Auto nel mirino per le emissioni, ma per le crociere le regole non valgono? Tasse dimezzate rispetto agli hotel

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03 luglio 2026, 11.23
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Mentre il settore automobilistico affronta da anni normative sempre più stringenti e finisce costantemente nel mirino delle istituzioni per il taglio delle emissioni, il comparto delle grandi navi da crociera beneficia di un trattamento fiscale di favore, a fronte di un impatto ambientale miliardario. Secondo l’analisi condotta da Transport & Environment (T&E), principale gruppo indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, l'inquinamento e le emissioni di gas serra del settore crocieristico sono costati tra i 790 milioni e i 1,3 miliardi di euro nel 2025 solo tra Italia, Spagna e Francia. Nonostante questi dati, un pernottamento a bordo di questi giganti del mare gode di una tassazione quasi dimezzata rispetto a quella applicata a una normale camera d'hotel sulla terraferma.

La scappatoia giuridica dietro i vantaggi fiscali

La disparità di trattamento emerge chiaramente confrontando il costo di un soggiorno medio da 100 euro a notte nei Paesi del Mediterraneo, l'hotspot crocieristico più importante al mondo dopo i Caraibi. I dati indicano che un turista in hotel versa in media il 23% del prezzo in tasse, mentre un passeggero di una nave da crociera ne paga appena il 12%, registrando uno scarto inferiore di circa il 40%.
Questo squilibrio strutturale è legato alla classificazione giuridica delle navi, che vengono formalmente considerate mezzi di trasporto marittimo anziché strutture ricettive turistiche. Tale inquadramento consente alle compagnie di godere delle storiche esenzioni fiscali del settore marittimo, come l'assenza di accise sui carburanti e le agevolazioni sull'IVA. T&E sottolinea come i Governi trattino questi complessi galleggianti alla stregua di trasporti essenziali, ignorando che spesso la nave stessa rappresenta la destinazione finale del viaggio e non un semplice mezzo per raggiungerla, usufruendo così degli stessi benefici pensati per il trasporto merci e per il commercio globale.

L'impatto ecologico e i costi sociali nei porti italiani

Al regime fiscale agevolato corrisponde un'impronta di carbonio tra le più elevate del settore dei trasporti, aggravata dal costante aumento delle dimensioni delle imbarcazioni. Il problema principale si manifesta durante le soste nelle città portuali, dove i motori rimangono frequentemente accesi per garantire i servizi di bordo, rilasciando sostanze tossiche come ossidi di zolfo, ossidi di azoto e particolato che minacciano la salute pubblica e pesano sulle infrastrutture locali.
Nel 2025, i costi sociali e ambientali di queste emissioni in Italia sono stati stimati in 500 milioni di euro complessivi, ripartiti tra i 389 milioni causati dall'anidride carbonica e i 114 milioni legati agli inquinanti atmosferici locali. Parallelamente, le aree costiere di Spagna e Francia hanno registrato danni esterni rispettivamente per 610 e 190 milioni di euro. Lo studio evidenzia inoltre l'inefficacia delle attuali misure: il costo climatico di queste attività supera dalle due alle tre volte quanto versato oggi dalle compagnie nel sistema di quote ETS europeo, mentre manca ancora una tassa comunitaria per l'inquinamento dell'aria nei porti.

Le proposte di T&E: tasse sui biglietti e quote di scalo

Per correggere queste esternalità negative e arginare il fenomeno del sovraffollamento turistico, T&E propone l'introduzione di tasse nazionali sui biglietti delle crociere, sul modello di quanto già fatto in Grecia, dove i pedaggi variano da 5 a 20 euro in base alla stagione. Altre città europee come Barcellona, Amsterdam o Dubrovnik stanno avviando sperimentazioni locali, mentre Venezia ha già interdetto l'accesso alle grandi navi.
Secondo i modelli finanziari dell'associazione, una tassa fissa di 15 euro per passeggero a ogni scalo frutterebbe circa 335 milioni di euro all'anno complessivamente a Italia, Francia e Spagna. Questo gettito potrebbe essere utilizzato per finanziare la protezione degli ecosistemi costieri e l'elettrificazione delle banchine portuali, permettendo lo spegnimento dei motori in porto. L'intervento dovrebbe comunque far parte di una riforma più ampia, volta ad allineare l'IVA delle crociere a quella del turismo terrestre, inasprire i regolamenti europei FuelEU Maritime sull'efficienza e stabilire tetti massimi al numero di scali giornalieri o annuali.
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