Il recente inasprimento del conflitto in Iran ha riacceso i
riflettori sulla dipendenza europea dagli idrocarburi, portando il dibattito
sulla transizione ecologica a un nuovo punto di rottura. Secondo un recente
studio di
Transport & Environment (T&E), l'impatto di un nuovo shock
petrolifero colpirebbe i proprietari di auto a combustione in misura cinque
volte superiore rispetto a chi guida un'auto elettrica. Tuttavia,
un'analisi
attenta dei dati e del contesto geopolitico rivela un quadro molto più complesso
e ricco di contraddizioni rispetto a quello tracciato dall'organizzazione
ambientalista.
I numeri di T&E: il peso alla pompa di benzina
Il report di T&E parte da un assunto basato sulla crisi
del 2022: con il petrolio oltre i 100 dollari al barile, i prezzi alla pompa
subirebbero un'impennata.
- I
costi per l'endotermico: Il rifornimento di un'auto a benzina
arriverebbe a costare in media 14,20 € per 100 km (un rincaro di 3,80 €).
- I
costi per l'elettrico: La ricarica di un veicolo a batteria si
fermerebbe a 6,50 € per 100 km (con un aumento stimato in soli 0,70 €).
- Il
bilancio macroeconomico: T&E sottolinea come nel 2025 l'UE abbia
speso 67 miliardi di euro per importare petrolio destinato
all'autotrazione, mentre i veicoli elettrici circolanti avrebbero
garantito un risparmio di 2,9 miliardi.
Le contraddizioni del report: i costi occulti dell'elettricità
Se i numeri alla pompa sembrano dare ragione alla mobilità
elettrica, il report presenta alcune significative lacune strutturali che
minano l'imparzialità dell'analisi:
- L'illusione
dell'indipendenza energetica: T&E afferma che dipendere "dal
vento e dal sole" metterebbe al riparo da tensioni geopolitiche.
Questa visione ignora la pesante dipendenza dell'Europa dalla Cina e da
altri Paesi extra-UE per l'approvvigionamento di terre rare, litio, cobalto
e per la manifattura stessa di batterie e pannelli solari. Sostituire la
dipendenza dal Medio Oriente con quella da Pechino non elimina il rischio
geopolitico, lo sposta.
- Il
nesso gas-elettricità: Lo studio stima un aumento del costo
dell'elettricità di appena il 12% in caso di crisi. Tuttavia, il mercato
elettrico europeo è ancora fortemente legato al gas naturale. Uno shock
energetico globale in Medio Oriente impatterebbe violentemente anche sui
costi di produzione dell'energia elettrica, rendendo la stima di T&E
potenzialmente sottostimata.
- Il
paradosso del mercato dell'usato: L'organizzazione ammette
implicitamente che le auto elettriche nuove sono ancora fuori portata per
la massa, esortando l'UE a forzare le grandi aziende ad acquistare flotte
a zero emissioni affinché queste si riversino sul mercato dell'usato. Un
meccanismo che evidenzia un problema sociale non risolto dalla semplice
imposizione di target climatici.
Il braccio di ferro politico a Bruxelles
In questo scenario si inserisce il vertice dei Ministri
dell'Ambiente dell'UE. Sul tavolo c'è la proposta di ammorbidire i target
climatici, riducendo l'obiettivo di abbattimento delle emissioni dal 100% al
90% entro il 2035.
Leader europei come la premier italiana Giorgia Meloni e il
cancelliere tedesco Friedrich Merz stanno guidando un fronte pragmatico che
chiede una revisione delle tempistiche. T&E bolla questa posizione come una
mera "volontà di prolungare la dipendenza dal petrolio". In realtà,
la cautela di Roma e Berlino nasce dalla necessità di proteggere un'industria
automobilistica europea attualmente in grave crisi di competitività rispetto ai
player asiatici e di evitare che i costi della transizione ricadano interamente
sulle fasce di popolazione a medio-basso reddito.