All’interno della Collezione Bertone, oggi
conservata Stellantis Heritage Hub in via Plava a Torino, si “nascondono” numerose vetture davvero singolari. Modelli
molto diversi tra loro ma spesso uniti da un filo rosso: esplorare oltre i
limiti, come nel caso della FIAT 128 Coupé Shopping disegnata da Marcello
Gandini. Il lancio della FIAT 128 berlina
nel 1969 ha rappresentato un autentico punto di svolta e una vera e
propria rivoluzione ingegneristica nel panorama automobilistico
mondiale. Questo modello si è distinto per essere in assoluto la prima
vettura di produzione a marchio FIAT con trazione anteriore e motore
trasversale, una configurazione meccanica radicale rispetto alle tradizioni
consolidate del marchio di Torino. Nonostante una lunghezza ridotta di soli
3,86 metri, la FIAT 128 sorprendeva l’intero mercato per lo straordinario sfruttamento
dello spazio interno dedicato ai passeggeri e ai bagagli. I progettisti
riuscirono infatti a ottimizzare al massimo il rapporto ingombro esterno/volume
utile per l’abitabilità. Questo eccezionale pacchetto tecnologico valse alla
FIAT 128 il prestigioso titolo europeo di Auto dell’Anno (European Car of
the Year - ECOT) nel 1970.
Se la meccanica della berlina di serie
rasentava la perfezione per l’epoca, il suo classico stile a tre volumi,
per quanto funzionale, veniva percepito da diversi critici e designer come
decisamente tradizionale o, per certi versi, persino noioso. Ciò stimolò la progettualità
del celebre designer Marcello Gandini, operante in quegli anni all’interno della rinomata Carrozzeria
Bertone. Gandini propose una radicale rielaborazione che debuttò nel
novembre del 1969 al Salone dell’Automobile di Torino: la FIAT 128 Coupé Shopping.
Il superamento del classico stile tre
volumi: la nascita della “Shopping"
Questa proposta nasceva dall’esigenza
di proporre nuove idee formali e funzionali basate sullo sfruttamento
integrale delle capacità di trasporto e sull’incremento qualitativo del
comfort e dell’abitabilità, doti già comunque esemplari nella berlina d’origine.
Il design mirava a estrarre ulteriore potenziale dall’anima “utilitaria” della
vettura, senza però rinnegare i vantaggi strutturali originari, utilizzandone
anche il motore 4 cilindri verticali in linea da 1,1 litri e 55 CV. Pur
rispettando integralmente le dimensioni, la struttura e gli ingombri del
pianale e della meccanica di serie, Gandini e Bertone scelsero di vestire la
meccanica torinese con una carrozzeria di proporzioni completamente diverse,
maggiormente coerente con la qualità delle prestazioni e con il comfort di
marcia offerti dall’ottimo autotelaio di base. Questo prototipo rappresentò un
esempio pionieristico di design con cabina avanzata (cab-forward)
applicato a una vettura compatta da famiglia. L’idea, precedentemente
sperimentata da Gandini soltanto su una vettura prettamente sportiva ed estrema
come l’Alfa Romeo 33 Carabo, fu così declinata in un concetto d’uso
quotidiano.
Nella 128 Coupé Shopping, la base
del parabrezza e del lunotto venne avanzata notevolmente, riducendo al
minimo la distanza dalle ruote anteriori e impostando il parabrezza stesso con
un’inclinazione molto accentuata e tesa. Stessa cosa avvenne al
posteriore, con il montante “C” portato fino al limite del portellone,
originando un profilo assolutamente peculiare.
Rivoluzione fuori e dentro
L’architettura stilistica della FIAT 128 Coupé Bertone si
distingueva per elementi nettamente orientati a enfatizzare la luminosità e
l'ampiezza spaziale: cofano anteriore corto e nettamente spiovente,
studiato per ridurre gli ingombri visivi e migliorare l’aerodinamica. Un’ampia
padiglione caratterizzato da grandi superfici vetrate, capaci di regalare
un’atmosfera interna eccezionalmente arieggiata, luminosa, aperta e
praticamente priva di angoli ciechi. Una coda compatta e corta,
concepita non solo per bilanciare dinamicamente le proporzioni della fiancata
(trasformandola in una sorta di piccola Coupè), ma per incrementare la
volumetria utile dell’abitacolo e del vano di carico.
L’interno della vettura offriva soluzioni
brevettate e di assoluta avanguardia per i primi anni ’70. La
ri-progettazione non si limitava all’aspetto esteriore, ma ripensava totalmente
l’ergonomia dell’abitacolo, se vogliamo vero fulcro del progetto: sedili
anteriori e schienali divisi in due elementi, interamente regolabili
tramite un innovativo sistema ad adattamento idraulico brevettato per la
corretta conformazione anatomica, plancia provvista di un caratteristico supporto
a soffietto del cruscotto accoppiato a pratiche vaschette portaoggetti
disposte lungo i lati, vano bagagli modulare diviso in quattro
compartimenti con la possibilità di estendere ulteriormente il piano di carico
grazie al ribaltamento completo dello schienale posteriore e infine la
vera chicca rappresentata dalla presenza di un carrello estraibile dal
posteriore appositamente studiato per lo shopping, che portava il volume di
carico complessivo della vettura a 530 litri (di cui 70 provenienti dal
carrello).
Il superamento del conformismo di
massa
Attraverso questa proposta
commerciale, Bertone cercò di interpretare in modo scientifico le esigenze di
una specifica fetta di mercato in costante espansione. Il target era
rappresentato dagli abitanti delle zone residenziali sub-urbane ed
extra-urbane (composta in larga parte da liberi professionisti e piccoli
imprenditori) bisognosi di una vettura “media” che
rispondesse perfettamente sia all’agevole circolazione urbana sia ai rapidi
trasferimenti su autostrade, tangenziali o superstrade a scorrimento veloce.
Grazie alle eccellenti caratteristiche
del telaio della FIAT 128, Gandini e Bertone dimostrarono come fosse possibile
superare i limiti intrinseci della classe di appartenenza dell’auto, ampliando
a dismisura il potenziale bacino d’utenza. L’operazione rappresentava anche un
manifesto sociologico: in un’epoca in cui l’automobile di gran serie rischiava
di costringere l’individuo a inevitabili compromessi qualitativi, Bertone
scelse di offrire uno strumento di distinzione e personalità,
focalizzandosi sulla sostanza delle idee formali e sulla reale funzionalità.
Le agitazioni sindacali del 1969 e il
ruolo di Silvercar
Il percorso che portò alla nascita
fisica e alla commercializzazione di questo splendido design visionario non fu
affatto privo di ostacoli. Il 1969 fu un anno caratterizzato in Italia da diffusi
e intensi scioperi industriali (il cosiddetto “Autunno Caldo”), che
paralizzarono per mesi le principali attività manifatturiere del Paese,
colpendo in modo drastico la catena di montaggio e i flussi della FIAT. Al fine
di aggirare il blocco produttivo e assicurare che l’auto potesse
materializzarsi concretamente senza subire interruzioni fatali, la Carrozzeria
Bertone decise di delocalizzare l’effettivo assemblaggio fisico del modello: la
costruzione della FIAT 128 Shopping venne così affidata alla Silvercar, un’azienda
specializzata con sede a Caramagna, che già operava stabilmente come
fornitore abituale della Bertone. Questa strategica e flessibile collaborazione
industriale permise di salvaguardare il progetto, dimostrando come la
sinergia tra grandi designer e laboratori specializzati potesse portare in vita
l’innovazione anche in periodi di profonda crisi.