Nel
1996 il piacevole e
volutamente provocante design della
Ford Ka fu la dimostrazione di
quanto di buono possa generare la perfetta e sincronica collaborazione tra la
capacità innovativa della
sezione design e un gruppo di illuminati
manager. Ma, come se già non bastasse, dietro la Ka ci fu molto di più: la
piccola vettura (da quest’anno
trentenne) per i suoi ideatori era l’espressione
di una nuova filosofia di disegno, chiamata
New Edge design, maturata all’interno
della
Ford e con maggiore spinta dalla sua divisione Europea attraverso
Fritz Mayhew, al tempo responsabile del design nei centri Ford di
Colonia e
Dunton. Una innovativa filosofia progettuale
fatta di forme e linee taglienti, geometrie coincidenti e tangenti, incisive e
affilate. Il concetto conferì alla forma della vettura un aspetto “lavorato” ottenuto ricorrendo a spesse
linee fascianti e ad una tecnica di riporto chiamata
“forma su
forma”,
che evidenziava i bordi all'intersezione dei piani di curvatura.
Questa rivoluzione stilistica
avvenne però non solo con l’intento
di rinfrescare il design dei prodotti Ford dell’epoca, ma perchè si avvertì l’urgente necessità di una vera svolta formale, radicale
che arrivò dalla dirigenza statunitense Dearborn: tutte le vetture si somigliavano e l’omogeneizzazione si estendeva dalla forma ai materiali alla
qualità generale. Jack Telnack, capo del design Ford USA in
quegli anni, colse l’occasione
proponendo una marcata differenziazione nel segno di una nuova espressività,
portando alla prima nascita del concetto New Edge design.
“Cominciamo con la Ka”
La definizione del design esterno ebbe
inizio nell’estate
del 1993. Gli obiettivi: adottare nuove e
ardite concezioni di stile, abbinate alle più avanzate acquisizioni
tecniche, per realizzare una vettura compatta dall’aspetto semplice, dinamico e distintivo. Come consuetudine
in Ford, vennero posti in competizione i centri stile europei e statunitensi.
Nell’arco di pochi mesi vennero elaborate
diverse proposte che, concretizzate in modelli in scala reale, furono messe a
confronto. La proposta del centro stile statunitense di Dearborn presentava alcuni elementi stilistici d’interesse ma dal punto di vista generale esprimeva un’evoluzione in piccolo della sorella maggiore Ford Fiesta, insieme a quella della sezione Advanced
Design californiana.
Il centro stile tedesco
di Colonia allestì un modello che risultò infine il più convincente,
come anche quello presentato dalla Ghia di Torino (dal 1970 in mano
Ford), sia nell’impostazione
generale ma soprattutto nella fiancata e in diversi dettagli; segno che i
centri stile europei “sentivano” maggiormente il contesto.
Fatta la scelta, a Colonia si allestì un secondo modello che di fatto sarà quello
dello sviluppo finale, mentre la precedente proposta fu costruita in veste di concept
car e mostrata al Salone di Ginevra del 1994 per sondare le reazioni
del pubblico, che però di rivelarono piuttosto tiepide.
New Edge design: rivoluzione in ogni
tratto
Claude Lobo, che all’inizio
del progetto era chief designer, spinse per proseguire direttamente
con il secondo modello sviluppato, stilisticamente più incisivo e perfettamente
affine agli obiettivi che si volevano raggiungere: difatti fin dalle prime fasi
di progettazione non si trattò solo di realizzare la riduzione di un’automobile più grande giusto un pò più “giocattolosa”, bensì
di riabilitare la concezione di automobile piccola. Dare vita cioè ad un’auto con grande carisma, piccola solo nelle
dimensioni ma grande nella sostanza, con un design lontano dai canoni della
moda e allo stesso tempo durevole nel tempo.
Per la Ford Ka definitiva,
capostipite del New Edge design, vennero
adottate superfici di configurazione semplice e lineare che si congiungevano a
formare un mix di linee fluenti e arrotondate, che si incrociavano generando
proiettori, calandra, tagli porte e superfici vetrate con una netta
evidenziazione dei bordi. La semplicità delle pannellature della scocca era
enfatizzata dai grandi paraurti anteriori e posteriori, fascianti e realizzati
in plastica non verniciata.
Coerenza formale
All’interno si ripeteva quanto avveniva all’esterno, ma con maggiore presenza di forme puramente
stondate. Il movimento circolare della plancia venne concepito e sviluppato
dallo studio degli interni della Ford Europa a
Dunton, in Inghilterra dal capo del design Pierre Webster: il progetto di partenza era un cockpit semplice ma
inizialmente poco innovativo, non in linea con il movimento delle superfici
esterne. L’idea
della plancia a goccia, nata successivamente con l’estensione del disegno circolare verso il quadro strumenti
fino alle portiere, completò coerentemente il progetto. Anche per gli interni
si voleva che la Ka fosse sorprendente sotto ogni aspetto: se all’esterno sorprendeva, al volante doveva strappare un
sorriso.
Presentata in veste definitiva al Salone
di Parigi del 1996, la nuova nata (realizzata su base Ford Fiesta) spiazzò ma convinse, portando il modello ad essere
venduto in circa un milione e mezzo di esemplari fino al 2016 attraverso due
generazioni, con curiose interpretazioni come la concept car roadster Saetta
del 1996 e la station wagon Turing Ka (1998) realizzate da Filippo Sapino in Ghia.
Indimenticabili anche le marcatamente sportive e rare Ford SportKa (2003)
e StreetKA (2004), ingegnerizzati e assemblati dalla Pininfarina.
Ancora oggi quando si incrocia una Ford Ka, la si osserva con curiosità,
emergendo senza difficoltà nel panorama automobilistico odierno. Anche dopo Trent’anni.