Auto elettriche e crisi in Iran: i veri costi tra geopolitica, rincari e le contraddizioni europee

Notizie
17 marzo 2026, 12.28
soldi auto
Il recente inasprimento del conflitto in Iran ha riacceso i riflettori sulla dipendenza europea dagli idrocarburi, portando il dibattito sulla transizione ecologica a un nuovo punto di rottura. Secondo un recente studio di Transport & Environment (T&E), l'impatto di un nuovo shock petrolifero colpirebbe i proprietari di auto a combustione in misura cinque volte superiore rispetto a chi guida un'auto elettrica. Tuttavia, un'analisi attenta dei dati e del contesto geopolitico rivela un quadro molto più complesso e ricco di contraddizioni rispetto a quello tracciato dall'organizzazione ambientalista.

I numeri di T&E: il peso alla pompa di benzina

Il report di T&E parte da un assunto basato sulla crisi del 2022: con il petrolio oltre i 100 dollari al barile, i prezzi alla pompa subirebbero un'impennata.
  • I costi per l'endotermico: Il rifornimento di un'auto a benzina arriverebbe a costare in media 14,20 € per 100 km (un rincaro di 3,80 €).
  • I costi per l'elettrico: La ricarica di un veicolo a batteria si fermerebbe a 6,50 € per 100 km (con un aumento stimato in soli 0,70 €).
  • Il bilancio macroeconomico: T&E sottolinea come nel 2025 l'UE abbia speso 67 miliardi di euro per importare petrolio destinato all'autotrazione, mentre i veicoli elettrici circolanti avrebbero garantito un risparmio di 2,9 miliardi.
infografica-t&e

Le contraddizioni del report: i costi occulti dell'elettricità

Se i numeri alla pompa sembrano dare ragione alla mobilità elettrica, il report presenta alcune significative lacune strutturali che minano l'imparzialità dell'analisi:
  1. L'illusione dell'indipendenza energetica: T&E afferma che dipendere "dal vento e dal sole" metterebbe al riparo da tensioni geopolitiche. Questa visione ignora la pesante dipendenza dell'Europa dalla Cina e da altri Paesi extra-UE per l'approvvigionamento di terre rare, litio, cobalto e per la manifattura stessa di batterie e pannelli solari. Sostituire la dipendenza dal Medio Oriente con quella da Pechino non elimina il rischio geopolitico, lo sposta.
  2. Il nesso gas-elettricità: Lo studio stima un aumento del costo dell'elettricità di appena il 12% in caso di crisi. Tuttavia, il mercato elettrico europeo è ancora fortemente legato al gas naturale. Uno shock energetico globale in Medio Oriente impatterebbe violentemente anche sui costi di produzione dell'energia elettrica, rendendo la stima di T&E potenzialmente sottostimata.
  3. Il paradosso del mercato dell'usato: L'organizzazione ammette implicitamente che le auto elettriche nuove sono ancora fuori portata per la massa, esortando l'UE a forzare le grandi aziende ad acquistare flotte a zero emissioni affinché queste si riversino sul mercato dell'usato. Un meccanismo che evidenzia un problema sociale non risolto dalla semplice imposizione di target climatici.
infografica-t&e-2

Il braccio di ferro politico a Bruxelles

In questo scenario si inserisce il vertice dei Ministri dell'Ambiente dell'UE. Sul tavolo c'è la proposta di ammorbidire i target climatici, riducendo l'obiettivo di abbattimento delle emissioni dal 100% al 90% entro il 2035.
Leader europei come la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz stanno guidando un fronte pragmatico che chiede una revisione delle tempistiche. T&E bolla questa posizione come una mera "volontà di prolungare la dipendenza dal petrolio". In realtà, la cautela di Roma e Berlino nasce dalla necessità di proteggere un'industria automobilistica europea attualmente in grave crisi di competitività rispetto ai player asiatici e di evitare che i costi della transizione ricadano interamente sulle fasce di popolazione a medio-basso reddito.
loading

Loading