Tesla rispolvera l'arma segreta della F1 anni '70: il brevetto "vietato" che incolla l'auto all'asfalto

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14 gennaio 2026, 11.20
Brevetto Tesla Effetto suolo
Elon Musk guarda al passato delle corse per il futuro delle sue supercar. Dai ventilatori aspiranti alle minigonne mobili: ecco come funziona il sistema che promette di riscrivere le leggi dell'accelerazione.
C'è una linea sottile tra genio e follia, e spesso questa linea passa per l'aerodinamica. Mentre il mercato dell'elettrico si fa sempre più competitivo, con Tesla che ha recentemente ceduto il primato globale delle vendite, l'azienda californiana risponde con l'ingegneria pura. Un nuovo brevetto, depositato nell'agosto 2025 e ora reso pubblico, svela un sistema di aerodinamica attiva che sembra uscito direttamente dai box di un Gran Premio di fine anni '70.
L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: sfidare i limiti fisici dell'aderenza degli pneumatici per ottenere accelerazioni da 0 a 100 km/h e velocità in curva oggi impensabili. Come? Utilizzando l'aria non per fendere il vento, ma per "risucchiare" l'auto al suolo.

Ritorno al futuro: l'effetto suolo on-demand

Il documento tecnico descrive un fondo vettura sigillato, dotato di minigonne mobili e di un complesso sistema di ventilatori centrali. Non si tratta di semplici estrattori passivi: è un meccanismo attivo capace di cambiare comportamento in base alla velocità e al terreno.
Il funzionamento si divide in due macro-fasi:
  1. Modalità "Drag" (Bassa velocità/Partenza): Qui avviene la magia. In fase di lancio, le minigonne (sia laterali che frontali) si abbassano fino a toccare quasi l'asfalto, sigillando il sottoscocca. Contemporaneamente, fino a quattro ventilatori entrano in azione alla massima potenza, aspirando l'aria da sotto il veicolo ed espellendola dal retro. Questo crea una depressione violenta (vuoto) che schiaccia l'auto a terra, permettendo di scaricare a terra cavalli che altrimenti andrebbero in fumo.
  2. Modalità "Track" (Alta velocità): In movimento, il sistema diventa dinamico. Le minigonne si regolano in tempo reale dialogando con GPS, sensori di beccheggio e rollio. L'auto capisce se sta affrontando una curva o un rettilineo sconnesso, modulando l'effetto suolo per garantire stabilità senza danneggiare la vettura.

L'eredità della Brabham BT46B e della Lotus 79

Agli appassionati di motorsport, leggendo il brevetto Tesla, sarà scesa una lacrima. La tecnologia descritta è l'incarnazione moderna del "Ground Effect" (effetto suolo) estremo, reso celebre in Formula 1 tra il 1978 e il 1982.
I riferimenti storici sono due mostri sacri: la Lotus 79 di Colin Chapman, che dominò il mondiale sfruttando le minigonne laterali per sigillare il flusso d'aria, e soprattutto la leggendaria Brabham BT46B progettata da Gordon Murray. Quest'ultima, soprannominata "fan car", utilizzava proprio un enorme ventilatore posteriore per incollarsi alla pista. Fu talmente dominante (vinse l'unica gara a cui partecipò, il GP di Svezia '78) che venne bandita per manifesta superiorità e pericolosità.
Oggi, quella tecnologia considerata "troppo pericolosa" per le corse a causa dei rischi in caso di guasto meccanico, potrebbe finire su una Tesla stradale (probabilmente la futura Roadster).

La risposta di Tesla alla crisi

Non è un caso che tecnologie simili siano state riprese recentemente solo da hypercar di nicchia come la GMA T.50 (sempre di Murray) o la McMurtry Spéirling, detentrice del record a Goodwood. Portare questo sistema su un'auto di serie, seppur ad alte prestazioni, sarebbe una rivoluzione.
Il brevetto non è solo un esercizio di stile, ma una dichiarazione d'intenti. In un momento in cui Tesla deve difendersi dall'assalto dei costruttori cinesi e tradizionali, l'azienda di Musk torna a puntare sull'effetto "Wow", promettendo prestazioni che nessun semplice spoiler o diffusore passivo potrebbe mai garantire. Se e quando vedremo le "minigonne aspiranti" su strada non è dato saperlo.
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