Mentre la ricarica domestica si conferma l'ancora di
salvataggio per le tasche degli automobilisti, l'infrastruttura pubblica in
Italia sta subendo un'impennata dei costi senza sosta. Con il pay-per-use
ultra-rapido che viaggia verso la soglia psicologica degli 0,80 euro al kWh, la
convenzione rischia di svanire senza un abbonamento flat.
Il panorama della mobilità elettrica in Italia sta
affrontando un paradosso strutturale sempre più evidente. Se da un lato
l'efficienza dei veicoli a batteria e i costi della rete domestica mantengono
il costo al chilometro ampiamente competitivo rispetto ai carburanti
tradizionali, la ricarica pubblica su grandi distanze sta subendo una
metamorfosi tariffaria. Compiere lunghi tragitti affidandosi esclusivamente
alle tariffe a consumo (pay-per-use) presso le stazioni ultra-rapide (HPC) è
diventato un lusso che rischia di equiparare, se non superare, la spesa di un
rifornimento di benzina o diesel.
L'anomalia italiana, che vede i listini delle colonnine tra
i più cari d'Europa con medie nazionali per l'HPC comprese tra 0,75 e 0,85 euro
al kWh, trova una conferma lampante nell'ultimo aggiornamento tariffario di una
delle reti più apprezzate del Paese: Electrip.
Il caso Electrip: la cronistoria di un'escalation tariffaria
Fino a non molto tempo fa, l'ecosistema Electrip
rappresentava una delle isole felici per l'utente elettrico. La piattaforma
offriva un perfetto bilanciamento tra l'elevatissima qualità hardware — con
stazioni ultra-fast capaci di erogare potenze fino a 400 kW e dotate di
ampi stalli di sosta — e un prezzo accessibile.
I momenti in cui era possibile ricaricare a 0,40 euro al
kWh in alta potenza sembrano appartenere a un'altra epoca. La rincorsa ai
listini della piattaforma ha seguito una traiettoria lineare e aggressiva:
- La
prima soglia: Il prezzo è inizialmente lievitato a 0,50 euro al kWh,
un valore ancora pienamente sostenibile e competitivo;
- La
svolta di marzo 2026: Una prima decisa correzione ha portato la
ricarica in corrente alternata (AC) a 0,60 euro al kWh e quella veloce
(DC/HPC) a 0,65 euro al kWh;
- L’aumento
del 3 giugno: A partire da questa data scatterà l'ultimo adeguamento,
che spingerà la tariffa HPC a 0,75 euro al kWh.
A questo livello di costo, l'equazione della convenienza
svanisce per chi viaggia a consumo. Con un consumo medio autostradale di circa
20 kWh ogni 100 km, la spesa per muoversi sfiora i 15 euro, annullando il
vantaggio economico nei confronti di un motore Diesel o benzina efficiente.
La tendenza generale: il pay-per-use pubblico è un lusso
Il trend di Electrip non è isolato. I principali Charge
Point Operator (CPO) operanti in Italia hanno progressivamente ritoccato
verso l'alto i propri listini a consumo, spingendo le tariffe UltraFast di Enel
X Way o Plenitude Be Charge verso tetti compresi tra 0,85 e 0,90 euro al kWh.
L'obiettivo industriale appare evidente: disincentivare
l'utilizzo occasionale a consumo per spingere la clientela verso la
fidelizzazione. Il mercato si sta spaccando nettamente in due: la convenienza è
totale per chi ricarica a casa nelle fasce notturne (dove la spesa reale si
attesta attorno ai 4-5 euro per 100 km), mentre diventa insostenibile per chi
viaggia molto e non pianifica i propri rifornimenti energetici.
La guerra difensiva degli abbonamenti: come salvarsi dal sold-out
Nonostante lo scenario scontenti i puristi della
transizione, il mercato offre ancora delle scappatoie concrete. La forte
pressione della concorrenza sta costringendo i competitor a lanciare pacchetti
promozionali e abbonamenti mensili per blindare la propria quota di clienti. Se
Electrip ha promesso l'imminente arrivo di nuove promozioni per mitigare
l'impatto dei rincari di giugno, altri operatori hanno già calato l'asso:
- Electra:
Propone un piano mensile al costo fisso di 4,99 euro al mese che
consente di sbloccare una tariffa bloccata a 0,49 euro al kWh;
- Atlante:
Segue una strategia speculare, offrendo un abbonamento flat da 9,99
euro al mese per agganciare il prezzo dell'energia alla medesima
soglia di 0,49 euro al kWh.