Dal 2023 si susseguono dichiarazioni sulla fine della
sovrattassa introdotta nel 2011. All'evento Aniasa, il Ministro Salvini ha
rilanciato l'impegno, unendo le critiche alle imposizioni europee
sull'elettrico.
Il tema dell'abolizione del superbollo riemerge
ciclicamente nel dibattito politico italiano, assumendo sempre più i contorni
di un'eterna promessa. L'ultimo capitolo di questa lunga saga si è consumato
durante l'evento "Le nuove frontiere della mobilità"
organizzato nella Capitale da Aniasa, l'Associazione di Confindustria
che rappresenta i servizi di mobilità. In questa sede, il Ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha rassicurato la platea
affermando che l'eliminazione dell'odiata tassa automobilistica rimane
saldamente "sul tavolo del Governo".
Secondo le dichiarazioni del Ministro, l'esecutivo sta
ancora lavorando a una revisione della misura per "venire incontro alle
esigenze di chi lavora e muove benessere e ricchezza". Tuttavia, l'assenza
di tempistiche certe e di coperture finanziarie definite alimenta un
inevitabile e giustificato scetticismo tra gli addetti ai lavori e gli
automobilisti.
Una cronistoria di annunci senza seguito
L'attuale esecutivo ha affrontato il tema in molteplici
occasioni, ma fino a oggi le dichiarazioni di intenti non si sono mai tradotte
in atti normativi concreti. La tassa, introdotta originariamente nel 2011 dal
Governo Monti per colpire le vetture ad alte prestazioni (oltre i 185 kW), è
oggetto di discussioni e promesse di revisione da anni.
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Anno
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La promessa politica
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Esito concreto
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2023
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Impegno iniziale per l'eliminazione totale del superbollo,
senza oneri per le casse dello Stato.
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Nessun provvedimento normativo varato.
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2024
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L'esecutivo ribadisce l'obiettivo di un "progressivo
superamento" appena reperite le risorse.
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Nessuna copertura finanziaria stanziata.
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Maggio 2025
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Ipotesi ministeriale di procedere per step, alzando
progressivamente la soglia dei kW.
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Proposta rimasta esclusivamente verbale.
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Giugno 2026
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Il Ministro Salvini conferma che il dossier "resta
sul tavolo del Governo".
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Si attendono (ancora) sviluppi reali.
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A distanza di anni dalle prime rassicurazioni, il copione
appare immutato. Resta il legittimo dubbio se si arriverà mai a una reale
cancellazione o se, più verosimilmente, si assisterà a un continuo e strategico
rinvio del problema. Non resta che attendere la prossima Legge di Bilancio per
capire se alle parole seguiranno i fatti.
Il fronte europeo: netta chiusura alle imposizioni sull'elettrico
Oltre al nodo, finora irrisolto, del superbollo,
l'intervento del Ministro Salvini ha toccato un altro tema cruciale per il
comparto: le direttive europee sulla transizione ecologica. Il titolare del
dicastero dei Trasporti ha espresso una ferma contrarietà verso le recenti
spinte comunitarie previste dal cosiddetto "pacchetto automotive",
definendole scollegate dalle dinamiche reali dell'imprenditoria.
Il bersaglio principale delle critiche è la pressione di
Bruxelles per imporre quote stringenti di veicoli a zero emissioni all'interno
delle flotte aziendali. La posizione del Governo italiano si fonda su tre
pilastri:
- Obiettivi
irrealistici: L'ipotesi di obbligare le grandi flotte e le società di
noleggio a raggiungere il 95% di veicoli elettrificati viene giudicata
impraticabile nelle finestre temporali richieste dall'Europa.
- Danni
sistemici: Un'accelerazione forzata di questa portata, dettata da
quella che il Ministro definisce "un'ideologia", comporterebbe
ripercussioni pesanti sotto il profilo economico, industriale e sociale.
- Necessità
di pragmatismo: La decarbonizzazione del comparto automotive deve
basarsi su un approccio flessibile. Non può prescindere dalla
sostenibilità economica e dall'equilibrio industriale dei costruttori e
degli acquirenti.
Mentre sul fronte europeo la linea del Governo appare netta
e orientata a una decisa opposizione contro le scadenze forzate dell'elettrico,
sul piano interno la questione fiscale del superbollo rimane, per l'ennesima
volta, un cantiere aperto e indefinito.