Dalle colonne del Times, l'ex conduttore di Top Gear
analizza spietatamente il crollo delle patenti tra gli under 20. Tra costi
proibitivi, stigmatizzazione sociale e vetture diventate
"elettrodomestici", Clarkson dipinge un futuro cupo per la passione
automobilistica.
Quando Jeremy Clarkson parla, raramente lo fa per usare
mezzi termini. Ma nel suo ultimo editoriale per il Times, dietro la
consueta verve polemica del conduttore britannico, emerge un'analisi
sociologica lucida e amara su un fenomeno che sta investendo l'intero mondo
occidentale: la fine dell'amore tra i giovani e l'automobile.
O, per essere più precisi secondo la visione di Clarkson,
l'impossibilità di consumare questo amore.
Il muro economico: prezzi e assicurazioni
Smentendo la narrazione comune che vede la "Gen Z"
semplicemente disinteressata al volante in favore della mobilità dolce o
condivisa, Clarkson punta il dito contro barriere all'ingresso ormai
insormontabili. L'auto è diventata un lusso, non uno strumento di libertà.
"Non c'è da stupirsi se oggi la maggior parte delle
persone sotto i 20 anni non abbia la patente di guida. Che senso ha?"
scrive Clarkson. "Non possono permettersi l'auto, figuriamoci
l'assicurazione". L'analisi tocca un nervo scoperto: l'inflazione dei
listini, gonfiati da una tecnologia sempre più invasiva, e i premi assicurativi
schizzati alle stelle per i neopatentati rendono la motorizzazione di massa
giovanile un ricordo del passato.
La tecnocrazia uccide la passione
Secondo Clarkson, la responsabilità ricade pesantemente
anche sulle normative europee. L'introduzione massiccia degli ADAS
(sistemi di assistenza alla guida) e le stringenti regole legate agli standard Euro
7 hanno trasformato le vetture.
Quello che un tempo era un oggetto meccanico, fatto di
pistoni, odore di benzina e "mani sporche" – elementi che accendevano
la passione adolescenziale – è oggi un device elettronico su ruote. Le auto
sono diventate asettiche, costose e distanti, allontanando chi cercava nel
motore un'emozione e non solo uno spostamento da A a B.
Il ribaltamento sociale: da status symbol a colpa
Ma non è solo una questione di soldi. Clarkson evidenzia un
cambiamento culturale radicale, un vero e proprio ribaltamento dello stigma
sociale. Se un tempo, come ricorda citando la serie cult The Inbetweeners,
i ragazzi in auto ridevano di chi aspettava l'autobus, oggi la dinamica è
opposta.
"Anche se riescono a trovare un lavoro il sabato per
contribuire alle spese, verranno sgridati dai loro amici di sinistra che
pensano che sia poco cool e sdolcinato avere la propria auto", attacca
l'editorialista. Il possesso del mezzo privato è passato dall'essere un rito di
passaggio all'età adulta all'essere percepito come un atto di egoismo
ecologico: "'La gente in Africa muore di fame e tu hai una Fiat
Cinquecento, bastardo!'".
La profezia sulla fine del giornalismo auto
La visione di Clarkson si chiude con una nota pessimistica
sul futuro della sua stessa professione. In un mercato invaso da veicoli
elettrici standardizzati, spesso prodotti in Cina da marchi nuovi e
sconosciuti, e "controllati dal governo" tramite limitatori e
software, il ruolo del critico perde senso.
"Cercare di recensire un'auto del genere sarebbe
come cercare di recensire un congelatore a pozzetto. Inutile". Una
sentenza tranchant che, al di là della provocazione, solleva
interrogativi reali sul futuro dell'industria e sulla libertà di movimento
delle nuove generazioni.