Anime libere dalla Collezione Bertone. La FIAT 128 Coupé Shopping

Storiche
24 luglio 2026, 8.30
Fiat 128 Shopping Bertone
Allinterno della Collezione Bertone, oggi conservata Stellantis Heritage Hub in via Plava a Torino, si nascondono” numerose vetture davvero singolari. Modelli molto diversi tra loro ma spesso uniti da un filo rosso: esplorare oltre i limiti, come nel caso della FIAT 128 Coupé Shopping disegnata da Marcello Gandini.
Il lancio della FIAT 128 berlina nel 1969 ha rappresentato un autentico punto di svolta e una vera e propria rivoluzione ingegneristica nel panorama automobilistico mondiale. Questo modello si è distinto per essere in assoluto la prima vettura di produzione a marchio FIAT con trazione anteriore e motore trasversale, una configurazione meccanica radicale rispetto alle tradizioni consolidate del marchio di Torino. Nonostante una lunghezza ridotta di soli 3,86 metri, la FIAT 128 sorprendeva l’intero mercato per lo straordinario sfruttamento dello spazio interno dedicato ai passeggeri e ai bagagli. I progettisti riuscirono infatti a ottimizzare al massimo il rapporto ingombro esterno/volume utile per l’abitabilità. Questo eccezionale pacchetto tecnologico valse alla FIAT 128 il prestigioso titolo europeo di Auto dell’Anno (European Car of the Year - ECOT) nel 1970.
Se la meccanica della berlina di serie rasentava la perfezione per l’epoca, il suo classico stile a tre volumi, per quanto funzionale, veniva percepito da diversi critici e designer come decisamente tradizionale o, per certi versi, persino noioso. Ciò stimolò la progettualità del celebre designer Marcello Gandini, operante in quegli anni all’interno della rinomata Carrozzeria Bertone. Gandini propose una radicale rielaborazione che debuttò nel novembre del 1969 al Salone dell’Automobile di Torino: la FIAT 128 Coupé Shopping.

Il superamento del classico stile tre volumi: la nascita della “Shopping"

particolare Fiat 128 Shopping Bertone
Questa proposta nasceva dall’esigenza di proporre nuove idee formali e funzionali basate sullo sfruttamento integrale delle capacità di trasporto e sull’incremento qualitativo del comfort e dell’abitabilità, doti già comunque esemplari nella berlina d’origine. Il design mirava a estrarre ulteriore potenziale dall’anima “utilitaria” della vettura, senza però rinnegare i vantaggi strutturali originari, utilizzandone anche il motore 4 cilindri verticali in linea da 1,1 litri e 55 CV. Pur rispettando integralmente le dimensioni, la struttura e gli ingombri del pianale e della meccanica di serie, Gandini e Bertone scelsero di vestire la meccanica torinese con una carrozzeria di proporzioni completamente diverse, maggiormente coerente con la qualità delle prestazioni e con il comfort di marcia offerti dall’ottimo autotelaio di base. Questo prototipo rappresentò un esempio pionieristico di design con cabina avanzata (cab-forward) applicato a una vettura compatta da famiglia. L’idea, precedentemente sperimentata da Gandini soltanto su una vettura prettamente sportiva ed estrema come l’Alfa Romeo 33 Carabo, fu così declinata in un concetto d’uso quotidiano.
Nella 128 Coupé Shopping, la base del parabrezza e del lunotto venne avanzata notevolmente, riducendo al minimo la distanza dalle ruote anteriori e impostando il parabrezza stesso con un’inclinazione molto accentuata e tesa. Stessa cosa avvenne al posteriore, con il montante “C” portato fino al limite del portellone, originando un profilo assolutamente peculiare.

Rivoluzione fuori e dentro

L’architettura stilistica della FIAT 128 Coupé Bertone si distingueva per elementi nettamente orientati a enfatizzare la luminosità e l'ampiezza spaziale: cofano anteriore corto e nettamente spiovente, studiato per ridurre gli ingombri visivi e migliorare l’aerodinamica. Un’ampia padiglione caratterizzato da grandi superfici vetrate, capaci di regalare un’atmosfera interna eccezionalmente arieggiata, luminosa, aperta e praticamente priva di angoli ciechi. Una coda compatta e corta, concepita non solo per bilanciare dinamicamente le proporzioni della fiancata (trasformandola in una sorta di piccola Coupè), ma per incrementare la volumetria utile dell’abitacolo e del vano di carico.
L’interno della vettura offriva soluzioni brevettate e di assoluta avanguardia per i primi anni ’70. La ri-progettazione non si limitava all’aspetto esteriore, ma ripensava totalmente l’ergonomia dell’abitacolo, se vogliamo vero fulcro del progetto: sedili anteriori e schienali divisi in due elementi, interamente regolabili tramite un innovativo sistema ad adattamento idraulico brevettato per la corretta conformazione anatomica, plancia provvista di un caratteristico supporto a soffietto del cruscotto accoppiato a pratiche vaschette portaoggetti disposte lungo i lati, vano bagagli modulare diviso in quattro compartimenti con la possibilità di estendere ulteriormente il piano di carico grazie al ribaltamento completo dello schienale posteriore e infine la vera chicca rappresentata dalla presenza di un carrello estraibile dal posteriore appositamente studiato per lo shopping, che portava il volume di carico complessivo della vettura a 530 litri (di cui 70 provenienti dal carrello).
posteriore  Fiat 128 Shopping Bertone

Il superamento del conformismo di massa

Attraverso questa proposta commerciale, Bertone cercò di interpretare in modo scientifico le esigenze di una specifica fetta di mercato in costante espansione. Il target era rappresentato dagli abitanti delle zone residenziali sub-urbane ed extra-urbane (composta in larga parte da liberi professionisti e piccoli imprenditori) bisognosi di una vettura “media” che rispondesse perfettamente sia all’agevole circolazione urbana sia ai rapidi trasferimenti su autostrade, tangenziali o superstrade a scorrimento veloce.
Grazie alle eccellenti caratteristiche del telaio della FIAT 128, Gandini e Bertone dimostrarono come fosse possibile superare i limiti intrinseci della classe di appartenenza dell’auto, ampliando a dismisura il potenziale bacino d’utenza. L’operazione rappresentava anche un manifesto sociologico: in un’epoca in cui l’automobile di gran serie rischiava di costringere l’individuo a inevitabili compromessi qualitativi, Bertone scelse di offrire uno strumento di distinzione e personalità, focalizzandosi sulla sostanza delle idee formali e sulla reale funzionalità.

Le agitazioni sindacali del 1969 e il ruolo di Silvercar

Il percorso che portò alla nascita fisica e alla commercializzazione di questo splendido design visionario non fu affatto privo di ostacoli. Il 1969 fu un anno caratterizzato in Italia da diffusi e intensi scioperi industriali (il cosiddetto “Autunno Caldo”), che paralizzarono per mesi le principali attività manifatturiere del Paese, colpendo in modo drastico la catena di montaggio e i flussi della FIAT. Al fine di aggirare il blocco produttivo e assicurare che l’auto potesse materializzarsi concretamente senza subire interruzioni fatali, la Carrozzeria Bertone decise di delocalizzare l’effettivo assemblaggio fisico del modello: la costruzione della FIAT 128 Shopping venne così affidata alla Silvercar, un’azienda specializzata con sede a Caramagna, che già operava stabilmente come fornitore abituale della Bertone. Questa strategica e flessibile collaborazione industriale permise di salvaguardare il progetto, dimostrando come la sinergia tra grandi designer e laboratori specializzati potesse portare in vita l’innovazione anche in periodi di profonda crisi.
loading

Le Più Lette

Loading