Jeremy Clarkson, la voce della saggezza: "i giovani non possono permettersi l'auto, figuriamoci l'assicurazione"

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05 febbraio 2026, 12.55
jeremy clarkson con il volto crucciato in primo piano
Dalle colonne del Times, l'ex conduttore di Top Gear analizza spietatamente il crollo delle patenti tra gli under 20. Tra costi proibitivi, stigmatizzazione sociale e vetture diventate "elettrodomestici", Clarkson dipinge un futuro cupo per la passione automobilistica.
Quando Jeremy Clarkson parla, raramente lo fa per usare mezzi termini. Ma nel suo ultimo editoriale per il Times, dietro la consueta verve polemica del conduttore britannico, emerge un'analisi sociologica lucida e amara su un fenomeno che sta investendo l'intero mondo occidentale: la fine dell'amore tra i giovani e l'automobile.
O, per essere più precisi secondo la visione di Clarkson, l'impossibilità di consumare questo amore.

Il muro economico: prezzi e assicurazioni

Smentendo la narrazione comune che vede la "Gen Z" semplicemente disinteressata al volante in favore della mobilità dolce o condivisa, Clarkson punta il dito contro barriere all'ingresso ormai insormontabili. L'auto è diventata un lusso, non uno strumento di libertà.
"Non c'è da stupirsi se oggi la maggior parte delle persone sotto i 20 anni non abbia la patente di guida. Che senso ha?" scrive Clarkson. "Non possono permettersi l'auto, figuriamoci l'assicurazione". L'analisi tocca un nervo scoperto: l'inflazione dei listini, gonfiati da una tecnologia sempre più invasiva, e i premi assicurativi schizzati alle stelle per i neopatentati rendono la motorizzazione di massa giovanile un ricordo del passato.

La tecnocrazia uccide la passione

Secondo Clarkson, la responsabilità ricade pesantemente anche sulle normative europee. L'introduzione massiccia degli ADAS (sistemi di assistenza alla guida) e le stringenti regole legate agli standard Euro 7 hanno trasformato le vetture.
Quello che un tempo era un oggetto meccanico, fatto di pistoni, odore di benzina e "mani sporche" – elementi che accendevano la passione adolescenziale – è oggi un device elettronico su ruote. Le auto sono diventate asettiche, costose e distanti, allontanando chi cercava nel motore un'emozione e non solo uno spostamento da A a B.

Il ribaltamento sociale: da status symbol a colpa

Ma non è solo una questione di soldi. Clarkson evidenzia un cambiamento culturale radicale, un vero e proprio ribaltamento dello stigma sociale. Se un tempo, come ricorda citando la serie cult The Inbetweeners, i ragazzi in auto ridevano di chi aspettava l'autobus, oggi la dinamica è opposta.
"Anche se riescono a trovare un lavoro il sabato per contribuire alle spese, verranno sgridati dai loro amici di sinistra che pensano che sia poco cool e sdolcinato avere la propria auto", attacca l'editorialista. Il possesso del mezzo privato è passato dall'essere un rito di passaggio all'età adulta all'essere percepito come un atto di egoismo ecologico: "'La gente in Africa muore di fame e tu hai una Fiat Cinquecento, bastardo!'".

La profezia sulla fine del giornalismo auto

La visione di Clarkson si chiude con una nota pessimistica sul futuro della sua stessa professione. In un mercato invaso da veicoli elettrici standardizzati, spesso prodotti in Cina da marchi nuovi e sconosciuti, e "controllati dal governo" tramite limitatori e software, il ruolo del critico perde senso.
"Cercare di recensire un'auto del genere sarebbe come cercare di recensire un congelatore a pozzetto. Inutile". Una sentenza tranchant che, al di là della provocazione, solleva interrogativi reali sul futuro dell'industria e sulla libertà di movimento delle nuove generazioni.
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