La 35 HP Theta fu un modello di straordinaria fortuna, con ben 1696 esemplari. Lussuosa e potente diventò in breve tempo l’oggetto del desiderio delle figure più facoltose del tempo.
Prima di immettere sul mercato il
celebre modello 35 HP, detto Theta,
Lancia presentò nel 1910 la 20 HP, o Gamma. Questa vettura si pose come la prima automobile della Casa a fregiarsi del nuovo marchio con volante e stendardo, disegnato da Carlo Biscaretti di Ruffia, il futuro fondatore del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO). Le differenze principali fra questo modello e la precedente Beta riguardavano l’alesaggio del motore, portato a 100 mm, con una cilindrata conseguentemente aumentata a 3454 cc per una potenza di 40 CV a 1500 giri/minuto. L’aspetto esterno richiamava quello dei modelli antecedenti, caratterizzato dal cofano a lati spioventi e dai parafanghi curvati verso il basso. Nel 1910 ne furono prodotte ben 258 unità, segnando il volume più alto dalla nascita del marchio fino a quel momento.
Alla Gamma succedettero, nel 1911, due versioni simili costruite in contemporanea, entrambe contraddistinte da un incremento della cilindrata a 4054 cc ottenuto aumentando la corsa a 130 mm. Ribattezzate 20/30 HP, presero il nome di Delta ed Epsilon: la prima era orientata a un impiego sportivo, mentre la seconda era destinata alla realizzazione di carrozzerie di maggior prestigio grazie al suo telaio a passo lungo. A questi due modelli si aggiunse, sempre nel 1911, un terzo veicolo denominato Eta, realizzato con un passo di 2775 mm. Il motore di questo trittico di modelli era in grado di erogare 60 CV a 1800 giri/minuto, spingendo le vetture a velocità massime nell'ordine dei 115 km/h. La risposta del mercato fu eccellente: nel 1911 la produzione della Delta raggiunse le 303 unità, mentre quella dell’Epsilon (dal 1911 al 1913) e dell’Eta (dal 1911 al 1914) toccò rispettivamente le 351 e le 491 unità. Si trattava di una media di circa 300 vetture all'anno, costruite nel nuovo grande stabilimento di via Monginevro 99, inaugurato proprio in quel fecondo 1911.
Prima dell’ammiraglia, l’utilitaria di lusso
In quegli anni Vincenzo Lancia si dimostrò un vulcano irrefrenabile di idee e progetti. Nel 1912 presentò la 15 HP, o Zeta, un modello che meritava particolare attenzione per le soluzioni tecniche originali concepite appositamente per la riduzione dei consumi. Questa nuova vettura, catalogabile come una sorta di “utilitaria di lusso”, avrebbe dovuto completare la gamma Lancia esistente. Tuttavia, i tempi non erano ancora maturi per un concetto simile: la maggior parte degli acquirenti dell'epoca godeva di una disponibilità finanziaria ben superiore alla media e non mostrava sensibilità verso l’economia di gestione. Probabilmente a causa di queste dinamiche di mercato, il modello non ebbe successo e la produzione si fermò a soli 34 esemplari. Le dimensioni erano compatte, con una lunghezza inferiore di circa un metro rispetto alle sorelle maggiori, e il peso dello chassis ammontava a soli 740 kg (circa 300 in meno della vettura più grande in gamma). Anche il prezzo dello chassis, fissato a circa 8.500 lire, era sensibilmente inferiore a quello della Theta (che variava fra le 13.500 e le 17.000 lire a seconda degli allestimenti); ciononostante, non reggeva il confronto con la FIAT Zero, concorrente di riferimento del settore, il cui prezzo per la versione Torpedo completa di carrozzeria era stato ribassato in quel periodo a 6900 lire. Dal punto di vista meccanico, il motore era un quattro cilindri verticali in linea da 2612 cc capace di 30 CV a 1800 giri/minuto, con la particolarità del cambio e del differenziale montati in blocco in posizione posteriore.
L’avvento della Theta: rivoluzione elettrica
Si arriva così alla vera protagonista della storia: la Lancia 35 HP, o Theta. Questo modello rappresentò la prima Lancia di grande successo, prodotta nell'importante cifra di 1696 esemplari dal 1913 al 1919. Si trattò di un risultato straordinario, specie se confrontato con il prezzo d'élite di 13.500 lire per il solo chassis nudo, che poteva impennarsi fino a 20.000 lire per l'allestimento berlina. I volumi di produzione della Theta arrivarono a coprire circa l’1,5% delle automobili fabbricate in Italia in quel periodo, un traguardo raggiunto anche grazie a rilevanti esportazioni dirette soprattutto verso il Regno Unito e gli Stati Uniti, mercati in cui il marchio Lancia divenne particolarmente apprezzato. La produzione civile della 35 HP cessò all’inizio della Prima guerra mondiale, momento in cui la Lancia convertì le proprie risorse verso la produzione bellica. Dal suo telaio fu derivato l’1Z, un veicolo militare da non confondere con l'omonimo mezzo, decisamente più piccolo, sviluppato sulla base della Lancia Zeta. I fattori alla base dell'enorme successo della 35 HP non risiedevano solo nella robustezza, cura e affidabilità strutturale, doti ormai tradizionali del marchio, ma anche in contenuti tecnologici fortemente innovativi. Il più rivoluzionario fu senza dubbio l’impianto elettrico di bordo: la Theta fu infatti la prima automobile in Europa a essere equipaggiata di serie con un impianto elettrico completo, importato dagli Stati Uniti e prodotto dalla Rushmore.
Il sistema, alimentato da una batteria a 6 V, comprendeva una dinamo (azionata dal motore tramite un ingranaggio collegato all’asse a camme), una batteria da 120 Ah, il motorino d’avviamento, la tromba, i fari anteriori, le luci di posizione anteriori e posteriori, e persino l’illuminazione interna per l'abitacolo e il quadro strumenti. La Lancia riponeva una tale fiducia nell’affidabilità di questo sistema d’avviamento che, per la prima volta in assoluto nella storia dell'auto, la manovella d’avviamento fu relegata alla cassetta degli attrezzi. Sulle vetture precedenti, infatti, l’illuminazione esterna dipendeva ancora dai fari ad acetilene, alimentati da un ingombrante gassogeno ad acqua e carburo di calcio solitamente montato sul predellino.
Tecnica di prim’ordine
La struttura poggiava su un telaio a longheroni con traverse in lamiera di acciaio, reso disponibile in due differenti misure di passo: 3.100 e 3.370 mm. Il motore era un imponente 4 cilindri in linea verticali in monoblocco di ghisa con testa fissa e basamento in lega di alluminio. Con una cilindrata di 4.940 cc e misure di alesaggio e corsa di 110x130 mm, l'unità erogava 70 CV a 2200 giri/minuto, spingendo la vettura a una velocità massima di 120 km/h. I dettagli tecnici includevano la distribuzione a valvole laterali, l'accensione a magnete ad alta tensione con anticipo regolabile manualmente, e un sistema di raffreddamento ad acqua con radiatore a tubi verticali alettati. L’alimentazione era gestita tramite pompa a mano e pulsometro, supportata da una lubrificazione forzata. La meccanica era completata da un cambio a 4 marce più retromarcia, freni meccanici (a pedale sulla trasmissione e a mano a tamburo sulle ruote posteriori) e una trasmissione cardanica. Grande attenzione fu riposta anche nell'ergonomia, grazie al volante con piantone regolabile su tre diverse posizioni per conformarsi al meglio alla statura del guidatore. L’insieme di queste raffinate caratteristiche la rese una delle vetture più ambite ed esclusive della sua categoria.
Un’esemplare d’eccezione
L’esemplare di Theta appartenente alla collezione ufficiale Lancia si trova in un affascinante stato di conservazione. Si tratta di una configurazione Coupé de Ville, una tipologia di carrozzeria che prevedeva l'abitacolo passeggeri completamente chiuso e il posto di guida scoperto. Per resistere alle intemperie, la selleria anteriore era rivestita in robusto cuoio, mentre l’ambiente interno offriva il comfort di un raffinato panno lavorato all’uncinetto. L’abitacolo era impreziosito da finiture in radica, portafiori in cristallo, cuscini appoggia piedi, tende a rullo, una lampada elettrica dedicata e un ricercato radiatore di riscaldamento a gas di scarico inserito sotto il sedile, una raffinatezza tecnica rarissima sui veicoli dell'epoca. Un'altra evoluzione stilistica riguardava le leve del cambio e del freno delle ruote posteriori che, pur rimanendo sul lato esterno del guidatore, vennero collocate internamente alla carrozzeria. È curioso ricordare come Vincenzo Lancia considerasse antiestetica la classica disposizione di queste leve al di fuori della linea dell'auto, tanto da ordinarne l’esclusione o il camuffamento nelle fotografie ufficiali del marchio. A coronamento del prestigio di questo specifico esemplare, il monogramma romboidale impresso sulle portiere posteriori attesta che la vettura è appartenuta al celebre magnate, imprenditore e filantropo John D. Rockefeller: una testimonianza inequivocabile dell'altissima considerazione internazionale di cui godeva il marchio Lancia nel mondo.