolungata finisca inevitabilmente per innescare un processo inflattivo (il
picco dell'11,8% fu raggiunto nell'ottobre del 2022), ma i dati dimostrano che
l'intervento di Draghi riuscì a posticipare e ammortizzare il colpo nei mesi
più critici.
L'allarme per il presente: l'ombra del conflitto in Iran
Il ritorno al passato serve all'Unc per lanciare un
disperato allarme sul presente. Con le attuali tensioni internazionali e la
guerra in Iran, il rischio di una nuova fiammata dei prezzi è concreto.
Secondo l'associazione, un'escalation può essere evitata
solo se il Governo decide di intervenire immediatamente sui listini dei
carburanti. Per alcuni settori, avverte Dona, i danni sono già in corso: nel
comparto ortofrutticolo il rincaro della logistica si è già riversato sui
prezzi finali dei prodotti sui banchi del mercato, colpendo direttamente la
spesa quotidiana degli italiani.