Il più grande rimpianto di Flavio Manzoni, la confessione esclusiva al Museo dell'Automobile di Torino

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30 gennaio 2026, 14.50
Flavio Manzoni durante il talk forma e funzione al Mauto di Torino
Nella serata di ieri, al Mauto, si è tenuto un interessante confronto tra due Maestri del design dell'automobile. Davanti a una folta folla, Giorgietto Giugiaro e Flavio Manzoni, il passato e il presente del vertice del design automotibilistico italiano, si sono confrontati durante il Talk Forma e Funzione, dove non sono mancati tanti annedoti e spunti di due carriere ai massimi livelli. 
A un certo punto dell'intervista, la trovate qui nel nostro articolo, il moderatore Paolo Tumminelli, verso la fine dell'intervista, chiede ai due designer cosa dignerebbero oggi se avessero carta bianca. Se da una parte Giugiaro ha riflettuto su come è cambiato il concetto di auto, Manzoni ha spiazzato la platea confidando di non poter svelare i progetti a cui Ferrari sta lavorando per il futuro prossimo bensì a un progetto, che non ha visto la luce, legato al suo passato lavorativo. 
Queste le parole del capo del Centro Stile Ferrari: "si tratta di un progetto che non ha avuto esiti nella produzione, la Fulvia del 2003. Sono ancora molto affezionato, perchè non solo mirava a ridare slancio a un Marchio che stava perdendo tantissimo, purtroppo, ma perchè è un bell'esempio di design inteso come arte applicata. Si trattava di rifare la FIAT Barchetta sotto l'effige di Lancia senza ritoccare molto. Mi ricordo che i gruppi ottici erano esattamente gli stessi. Mi dispiace, era una bella macchina nonostante siano passati tanti anni ed è ancora tanto ricordata."

La storia della Fulvia: presentata a Francoforte nel 2003, morì sul nascere

Lancia Fulvia Coupé concept esposta sullo stand Lancia al Salone di Francoforte del 2003
Al Salone di Francoforte del 2003, Lancia svelò quella che molti appassionati considerano ancora oggi l'occasione mancata più dolorosa nella storia recente del marchio: la Fulvia Coupé Concept.
Disegnata dal Centro Stile Lancia sotto la guida di un Flavio Manzoni a 10 anni dall'ingresso nella Casa fondata nel 1906, la vettura non era un banale esercizio di stile retrò, ma una rilettura moderna e purissima della leggendaria Fulvia del 1965. La carrozzeria color avorio a tre volumi, le linee tese prive di orpelli aerodinamici e l’abitacolo ispirato alla nautica (con legno Tanganica e pelle testa di moro) incantarono immediatamente pubblico e critica. Era l'essenza dell'eleganza italiana: semplice, colta e raffinata. 
Tecnicamente, il progetto era estremamente concreto: come ricordato dallo stesso Manzoni al Mauto, era basata sulla piattaforma della FIAT Barchetta a trazione anteriore, la concept pesava meno di 1.000 kg grazie all'uso estensivo dell'alluminio e montava un motore 1.8 litri da 140 CV. Prometteva agilità e divertimento, incarnando perfettamente il DNA sportivo di Lancia.
L'accoglienza fu trionfale. Luca de Meo, allora responsabile del brand, spinse fortemente per la produzione, vedendo nella Fulvia il simbolo della rinascita del marchio. Tuttavia, il Gruppo FIAT attraversava in quegli anni una crisi finanziaria profonda. Nonostante l'entusiasmo del mercato e i tentativi di renderla industrialmente sostenibile, la dirigenza bloccò il progetto giudicando l'investimento troppo rischioso.
La Fulvia del 2003 rimase così un esemplare unico, una "bella addormentata" che non arrivò mai sulle strade, trasformandosi nel simbolo di un rilancio che Lancia avrebbe atteso invano per altri due decenni.

Galleria fotografica (credit to: Cecomp, Media Stellantis)

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