Da oggi il nuovo Codice della Strada compie un passo
decisivo verso la tolleranza zero: debutta ufficialmente l'Alcolock. Il
Ministero dei Trasporti ha infatti pubblicato l'elenco dei dispositivi
autorizzati, degli installatori e dei modelli compatibili. L'obiettivo è nobile
e chiaro: impedire a chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza di
mettersi al volante se ha bevuto anche solo un sorso d'alcol.
Tuttavia, tra la teoria e la pratica si interpone un
percorso a ostacoli. Federcarrozzieri, l'associazione nazionale delle
autocarrozzerie, ha lanciato un duro monito, evidenziando come l'applicazione
di questa misura rischi di trasformarsi in un salasso economico e in un
groviglio tecnico per molti italiani.
Ecco quali sono le principali criticità emerse.
1. Il muro tecnologico: l'anzianità del parco auto
La regola parla chiaro: chi è stato condannato per un tasso
alcolemico superiore a 0,8 g/l o 1,5 g/l, per riottenere la patente dovrà
guidare esclusivamente veicoli dotati di
Alcolock, un etilometro collegato
all'accensione che blocca il motore se il tasso non è pari a zero. Il problema?
L'Italia ha un parco auto tra i più vecchi d'Europa, con un'età media di
circa 13 anni. Federcarrozzieri avverte che, dal punto di vista tecnico, su
moltissime vetture datate sarà fisicamente impossibile installare la centralina
del dispositivo, rendendo di fatto inapplicabile la norma per una vasta fetta
di cittadini.
2. Una stangata da 2.000 euro e il rischio "monopolio"
La sicurezza ha un prezzo, e in questo caso è decisamente
alto. Il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli, ha snocciolato i numeri
di quella che si preannuncia come una vera e propria stangata:
- Installazione:
circa 2.000 euro per singola vettura.
- Costi
accessori: a questa cifra andranno sommate le spese per la taratura
periodica (obbligatoria per legge), la manutenzione ordinaria e l'acquisto
continuo dei boccagli monouso.
A peggiorare il quadro economico c'è la questione degli
installatori. Non tutte le carrozzerie a norma di legge potranno montare
l'Alcolock, ma solo quelle indicate dal produttore e inserite
nell'elenco del Ministero. Secondo l'associazione, questa restrizione viola le
norme sulla libera concorrenza, riducendo le opzioni per gli automobilisti e
innescando un probabile, e ingiustificato, rialzo dei prezzi.
3. Il paradosso dell'auto condivisa
C'è infine un aspetto pratico che rischia di complicare la
vita quotidiana di molti nuclei familiari: l'auto unica. Se un membro
della famiglia viene condannato e ha l'obbligo dell'Alcolock, il dispositivo
dovrà essere installato sull'auto di famiglia. Di conseguenza, qualsiasi
persona si metta al volante di quella vettura – dal coniuge al figlio
neopatentato, pur non avendo alcuna pendenza penale – sarà obbligata a soffiare
nel dispositivo e dovrà avere un tasso alcolemico rigorosamente pari a zero
per far partire il motore. Una restrizione "di riflesso" che solleva
interrogativi sulla gestione pratica della mobilità familiare.