Secondo me, questa nuova Formula 1 è una schifezza

Motorsport
20 marzo 2026, 8.30
Confronto visivo tra due epoche della Formula 1: in alto una monoposto moderna, fredda, ipertecnologica e con dettagli luminosi simili a quelli di un videogioco; in basso una classica monoposto rossa del passato
C’era un tempo, in cui la Formula 1 era il tempio dell’estremo. Un luogo dove l’uomo e la macchina sfidavano le leggi della fisica in un corpo a corpo brutale, dove il limite non era stabilito da un software di gestione, ma dal coraggio di chi sedeva nell’abitacolo e dalla resistenza meccanica di motori spinti oltre ogni logica. Oggi, per le monoposto della nuova era 2026, la sensazione è che il "Circus" sia stato definitivamente trasformato in un laboratorio asettico, un videogioco programmato a tavolino da Liberty Media in cui lo spettacolo finto ha preso il posto della competizione pura.
Non avevamo ancora visto le nuove vetture che già il paddock era in fiamme. Le polemiche scoppiate mesi prima del debutto sul rapporto di compressione del nuovo propulsore Mercedes sono il sintomo di una malattia profonda. Non è più una sfida tra chi stacca più tardi, ma tra chi riesce a interpretare meglio i vincoli asfissianti di un regolamento tecnico che somiglia sempre più a un manuale di istruzioni per elettrodomestici.
In questo scenario, il ruolo del pilota viene sistematicamente svilito. Emblematico è il senso delle riflessioni condivise da Charles Leclerc, culminate con lo sfogo nel sabato di Shanghai. Il monegasco ha spiegato con disarmante lucidità che, con queste moderne power unit, tentare una traiettoria diversa o cercare di "inventarsi" qualcosa di unico nell’ultimo assalto della Q3 è diventato quasi controproducente. Se il pilota prova a forzare, se cerca di rubare quel decimo extra con l'istinto, finisce per sbilanciare il delicatissimo recupero di energia. Il risultato? Si ritrova senza la spinta elettrica necessaria nei tratti successivi, perdendo sul traguardo molto più di quanto guadagnato con il cuore. La sentenza è amara: bisogna fidarsi delle simulazioni. Il "fiuto", quella scintilla divina che separava i campioni dai piloti mediocri, è stato sacrificato sull'altare di una gestione energetica che non ammette l'errore, ma nemmeno il genio.
I vertici della Formula 1 sbandierano le statistiche come trofei di guerra. I dati della gara inaugurale 2026 a Melbourne parlano chiaro: 120 sorpassi registrati, contro i 45 dell’anno precedente. Sulla carta, un trionfo. Nella realtà, un inganno ottico. Questi non sono sorpassi: sono manovre di sorpasso procedurale. Sono il frutto di un'aerodinamica attiva che si apre e si chiude per decreto, di boost di potenza pre-impostati che rendono la difesa un'impresa vana e patetica.
Per capire cosa abbiamo perso, basta osservare quali sono i contenuti che ancora oggi infiammano i social media. I video con milioni di like sono i duelli d'altri tempi. Si torni con la mente a Imola, duello Alonso-Schumacher: giri e giri di resistenza pura, con il Kaiser incollato agli scarichi dello spagnolo, che sbarrava ogni varco con una precisione chirurgica. Non c'era DRS, non c'erano tasti magici per il sorpasso agevolato, non c'era una batteria da preservare. C'era solo la pressione psicologica, la traiettoria sporca per disturbare l'avversario. Oggi, quel duello non esisterebbe nemmeno: l'elettronica avrebbe dato a Schumacher una velocità tale da passare Alonso a metà rettilineo, senza nemmeno bisogno di una staccata al limite. Fine della storia, fine di ogni epica, inizio della noia certificata.
La gestione di Liberty Media sta portando avanti un'omologazione pericolosa. Avendo ormai il controllo totale anche della MotoGP, la strategia appare chiara: trasformare ogni weekend di gara in un evento frenetico e ininterrotto. Se nel motomondiale la Gara Sprint è diventata una tassa fissa, una sorta di "fast food" motoristico obbligatorio ogni sabato, è solo questione di tempo prima che questa bulimia colpisca ogni singolo Gran Premio di Formula 1.
La verità è che la Formula 1 moderna è lo specchio fedele di una società affetta da un deficit di attenzione cronico. Siamo la civiltà del "doomscrolling", una massa di individui incapaci di godersi un Gran Premio, una partita di calcio o un film senza sbirciare lo smartphone ogni tre minuti per controllare una notifica.
Per nutrire un pubblico che non sa più aspettare, lo spettacolo deve essere dopato, frenetico, segmentato. La mia previsione è che in futuro avremo gare sempre più brevi, da 30 o 40 minuti al massimo. Esattamente la durata di un episodio di una serie TV, il tempo limite prima che l’utente medio si annoi e torni a scrollare i feed social. Abbiamo rimosso il DRS gridando alla rivoluzione, solo per sostituirlo con un “artificio” continuo.
Forse indietro non si torna, ma bisognerebbe fermarsi un istante e chiedersi: perché questo sport è diventato una leggenda globale capace di resistere per decenni?
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