Di ritorno dalle Americhe, il COO di Enlarged Europe
traccia la rotta: pragmatismo, multi-energia e un appello chiaro a Bruxelles
per colmare il divario tra regolamenti e realtà di mercato.
Dopo oltre dieci anni trascorsi tra Sud e Nord America, il
ritorno di Emanuele Cappellano in Europa ha il sapore di una missione
critica: riportare il cliente al centro e ricucire lo strappo tra le ambizioni
normative dell'Unione Europea e la realtà di un mercato che fatica a ripartire.
In un incontro a porte chiuse con la stampa, il top manager
di
Stellantis, responsabile per l'Europa allargata e per la divisione veicoli
commerciali Pro One, non usa mezzi termini. La sua analisi parte da un dato
impietoso:
"Dal 2019 a oggi, l'industria europea ha perso 3 milioni di
veicoli. È l'unica regione al mondo che non è tornata ai livelli
pre-pandemia".
Un crollo verticale che ha colpito soprattutto le fasce più
accessibili del mercato. "Qualsiasi offerta di prodotto sotto i 15.000
euro è praticamente sparita negli ultimi due anni", osserva
Cappellano, sottolineando come l'aumento dei costi tecnologici imposti dalla
transizione stia minando l'accessibilità dell'auto per il cittadino medio.
La strategia: multi-energia e regionalizzazione
Per affrontare questa tempesta perfetta,
Stellantis punta su
una massiccia offensiva di prodotto:
"Tra il 2025 e il 2026 lanceremo
25 azioni sul prodotto, tra nuovi lanci, nuove tecnologie e restyling".
Ma la vera chiave di volta è l'approccio
"multi-energy".
Cappellano è chiaro: puntare tutto e subito solo
sull'elettrico puro, in questo contesto economico e normativo, rischia di
tagliare fuori una grossa fetta di consumatori. La risposta è una piattaforma
ibrida che permetta di offrire veicoli a basse emissioni ma a costi
sostenibili, utilizzando tecnologie come il mild-hybrid e il plug-in insieme
all'elettrico puro.
Parallelamente, il gruppo sta attuando una riorganizzazione
interna volta alla regionalizzazione: "Stiamo spostando il
processo decisionale più vicino al cliente: manifattura, ingegneria,
comunicazione e customer experience". L'obiettivo? Esecuzione rapida
ed efficacia, per rispondere velocemente ai cambiamenti del mercato.
Il nodo politico: un appello all'UE
Il cuore dell'intervento di Cappellano è però politico. C'è
un "disallineamento" tra i regolamenti UE, i bisogni dei
clienti e le necessità dei costruttori. Le misure annunciate finora da
Bruxelles "hanno fallito" nel proteggere il mercato e
garantire una transizione equa.
"L'Europa deve decidere se vuole mantenere questo
trend irreversibile di calo dell'industria locale o prendere decisioni
serie", avverte il manager. La richiesta non è solo di flessibilità
sulle scadenze del 2025 o 2035, ma di un piano strutturale che incentivi il
rinnovo del parco auto (250 milioni di veicoli vecchi in circolazione) con
qualsiasi tecnologia in grado di abbattere le emissioni oggi, non tra dieci
anni.
Botta e Risposta: i temi caldi
Durante la sessione di Q&A, Cappellano ha risposto
puntualmente alle preoccupazioni su stabilimenti italiani, concorrenza cinese e
futuro dei brand.
Dottor Cappellano, partiamo da Melfi. Si parla da tempo
della piattaforma "STLA Small". Arriverà? "Sì, confermo.
La STLA Small è una priorità assoluta per Stellantis e arriverà presto in
Europa. Le cose stanno procedendo velocemente".
L'auto popolare, quella accessibile a tutti, sembra un
ricordo. Come conciliate i costi della tecnologia con i prezzi per il cliente?
"È una preoccupazione reale. La roadmap tecnologica impone dei costi
che riducono l'accessibilità. Dobbiamo creare le condizioni per mantenere
l'auto accessibile. La nostra risposta è l'approccio multi-energia: non
possiamo pensare a una tecnologia a senso unico nel breve termine, altrimenti
l'offerta di auto economiche sparirà".
Avete siglato un accordo con la cinese Leapmotor. È un
cavallo di Troia o un'opportunità? "La vediamo come un'opportunità,
sia commerciale che di apprendimento. L'industria cinese è avanti su alcuni
aspetti come batterie e semiconduttori. Perché non sfruttare le loro competenze
per rendere l'industria europea più forte? È una sinergia, non una resa".
Cosa chiedete concretamente al Governo e all'Europa?
Incentivi? "Chiediamo urgenza e flessibilità. Non basta dire che
nel 2030 ridurremo le regole. Il problema è oggi. Abbiamo un parco circolante
vecchio di 10 anni e oltre. Incentivare il rinnovo di questa flotta
contribuisce alla decarbonizzazione molto più che imporre target di vendita di
veicoli elettrici che la gente non può comprare".
Il 2026 sarà un anno difficile per la produzione in
Italia? "Il 2026 è un anno di transizione. Stiamo lanciando le
nuove ibride, come la 500 e la Compass.
Siamo impegnati sull'Italia, ma abbiamo bisogno che il mercato ci
supporti".