Elon Musk guarda al passato delle corse per il futuro
delle sue supercar. Dai ventilatori aspiranti alle minigonne mobili: ecco come
funziona il sistema che promette di riscrivere le leggi dell'accelerazione.
C'è una linea sottile tra genio e follia, e spesso questa
linea passa per l'aerodinamica. Mentre il mercato dell'elettrico si fa sempre
più competitivo, con Tesla che ha recentemente ceduto il primato globale
delle vendite, l'azienda californiana risponde con l'ingegneria pura. Un nuovo
brevetto, depositato nell'agosto 2025 e ora reso pubblico, svela un sistema di aerodinamica
attiva che sembra uscito direttamente dai box di un Gran Premio di fine
anni '70.
L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: sfidare i limiti
fisici dell'aderenza degli pneumatici per ottenere accelerazioni da 0 a 100
km/h e velocità in curva oggi impensabili. Come? Utilizzando l'aria non per
fendere il vento, ma per "risucchiare" l'auto al suolo.
Ritorno al futuro: l'effetto suolo on-demand
Il documento tecnico descrive un fondo vettura sigillato,
dotato di minigonne mobili e di un complesso sistema di ventilatori
centrali. Non si tratta di semplici estrattori passivi: è un meccanismo
attivo capace di cambiare comportamento in base alla velocità e al terreno.
Il funzionamento si divide in due macro-fasi:
- Modalità
"Drag" (Bassa velocità/Partenza): Qui avviene la magia. In
fase di lancio, le minigonne (sia laterali che frontali) si abbassano fino
a toccare quasi l'asfalto, sigillando il sottoscocca. Contemporaneamente,
fino a quattro ventilatori entrano in azione alla massima potenza,
aspirando l'aria da sotto il veicolo ed espellendola dal retro. Questo
crea una depressione violenta (vuoto) che schiaccia l'auto a terra,
permettendo di scaricare a terra cavalli che altrimenti andrebbero in
fumo.
- Modalità
"Track" (Alta velocità): In movimento, il sistema diventa
dinamico. Le minigonne si regolano in tempo reale dialogando con GPS,
sensori di beccheggio e rollio. L'auto capisce se sta affrontando una
curva o un rettilineo sconnesso, modulando l'effetto suolo per garantire
stabilità senza danneggiare la vettura.
L'eredità della Brabham BT46B e della Lotus 79
Agli appassionati di motorsport, leggendo il brevetto Tesla,
sarà scesa una lacrima. La tecnologia descritta è l'incarnazione moderna del "Ground
Effect" (effetto suolo) estremo, reso celebre in Formula 1 tra il 1978
e il 1982.
I riferimenti storici sono due mostri sacri: la Lotus 79
di Colin Chapman, che dominò il mondiale sfruttando le minigonne laterali per
sigillare il flusso d'aria, e soprattutto la leggendaria Brabham BT46B
progettata da Gordon Murray. Quest'ultima, soprannominata "fan car",
utilizzava proprio un enorme ventilatore posteriore per incollarsi alla pista.
Fu talmente dominante (vinse l'unica gara a cui partecipò, il GP di Svezia '78)
che venne bandita per manifesta superiorità e pericolosità.
Oggi, quella tecnologia considerata "troppo
pericolosa" per le corse a causa dei rischi in caso di guasto meccanico,
potrebbe finire su una Tesla stradale (probabilmente la futura Roadster).
La risposta di Tesla alla crisi
Non è un caso che tecnologie simili siano state riprese
recentemente solo da hypercar di nicchia come la
GMA T.50 (sempre di
Murray) o la
McMurtry Spéirling, detentrice del record a Goodwood.
Portare questo sistema su un'auto di serie, seppur ad alte prestazioni, sarebbe
una rivoluzione.
Il brevetto non è solo un esercizio di stile, ma una
dichiarazione d'intenti. In un momento in cui Tesla deve difendersi
dall'assalto dei costruttori cinesi e tradizionali, l'azienda di Musk torna a
puntare sull'effetto "Wow", promettendo prestazioni che nessun
semplice spoiler o diffusore passivo potrebbe mai garantire. Se e quando
vedremo le "minigonne aspiranti" su strada non è dato saperlo.