Maserati acquistata con fondi Covid e altri mezzi di lusso dei gestori del locale di Crans Montana

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13 gennaio 2026, 12.50
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Foto copertina: EPA/Jean-Christophe Bott | Jacques e Jessica Moretti
Prima che l’incendio di Capodanno a Crans-Montana trasformasse Le Constellation in uno dei luoghi simbolo di una tragedia europea, Jacques Moretti e Jessica Maric erano già finiti sotto la lente delle autorità svizzere. Non per questioni di sicurezza o per violenze, ma per un dettaglio che oggi assume un valore quasi emblematico: le auto di lusso.
Nel 2020, mentre il settore della ristorazione e della nightlife era paralizzato dalla pandemia, la coppia ottenne un prestito Covid da 75.500 franchi, pensato per garantire la sopravvivenza delle imprese colpite dai lockdown. A far scattare l’attenzione degli inquirenti del Canton Vallese fu però una segnalazione della Banca Cantonale: parte di quel denaro pubblico sarebbe stato utilizzato per acquistare una Maserati dal valore di circa 33 mila franchi.
Formalmente, nulla di illecito. L’auto venne immatricolata come veicolo aziendale, intestata alla società che gestiva il locale. Ma per i magistrati non fu solo una questione contabile. A pesare fu il contesto: la Maserati non era un’eccezione, bensì l’ultimo tassello di un parco auto di altissima gamma.
Secondo quanto ricostruito dalla stampa svizzera, i Moretti disponevano già di una Mercedes-AMG, una Bentley e una Porsche Cayenne. Quattro vetture di lusso, quattro marchi simbolo di potenza, status e ostentazione. Un garage che mal si conciliava con l’immagine di imprenditori in difficoltà, costretti a ricorrere agli aiuti statali per restare a galla.

I dettagli dell’inchiesta sul prestito Covid

L’inchiesta sul prestito Covid durò circa un anno e si concluse con un’archiviazione. Nessuna violazione formale: l’auto risultava nei conti della società e non nel patrimonio personale dei titolari. Tuttavia, anche dopo la chiusura del fascicolo, il caso lasciò una traccia. Non penale, ma reputazionale. Perché l’uso di fondi pubblici per alimentare uno stile di vita già segnato dal lusso apparve, a molti, come il segnale di una gestione disallineata rispetto alla realtà economica del periodo.
Le auto divennero così il simbolo di un approccio imprenditoriale basato sull’immagine e sull’eccesso. Lo stesso approccio che caratterizzava Le Constellation: bottiglie con bengala accesi, spettacolarizzazione del servizio, un locale pensato per stupire più che per rassicurare.
Nel 2022 un nuovo intervento delle autorità contribuì a rafforzare questo quadro. L’ispettorato del lavoro ricevette segnalazioni su presunte irregolarità: turni massacranti, notturni non pagati, riposi ridotti. Anche in quel caso non ci furono conseguenze penali immediate, ma il ritratto che emergeva era coerente: spendere in alto, comprimere in basso.
A fare da sfondo restava la figura di Jacques Moretti, già noto alla giustizia francese per una condanna del 2008 per induzione aggravata alla prostituzione. Un precedente che, secondo la legge vallese, avrebbe potuto ostacolare la gestione di locali aperti al pubblico. Ma i permessi arrivarono comunque, probabilmente perché alle autorità fu richiesto solo il casellario svizzero.
Oggi, dopo la morte di quaranta persone e oltre cento feriti, quel garage pieno di supercar torna sotto i riflettori non come curiosità mondana, ma come chiave di lettura. Le auto non sono più solo beni materiali, ma il segno di una mentalità: ostentazione, successo esibito, confini spinti al limite.
Quello che è certo è che la passione per le automobili veloci dell'imprenditore svizzero è ben nota: in passato, infatti, Jacques Moretti e Sébastien Bottinelli hanno anche partecipato insieme a un rally di auto d'epoca in Corsica alla guida di una Abarth 131 perfettamente restaurata.
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Foto 2023 Drive Vintage

Un parco auto di lusso dietro falle evidenti

Nel fascicolo della procura emergono dettagli che parlano di porte di sicurezza chiuse, di uscite di emergenza assenti o invisibili, di materiali installati direttamente dai titolari. In questo contesto, la distanza tra il lusso delle auto e la fragilità delle misure di sicurezza diventa stridente.
Mentre il tribunale si prepara a decidere sulla conferma del carcere per Jacques Moretti e sui domiciliari chiesti per Jessica Maric, resta una domanda che va oltre le responsabilità penali: com’è possibile che un’impresa capace di sostenere un parco auto da sogno abbia operato per anni con controlli minimi e falle evidenti?
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