Il vicepremier trasforma il debutto della nuova Ferrari
Luce in un caso politico. Al centro delle critiche i vincoli di Bruxelles sulle
accise, la transizione ecologica forzata e le politiche sulla mobilità del
sindaco Sala. L'atteso debutto della
Ferrari Luce, la prima storica
vettura completamente elettrica uscita dai cancelli di Maranello lo scorso 25
maggio, si è rapidamente trasformato in un inaspettato palcoscenico per lo
scontro politico nazionale. A catalizzare l'attenzione, discostandosi dalle
mere valutazioni industriali e sfruttando le polemiche estetiche emerse online,
è stato il vicepremier
Matteo Salvini, che ha utilizzato la nuova
supercar come ariete per colpire le politiche ambientali dell'Unione Europea.
L'affondo contro i diktat di Bruxelles
L'occasione per la stoccata è stata un convegno dedicato al
"piano Casa", tenutosi allo Spazio Pin di Milano. Nel corso del suo
intervento, Salvini ha allargato il perimetro del discorso al tema cruciale
dell'energia, delle bollette e dei vincoli comunitari, puntando il dito contro
l'architettura delle direttive europee.
Secondo l'analisi del Ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti, l'Europa adotta una linea inflessibile e contraddittoria: se da un
lato consente l'utilizzo di risorse nazionali per tamponare le difficoltà
economiche delle famiglie, dall'altro pone un rigido veto sugli interventi
diretti volti al taglio delle accise sui carburanti. La priorità assoluta
imposta da Bruxelles rimane la decarbonizzazione: una "transizione
verde" che Salvini giudica ideologica e slegata dalle reali necessità del
tessuto produttivo e sociale italiano.
L'ironia sulla "Luce" e la stoccata al sindaco Sala
Per esplicitare la sua contrarietà a questa agenda
ecologica, giudicata come un'imposizione calata dall'alto, Salvini ha scelto di
ridicolizzare il simbolo più recente dell'elettrificazione del Paese.
Sfruttando la fredda accoglienza che una parte del pubblico ha riservato al
design della Ferrari Luce, il leader della Lega ha lanciato una provocazione
dal chiaro intento politico:
"Compriamo tutti la Ferrari Luce, orribile a vedersi,
ma almeno non paghiamo la ZTL. Così facciamo tutti una bella figura, andiamo in
giro in centro e anche il sindaco Sala è bello che contento."
Con questa dichiarazione, l'innovazione tecnologica del
Cavallino Rampante viene declassata a emblema di un ecologismo elitario. Il
bersaglio della critica, infatti, non si ferma ai burocrati europei, ma
colpisce frontalmente le amministrazioni locali.
Il riferimento esplicito alle Zone a Traffico Limitato (ZTL)
e al sindaco di Milano, Beppe Sala, mira a stigmatizzare le politiche
restrittive sulla circolazione urbana. Secondo la narrazione di Salvini, tali
provvedimenti finiscono per premiare le classi più abbienti — in grado di
permettersi costose hypercar a zero emissioni per accedere ai centri storici —
penalizzando parallelamente i cittadini comuni. In una manciata di giorni, la
prima Rossa a batteria è così passata da novità industriale a puro strumento di
scontro narrativo per evidenziare le presunte contraddizioni del Green Deal.