L'aggiornamento OTA che taglia l'autonomia: esplode il caso. La verità sul Battery Locking

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13 maggio 2026, 10.48
changan schermo infotainment e ricarica
In Cina sta esplodendo un caso che rischia di incrinare profondamente la fiducia tra i proprietari di auto elettriche e i grandi costruttori. Diversi automobilisti hanno denunciato una drastica e inspiegabile riduzione dell'autonomia reale dei propri veicoli, passata da circa 500 km (nel ciclo CLTC) a meno di 300 km nell'utilizzo quotidiano, in seguito a semplici aggiornamenti software OTA (Over-The-Air) ricevuti da remoto. Come se non bastasse, alcuni utenti hanno segnalato che i tempi di ricarica rapida in corrente continua (DC) sono aumentati in modo vertiginoso, dilatandosi da 40 a ben 70 minuti.
Al centro della bufera mediatica c'è una pratica sempre più discussa, nota come "battery locking" (il blocco della batteria). Ma cosa sta succedendo davvero nel "cervello" digitale delle nostre vetture, e quali sono i veri obiettivi di queste modifiche?

Che cos'è il "Battery Locking" e perché spaventa gli automobilisti

L'emittente televisiva di Stato cinese, China Media Group, ha recentemente pubblicato un report dettagliato su questo controverso fenomeno. Il battery locking si verifica quando i produttori modificano a distanza i parametri del Battery Management System (BMS), avvalendosi di aggiornamenti OTA oppure di riprogrammazioni software effettuate durante i normali tagliandi in concessionaria. I proprietari accusano apertamente le case automobilistiche di ridurre la capacità utilizzabile della batteria, limitare la potenza di ricarica o restringere la profondità di scarica, il tutto senza informare in modo chiaro e preventivo l'utente finale dei potenziali impatti negativi su prestazioni e comodità.
Secondo Zhang Xiang, ricercatore di settore intervistato dall'emittente, le aziende automobilistiche possono effettivamente imporre queste restrizioni alterando semplicemente le soglie interne del BMS. Limitare le correnti in ingresso e ridurre la "finestra" di utilizzo effettivo della batteria ha senz'altro uno scopo protettivo: abbattere il rischio di pericolose fughe termiche e rallentare il naturale degrado delle celle nel tempo. Tuttavia, il prezzo da pagare per questa maggiore longevità è altissimo e si traduce in un'autonomia sensibilmente inferiore e in ricariche molto più lente.
La testimonianza di un proprietario risulta emblematica: prima dell'update, la sua vettura era in grado di immagazzinare oltre 100 kWh di energia; dopo l'aggiornamento, l'auto si rifiutava di caricare oltre gli 80 kWh, pur mostrando un rassicurante (e forse fuorviante) 95% di "salute della batteria". Di conseguenza, la sua percorrenza reale è scesa inesorabilmente da circa 450-480 km a meno di 400 km.

Nuove regole OTA: la stretta del Governo Cinese e la risposta dei brand

Il malcontento diffuso ha spinto le autorità di regolamentazione a intervenire. A marzo, il Ministero dell'Industria e dell'Information Technology (MIIT) e l'Amministrazione Statale per la Regolamentazione del Mercato hanno varato normative molto più stringenti sulla gestione degli OTA per i veicoli elettrici. Le nuove direttive introducono quelle che i media locali hanno ribattezzato le "Quattro Proibizioni OTA": divieto assoluto di battery locking non dichiarato, stop agli aggiornamenti forzati "silenziosi", e tolleranza zero verso l'uso degli OTA come comoda scappatoia per aggirare le campagne di richiamo ufficiali.
Di recente sono circolati rumor insistenti online circa presunte indagini governative a carico di tre aziende e convocazioni urgenti per otto costruttori, ma la China Association of Automobile Manufacturers ha smentito categoricamente le voci, liquidandole come "prive di fonti ufficiali" e incoerenti con i fatti reali. Anche colossi del calibro di BYD, Tesla e Zeekr hanno respinto duramente le accuse emerse in rete. BYD, nello specifico, ha minacciato azioni legali contro gli account social colpevoli di aver diffuso la disinformazione.
Eppure, il dibattito pubblico rimane infuocato, in gran parte alimentato dalle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza delle batterie sotto stress. Basti pensare che, all'inizio del mese, un test trasmesso in live streaming sul pionieristico sistema di ricarica "flash" da un megawatt di BYD ha rilevato temperature della batteria fino a 76°C, scatenando immediate discussioni online sull'effettiva efficienza dei sistemi di gestione termica durante le ricariche ultra-rapide.

Consumatori in trappola? Come tutelarsi secondo gli esperti

Il vero nodo cruciale della vicenda, come sottolineato dall'esperto legale Zheng Fei, risiede nei diritti base dell'acquirente: modificare a distanza i parametri di un veicolo senza il consenso informato del proprietario rischia di innescare gravi problematiche sul fronte del diritto di proprietà, della protezione dei consumatori e della privacy dei dati personali. Il problema tecnico più grande è la profonda asimmetria informativa: i parametri alterati dagli OTA vengono immagazzinati direttamente sui sistemi cloud delle aziende produttrici, rendendo quasi impossibile una verifica indipendente da parte dei normali automobilisti.
Per difendersi dalle alterazioni non richieste, le associazioni a tutela dei consumatori suggeriscono alcuni accorgimenti pratici:
  • Disabilitare l'installazione automatica dei pacchetti di aggiornamento OTA.
  • Conservare meticolosamente i registri storici delle ricariche e tenere traccia delle versioni software installate nel tempo.
  • Richiedere ispezioni da parte di enti terzi indipendenti ogni qualvolta si sospettino cali ingiustificati delle prestazioni.
  • Inoltrare formali reclami tramite le piattaforme di tutela (come il portale cinese 12315) o attraverso i canali ufficiali governativi.

Il contesto: un mercato globale in mano a pochi colossi

Sullo sfondo di queste polemiche normative, il fiorente mercato cinese delle batterie per veicoli elettrici resta un settore altamente concentrato. Stando ai dati di marzo diffusi da China EV DataTracker, il gigante CATL continua a dettare legge con ben 25,71 GWh di capacità installata, pari a una impressionante quota di mercato del 46,2%. Segue al secondo posto BYD con 10,06 GWh (18,1%), mentre CALB, Gotion High-tech ed Eve Energy si accontentano di completare la ristretta cerchia dei primi cinque fornitori.
In attesa di capire come le normative ridefiniranno i confini degli interventi digitali a distanza, il messaggio per gli automobilisti è limpido: l'era delle auto costantemente connesse è ricca di comodità, ma impone una dose extra di consapevolezza. Monitorare la "salute virtuale" del proprio veicolo diventerà essenziale tanto quanto il controllo del livello dell'olio nei vecchi motori termici.
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