La parola "austerity" torna a echeggiare con
prepotenza nei corridoi di Bruxelles, spinta da una crisi geopolitica che
rischia di paralizzare l'economia globale. Con i prezzi di petrolio e gas
schizzati fino al +70% a seguito delle tensioni in Medio Oriente e degli
attacchi contro l'Iran, la Commissione Europea ha cambiato radicalmente i toni:
l'obiettivo non è più solo diversificare l'offerta, ma tagliare drasticamente
la domanda. E se per ora si parla solo di "suggerimenti", lo scenario
di un razionamento obbligatorio non è mai stato così vicino.
Il piano di Bruxelles: prepararsi al peggio
Il messaggio lanciato dal commissario europeo all'energia,
Dan Jørgensen, non lascia spazio a interpretazioni: la situazione è «molto
grave» e richiede un intervento tempestivo. Anche un'improbabile risoluzione
immediata del conflitto non riporterebbe i mercati alla normalità nel breve
periodo.
Nonostante il recente vertice straordinario dei ministri
dell'Energia dell'Ue si sia concluso senza un accordo vincolante, la
Commissione ha già delineato le contromisure per i trasporti e i consumi, in
attesa di un nuovo pacchetto di interventi normativi previsto per le prossime
settimane.
Tra le raccomandazioni principali inviate agli Stati membri
figurano:
- Incentivi
al lavoro da remoto: Ricorso massiccio allo smart working per svuotare
uffici e strade.
- Stretta
sui trasporti: Riduzione drastica dell'uso di Diesel e carburanti per
l'aviazione, scoraggiando i voli a corto raggio qualora esistano
alternative valide.
- Nuove
regole per la mobilità: Valutazione di limiti di velocità più severi
sulle arterie stradali, disincentivo agli spostamenti non necessari e
promozione di car sharing e trasporto pubblico.
- Interventi
industriali: Rinvio delle manutenzioni non urgenti nelle raffinerie e
potenziamento dell'impiego di biocarburanti.
Razionamenti e blackout: le misure estreme nel resto del mondo
Mentre l'Europa discute, il resto del mondo sta già
affrontando l'emergenza con interventi che variano dalla sensibilizzazione
cittadina a vere e proprie misure draconiane. Il timore condiviso è quello di
una recessione paragonabile agli shock petroliferi degli anni '70 o alla
recente pandemia.
- Le
misure drastiche: La Slovenia ha già imposto limiti diretti
all'acquisto di carburante. Situazione critica in Asia, con il Bangladesh
che ha chiuso le università e imposto blackout programmati per risparmiare
energia, e il Myanmar che ha introdotto targhe alterne e razionamento alla
pompa.
- Il
cambio di abitudini: In nazioni come Vietnam e Thailandia i governi
invitano i cittadini a spegnere l'aria condizionata, a rinunciare alla
giacca in ufficio e a preferire la bicicletta. In Egitto si punta su
chiusure anticipate delle attività commerciali e lavoro agile.
- Le
politiche di incentivo: Alcuni governi cercano di alleggerire il peso
sui cittadini offrendo alternative. L'Australia ha reso gratuiti i
trasporti pubblici, mentre le Filippine stanno sperimentando la settimana
lavorativa ridotta e sussidi diretti per i pendolari.
L'Italia prende tempo: accise e aiuti alle famiglie
A differenza di altre nazioni, l'Italia non ha ancora sul
tavolo un piano di razionamento o di restrizioni obbligatorie per i cittadini.
La strategia di Palazzo Chigi, per ora, si concentra esclusivamente sul
contenimento dei prezzi finali.
Il fulcro dell'azione governativa resta il taglio delle
accise su benzina e diesel, misura in scadenza il 7 aprile ma al centro
dell'odierno Consiglio dei ministri per un'inevitabile proroga. Tuttavia,
l'efficacia di questo intervento è oggetto di dibattito: i risparmi generati
dallo sconto fiscale sono stati in gran parte neutralizzati dai continui
rincari della materia prima, colpendo in particolar modo i veicoli a gasolio.
Sul fronte interno, l'attenzione si sposta ora sul
Parlamento. Al Senato è in discussione un nuovo decreto
"taglia-bollette" strutturato per proteggere le fasce più vulnerabili
della popolazione, destinato esclusivamente alle famiglie con un Isee inferiore
ai 10.000 euro. Un primo passo per arginare i rincari, in attesa di capire se i
"consigli" europei sull'austerity diventeranno presto un obbligo di
legge.