Il settore auto rischia il blocco? Vale il 19,5% del PIL ma mancano questi profili: la mappa dei lavori introvabili nel 2026

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26 maggio 2026, 13.35
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Un’analisi dettagliata di Gi Group fotografa la metamorfosi di un comparto da 380 miliardi di euro. Meccanici e venditori tradizionali lasciano il passo a esperti di software, meccatronica e
Non si tratta di una semplice crisi passeggera, ma della trasformazione strutturale più profonda dell'ultimo secolo. Il settore automotive italiano si trova di fronte a un bivio sistemico che ne sta ridisegnando l'intera catena del valore. Tra transizione energetica, spinta alla digitalizzazione e forti pressioni su materie prime e logistica, la filiera nazionale è chiamata a un drastico e immediato riposizionamento.
I numeri fotografano un comparto vitale per l'economia del Paese: secondo i dati ANFIA, l'automotive in Italia esprime un valore di 380 miliardi di euro tra produzione e servizi, una cifra che rappresenta il 19,5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale. Tuttavia, come emerge dall'ultimo studio sul campo condotto da Gi Group, prima agenzia italiana del lavoro, il mercato sta vivendo una forte polarizzazione tra le realtà capaci di accelerare sui software e i veicoli elettrici e quelle che faticano a tenere il passo.

La guerra dei talenti: l'automotive sfida i colossi del Tech e dell'Energy

La vera partita per la sopravvivenza della filiera si gioca sul terreno delle competenze. Per completare la transizione verso l'auto elettrica e i veicoli connessi (software-defined vehicles), le aziende automobilistiche necessitano di figure professionali altamente specializzate. Il problema principale risiede nell'attrattività: il settore si trova a competere direttamente con i comparti delle telecomunicazioni, dell'energia e delle grandi aziende tecnologiche, storicamente percepiti come più moderni e stabili dai profili più giovani.
Nonostante l'immagine tradizionalista legata al passato industriale freni i flussi di assunzioni, la svolta ecologica si sta rivelando una leva di marketing occupazionale. I dati storici dei trend di settore evidenziano i fattori che spingono i professionisti esterni a valutare una carriera nell'auto:
  • Opportunità di operare su tecnologie avanzate: 68,4%
  • Prestigio dei marchi aziendali: 68,8%
  • Passione per il prodotto automobilistico: 66,8%

Dal cacciavite al codice: la mappa dei profili che cambiano

L'impatto della digitalizzazione si riflette direttamente sulla domanda di lavoro, spostando il baricentro dalle discipline puramente meccaniche a quelle informatiche ed elettroniche. I profili operativi della vecchia scuola (i cosiddetti blue collar) non svaniscono, ma evolvono verso la meccatronica.
Allo stesso modo, la rete di vendita delle concessionarie si trasforma: il venditore tradizionale cede il posto a un consulente di mobilità integrata e servizi digitali.

Evoluzione delle competenze e figure chiave cercate nel 2026

Profilo Tradizionale (In contrazione) Nuovo Profilo Ricercato (In forte crescita) Competenze Chiave Richieste
Meccanico motorista endotermico Tecnico Meccatronico / Diagnosta Manutenzione hardware elettrico, diagnostica digitale
Progettista meccanico lineare Ingegnere del Software / Data Manager Sviluppo architetture di bordo, gestione flussi dati
Operatore di linea ripetitivo Specialista Cybersecurity Automotive Protezione dei dati del veicolo connesso e infrastrutture
Venditore d'auto tradizionale Consulente di Mobilità e Servizi Digitali Vendita pacchetti di ricarica, flotte connesse e leasing
Oltre alle competenze tecniche (hard skills), le aziende premiano sempre più le capacità trasversali (soft skills) come la flessibilità organizzativa, il problem solving in contesti complessi e la propensione all'apprendimento continuo, declassando le specializzazioni rigide e non aggiornate.

Upskilling e Reskilling: la riconversione interna è obbligatoria

Accanto al reclutamento di nuove risorse, la sfida più complessa per il management è la gestione del personale interno. Molte imprese si trovano a gestire una forza lavoro specializzata su componenti endotermici destinati a uscire dai piani di produzione. I programmi aziendali di formazione, riqualificazione (reskilling) e aggiornamento (upskilling) diventano quindi una necessità industriale per trattenere le risorse, considerando che il 69,2% dei dipendenti del settore indica la crescita di carriera come principale motivo di fidelizzazione aziendale.
"Il settore automotive si trova oggi in una fase di trasformazione sistemica, da non confondere con una crisi ciclica, che rappresenta l’evoluzione più profonda dell’ultimo secolo. L’industria si sta spostando verso ecosistemi di mobilità, in cui il valore non è più legato solo al prodotto, ma sempre più ai servizi connessi. Questo cambia i modelli di consumo, di business e, di conseguenza, le professionalità richieste. Le aziende si trovano ad affrontare una triplice sfida: individuare profili qualificati, competere con altri settori nell’attraction dei talenti e trattenere e rivalorizzare le risorse interne."
Matteo Scarone, Division Manager Automotive di Gi Group
In questo scenario di profondo mutamento, una delle risposte più efficaci sul territorio italiano arriva dal potenziamento delle reti formative professionalizzanti, come gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) e gli IFTS. Se strutturati in sinergia con le imprese tramite Academy dedicate, questi percorsi garantiscono lo sviluppo delle competenze richieste dal mercato, tempi rapidi di inserimento produttivo e un tasso di stabilità occupazionale nettamente superiore alla media.
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