Nel mondo dell'automobile ci sono poche certezze, e una di
queste è che un determinato modello italiano, lanciato nel 2016, rappresentasse
l'apice della guida sportiva. Per anni è stata definita "un
capolavoro", lodata per il suo equilibrio perfetto tra potenza brutale e
comfort sorprendente. Tuttavia, una recente recensione firmata da Jeremy
Clarkson sul Sunday Times quella magia sembra in parte essere
svanita.
Il celebre volto di The Grand Tour, storicamente
innamorato della Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio al punto da averla eletta
"Auto dell'Anno" in passato, ha criticato l'ultimo restyling arrivato
sul mercato. Il motivo? Un mix di burocrazia elettronica e scelte tecniche che,
a suo dire, hanno modificato l'anima del veicolo.
Il problema non è il motore, ma "il Grande Fratello"
La critica più feroce non riguarda le prestazioni pure – il
motore V6 resta un gioiello – ma l'intrusione tecnologica. Clarkson punta il
dito contro i nuovi sistemi di sicurezza obbligatori (ADAS) introdotti per
rispettare le normative europee.
Secondo l'editorialista, l'esperienza di guida è stata
compromessa da una continua "sorveglianza" elettronica. Avvisi di
velocità, mantenimento di corsia invasivo e una serie di allarmi sonori
trasformano ogni viaggio in una lotta contro il computer di bordo. Disattivare
questi sistemi richiede tempo e pazienza ad ogni singola accensione, spezzando
quel legame immediato e istintivo che rendeva quest'auto unica nel suo genere.
"È come avere un insegnante severo seduto accanto a te", ha
sintetizzato con la sua consueta ironia tagliente.
L'assetto: da "tappeto magico" a "tavola di legno"
Ma c'è un secondo punto che ha lasciato perplesso il
giornalista britannico, e riguarda la dinamica di guida della Quadrifoglio. La
versione originale era famosa per assorbire le asperità della strada con una
grazia sconosciuta alle rivali tedesche, pur rimanendo incollata all'asfalto.
La nuova versione, invece, è apparsa inspiegabilmente
rigida. Clarkson descrive un'auto che ora "saltella" sulle
imperfezioni stradali, rendendo la guida quotidiana faticosa e nervosa. Non è
chiaro se si tratti di una ritaratura delle sospensioni o di una scelta legata
agli pneumatici, ma il risultato è che la famosa modalità "strada"
(che permetteva di avere sospensioni morbide anche andando veloce) sembra aver
perso la sua efficacia.
Il consiglio da autoappassionato: "Meglio l'usato che una scatola
cinese"
La conclusione dell'articolo è amara ma contiene un
messaggio di speranza per i puristi. Nonostante la bellezza estetica della
Giulia rimanga immutata, Clarkson consiglia di cercare un esemplare usato
(pre-2024).
Ed è qui che lancia la stoccata finale all'industria
moderna: "Se volete un ultimo urrà prima di essere costretti a comprare
una scatola cinese, una Quadrifoglio usata è molto allettante". Il
riferimento è chiaro: meglio affidarsi a una "vecchia" gloria
italiana, imperfetta ma viva, piuttosto che rassegnarsi a guidare le future
auto elettriche o standardizzate (le "scatole cinesi", appunto) che
stanno invadendo il mercato.