In una radiosa finestra d’inverno, quando il sole
alto sull’Engadina accende riflessi abbaglianti sulla superficie cristallina
del lago, St. Moritz si è trasformata ancora una volta nel teatro più
spettacolare d’Europa per l’automobile storica e da collezione. Il bianco della
neve, l’azzurro intenso del cielo e il luccichio del ghiaccio hanno fatto da
cornice a uno degli appuntamenti più affascinanti del calendario
internazionale.
The I.C.E. 2026 non è stato semplicemente un
concorso di eleganza: è stato un festival diffuso, una celebrazione dell’arte
in movimento capace di fondere meccanica, paesaggio alpino, lifestyle,
mondanità e cultura contemporanea in un’unica esperienza immersiva.
In gara cinquanta vetture, selezionate con cura
maniacale: una collezione vivente pensata come una galleria d’arte a cielo
aperto, dove ogni automobile raccontava un’epoca, una filosofia costruttiva,
una visione del futuro. L’evento, però, ha superato abbondantemente i confini del
concorso ufficiale.
Sulla superficie ghiacciata del lago si sono
susseguite esibizioni dinamiche con passaggi spettacolari che hanno trasformato
il ghiaccio in una pista scenografica naturale. Intorno, l’intero paese è
diventato un museo diffuso, invaso da vetture di ogni epoca e stile, dalle
classiche più preziose alle supercar contemporanee, in un dialogo continuo tra
passato e presente.
Il pubblico — internazionale, elegante, curioso,
multigenerazionale — non si è limitato a osservare. Ha vissuto l’automobile
come esperienza sensoriale: il suono dei motori che rimbalzava tra le montagne,
l’aria fredda intrisa di benzina, i riflessi delle carrozzerie sul ghiaccio, le
fotografie scattate senza sosta.
Non a caso, come ha raccontato Fabrizio Giugiaro – uno dei giudici del
Concorso - osservando le vetture
muoversi sul lago, “l’automobile nasce come oggetto tecnico, ma diventa davvero
completa solo quando riesce a emozionare come un’opera d’arte”. Una frase che
sintetizza perfettamente lo spirito di The I.C.E.: non semplice esposizione, ma
estetica in movimento.
Cosa è successo sulla pista ghiacchiata di St. Moritz
Le cinquanta vetture in gara hanno raccontato
quasi un secolo di evoluzione automobilistica, dalle monoposto del dopoguerra
alle barchette da competizione pura, passando per icone del rally e supercar
che negli anni Novanta hanno riscritto il concetto stesso di prestazione
stradale.
Il momento più alto è arrivato con l’assegnazione
del Best in Show alla Talbot-Lago T150C SS Teardrop del 1937, una scultura
aerodinamica anteguerra, elegante e futuristica allo stesso tempo, che sembra
modellata dal vento più che da mani umane, sintesi assoluta tra bellezza e
ingegneria.
Accanto alla regina del lago, il premio Spirit of
St. Moritz ha celebrato la Ferrari Dino 206 S del 1967, emblema della
leggerezza e dell’equilibrio meccanico degli anni Sessanta, mentre il pubblico
ha scelto l’adrenalina moderna della McLaren F1 GTR Lark del 1996 come Hero
Below Zero, portando sul ghiaccio il mito dell’endurance contemporanea.
Mentre sullo specchio ghiacciato dominava l’eleganza in movimento, la città di
St. Moritz viveva una vera festa dell’automobile, continua e pulsante. Sul
lago, il villaggio di The I.C.E. era il cuore dell’esperienza: camerieri che
pattinavano davanti alla lounge dei driver, musica dal vivo, oyster bar sempre
affollato, store ufficiale preso d’assalto da collezionisti e curiosi.
In città, le installazioni urbane raccontavano
l’incontro tra automotive, design e alta cultura: le Battista firmate Pininfarina davanti alle vetrine di Prada, l’Aston Martin trasformata
in opera d’arte da uno street artist, la presenza scenografica di Pagani Automobili davanti al Kulm Hotel, fino all’installazione firmata
Eccentrica allestita in un ex distributore di benzina vicino alla stazione.
Nel cielo, le evoluzioni della pattuglia
acrobatica svizzera disegnavano geometrie spettacolari sopra lago e montagne,
mentre poco distante la mongolfiera panoramica regalava una visione dall’alto
di uno degli scenari automobilistici più surreali d’Europa.
Per le strade, intanto, sfilava spontaneamente un
museo vivente fatto di Brabus sei ruote, dune buggy dal sapore avventuroso,
Panda 4x4 storiche restaurate con cura maniacale, supercar moderne e classiche
senza tempo che trasformavano ogni angolo della città in una cartolina
automobilistica.
Nato da poche edizioni, The I.C.E. ha già
raggiunto una maturità rara, diventando probabilmente l’evento automobilistico
invernale più completo, glamour ed elegante del continente europeo.
Soprattutto ha saputo avvicinare le nuove generazioni al mondo delle auto
storiche, trasformando la passione in esperienza condivisa, familiare,
emozionale.
Non più soltanto concorso di eleganza, ma
piattaforma culturale dell’automobile, punto d’incontro tra design, arte,
motorsport e lifestyle.
E dopo il 2026, una cosa è ormai chiara: The I.C.E. ha trovato la sua forma
definitiva.
BOX – Le regine del lago: le Best in Class di The I.C.E. 2026
La giuria internazionale ha premiato cinque icone
capaci di raccontare quasi un secolo di storia dell’automobile:
• Lancia Stratos (1976) – Legendary
Liveries
Icona assoluta dei rally, nata per vincere e diventata leggenda.
• Maserati 4CLT – Open Wheels
Monoposto del dopoguerra, simbolo dell’epoca eroica delle corse europee.
• Jaguar XJ220 (1993) – Birth of
Hypercar
Per anni l’auto di serie più veloce al mondo, manifesto delle supercar anni
Novanta.
• Ferrari 750 Monza (1955) – Barchettas
on the Lake
Barchetta pura da competizione, leggera e affilata come una lama.
• Talbot-Lago T150C SS Teardrop – Icons on Wheels
Capolavoro aerodinamico anteguerra, una delle forme più belle mai disegnate su
quattro ruote.
Autore: Cesare Gasparri Zezza