Mole Urbana presenta l'auto elettrica che fa il pieno al distributore di gas

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26 maggio 2026, 11.28
malya di mole urbana a metano
Si chiama Malya, debutta a Torino e scardina i dogmi della transizione energetica. Grazie a un inedito range extender a biometano, il veicolo abbatte le emissioni e azzera l'ansia da ricarica sfruttando la rete di rifornimento italiana.
A prima vista potrebbe sembrare un errore di distrazione: un’auto silenziosa, mossa da un motore elettrico, che si accosta a una colonnina di gas naturale anziché a una presa di corrente. Invece, è proprio questo il cuore tecnologico di Malya, la nuova creatura di Mole Urbana presentata oggi a Torino.
Nata dalla matita e dalla visione di Umberto Palermo Design, in stretta collaborazione con Federmetano e la tech-company Reinova, Malya riscrive le regole della mobilità sostenibile, proponendo una soluzione pragmatica al dibattito europeo sui motori termici.

Come funziona: l'elettrico con il "generatore" a bordo

Il segreto di questa vettura risiede in un’architettura ingegneristica tanto complessa quanto efficiente: il powertrain ibrido seriale.
  • La trazione: È sempre ed esclusivamente elettrica. Sono gli elettroni a dare coppia e movimento alle ruote, garantendo la fluidità e la reattività tipiche delle e-car.
  • Il "soccorso" termico: Sotto il cofano non si trova una batteria monumentale e pesante, bensì un pacco batterie ottimizzato, affiancato da un piccolo motore termico alimentato a biometano (bioCNG).
  • Il Range Extender: Il motore a gas non è collegato alle ruote. Il suo unico compito è quello di attivarsi in marcia come un generatore di bordo, ricaricando le batterie quando l'autonomia scende.
Il conducente mantiene comunque la massima libertà: può ricaricare l'auto alla colonnina elettrica pubblica o alla presa di casa, oppure fare un rapidissimo pieno di biometano in stazione di servizio, o persino sfruttare le future soluzioni di rifornimento domestico del gas.
"La vettura si ricarica durante il funzionamento attraverso il gruppo alimentato a biometano. Il motore termico non è una soluzione tradizionale, ma parte integrata di un sistema ibrido di nuova concezione, capace di garantire continuità di utilizzo." — Umberto Palermo, Presidente di UP S.r.l.
schema di funzionamento della malya a metano

Sfruttare l'infrastruttura che l'Italia ha già

La scelta del biometano non è casuale, ma strategica. Mentre l'Europa arranca nella creazione di una rete di ricarica elettrica ultra-rapida omogenea, l'Italia vanta un primato industriale spesso sottovalutato.
Come ricordato da Dante Natali, Presidente di Federmetano, il nostro Paese dispone della rete di distributori di gas naturale compresso e liquefatto più sviluppata d'Europa, una rete già pronta a erogare biometano al 100% rinnovabile. Malya non richiede quindi miliardi di investimenti pubblici in nuove infrastrutture: l'ecosistema per farla viaggiare esiste già.
Inoltre, Federmetano metterà a disposizione il proprio know-how per la manutenzione e la riqualificazione delle bombole attraverso le sue officine affiliate, risolvendo alla radice il problema dell'assistenza post-vendita.

Cervello emiliano e filosofia "Nanofactory"

Se il design e l'idea nascono a Torino, l'intelligenza artificiale di Malya parla la lingua della Motor Valley. Reinova ha infatti curato lo sviluppo hardware e software del veicolo, trasformando Malya in una vera e propria software-defined vehicle. La Vehicle Control Unit (VCU) gestisce in modo predittivo i flussi di energia tra batteria, motore elettrico e range extender, ottimizzando i consumi in base allo stile di guida e al percorso.
L'intero progetto lancia infine una sfida al modello industriale dominante delle Gigafactory. Mole Urbana scommette sul concetto di Nanofactory: stabilimenti flessibili, leggeri, radicati nel territorio e orientati a mercati specifici. Una via flessibile che dimostra come il Made in Italy possa ancora dire la sua nella transizione ecologica, senza rinnegare la propria storia industriale.
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