L'ultimo sconto fiscale sui carburanti doveva essere
l'ultimo, ma l'esecutivo si è visto costretto a compiere un ulteriore sforzo
per contenere l'impennata dei listini ed evitare che il gasolio sfondi
l'allarmante soglia dei 2,35 euro al litro.
La causa principale risiede nelle tensioni del conflitto
mediorientale con il rischio di un allargamento all'intero Golfo, dinamica che
ha spinto il quotato petrolio Brent oltre i 100 dollari al barile. Di
conseguenza, i prezzi alla pompa continuano a salire e la benzina ha già
superato la soglia dei 2,00 euro al litro, toccando i massimi dall'estate di
quattro anni fa. Per arginare la situazione, l'orientamento è quello di
prorogare di ulteriori 10-15 giorni il taglio delle accise, una misura che
finora è già costata all'erario oltre 2,7 miliardi di euro.
I piani per il futuro: bonus mirati e fringe benefit
L'estensione del taglio serve a guadagnare tempo per
definire interventi più mirati entro la fine del mese. Tra le ipotesi
attualmente sul tavolo rientrano l'erogazione di bonus destinati esclusivamente
alle famiglie più fragili, agevolazioni specifiche per il settore degli
autotrasportatori e l'introduzione di "card" sotto forma di fringe
benefit concesse dalle aziende ai dipendenti.
Allarme gas: escalation dei prezzi verso la stagione fredda
Oltre al settore dei carburanti, ad impensierire
maggiormente gli esperti in vista dell'autunno e dell'inverno è il comparto
energetico del gas. Secondo quanto riferito da Carlo De Luca, responsabile
gestioni patrimoniali di Gamma Capital Markets, il prezzo europeo del gas ha
registrato un incremento del 160% da inizio anno, a fronte del +63% segnato dal
Brent, dimostrando come le tensioni nello stretto di Hormuz stiano impattando
il gas con violenza ancora maggiore. Nonostante le contromisure in fase di studio
a livello europeo, il rischio di un nuovo boom delle bollette per le famiglie
appare imminente.