Mentre i prezzi ai distributori continuano a pesare sui
bilanci familiari, un nuovo allarme si accende sui reali beneficiari dei
continui rincari. Secondo un recente rapporto pubblicato da Transport &
Environment (T&E), le compagnie petrolifere si preparano a incassare 4
miliardi di euro di extraprofitti nel 2026 esclusivamente a spese degli
automobilisti italiani. Un tesoretto generato dalle turbolenze del conflitto in
Medio Oriente, che solleva pesanti interrogativi sull'efficacia delle attuali
politiche governative.
I numeri della crisi: quanto costa davvero un pieno?
I dati elaborati dall'osservatorio sui profitti petroliferi
di T&E – la principale organizzazione europea in materia di
decarbonizzazione dei trasporti – evidenziano un impatto diretto e
quantificabile sulle tasche dei consumatori. Dallo scoppio del conflitto,
datato 28 febbraio, l'industria del petrolio ha visto schizzare in alto i
propri margini operativi:
- I
ricavi delle compagnie petrolifere sono aumentati di 46 centesimi al
litro per il gasolio e di 24 centesimi al litro per la benzina,
calcolati rispetto ai livelli pre-crisi.
- Nella
settimana precedente il 13 aprile, la media alla pompa in Italia ha
toccato i 2,15 euro al litro per il Diesel e 1,78 euro al litro per la
verde (dopo picchi di 1,82 euro registrati a marzo).
- Il
risultato pratico è che un pieno da 55 litri di gasolio costa oggi oltre
26 euro in più rispetto a prima dell'inizio delle ostilità.
Nel frattempo, le sole attività di downstream (raffinazione
e distribuzione) hanno già fruttato circa 800 milioni di euro di guadagni
extra, generati subito dopo l'attacco statunitense-israeliano all'Iran.
L'appello per una nuova tassa sugli extraprofitti
Di fronte a questa marcata asimmetria, T&E chiede un
intervento politico deciso. L'Unione Europea, nella sua risposta all'attuale
crisi petrolifera, non ha ancora predisposto alcun meccanismo volto a tassare
questi utili eccezionali. T&E esorta quindi il Governo italiano a
introdurre un'imposta nazionale sugli extraprofitti dell'Oil&Gas, spingendo
contestualmente affinché venga attuata una misura analoga e vincolante a
livello comunitario.
Se i margini attuali dovessero mantenersi costanti, stima lo
studio, gli extraprofitti del settore downstream a livello europeo
raggiungeranno l'impressionante cifra di 24 miliardi di euro entro fine
anno. Numeri ancora più imponenti riguardano le attività di upstream
(estrazione): T&E calcola utili straordinari europei già superiori a 13
miliardi dall'inizio del conflitto in Iran, con una proiezione che sfiora i 67
miliardi di euro alla fine del 2026 (di cui quasi 9 miliardi derivanti dai
soli consumi in Italia).
La critica alle politiche in corso: "Sussidi iniqui che favoriscono i
ricchi"
Andrea Boraschi, direttore per l'Italia di Transport &
Environment, non usa mezzi termini per descrivere la gestione dell'emergenza
carburanti. "Settimana dopo settimana, assistiamo all'aumento degli
extraprofitti delle compagnie petrolifere", ha dichiarato, sottolineando
come queste aziende abbiano tutto l'interesse a mantenere l'Europa dipendente
dai combustibili fossili per trarre vantaggio dalla volatilità dei mercati.
L'organizzazione critica duramente la strategia statale di
stanziare fondi pubblici per abbassare indiscriminatamente il costo alla pompa:
- Questa
politica viene definita iniqua poiché, come confermato da diversi
economisti tra cui Lorenzo Bini Smaghi, finisce per avvantaggiare in
misura maggiore le classi più abbienti.
- T&E
suggerisce invece di indirizzare la spesa pubblica verso misure
strutturali per la riduzione dell'importazione di petrolio.
- I
proventi di una tassa sui super-profitti dovrebbero essere redistribuiti
per proteggere esclusivamente le famiglie vulnerabili e garantire risorse
fondamentali per elettrificare la mobilità.
Il precedente europeo e la mobilitazione di 31 ONG
L'idea di una tassazione mirata non è senza precedenti. Già
nel 2022 l'UE aveva introdotto un prelievo del 33% sugli extraprofitti
derivanti dai combustibili fossili (definiti come quegli utili superiori del
20% o più rispetto alla media 2018-2021). Questa misura fruttò circa 28
miliardi di euro tra il 2022 e il 2023. Tuttavia, T&E ricorda che in Italia
i risultati di quel prelievo furono inferiori al potenziale, e auspica oggi un
meccanismo più solido, con una base imponibile allargata e una copertura settoriale
più estesa.
La richiesta non è isolata. Un blocco compatto di 31 ONG
europee—tra cui realtà di spicco come Oxfam, WWF e CAN Europe, in
rappresentanza di oltre 40 milioni di cittadini—ha inviato una lettera formale
all'UE. L'obiettivo condiviso è uno solo: tassare in modo rigoroso gli
extraprofitti petroliferi per sostenere concretamente la transizione verso
l'energia pulita ed evitare che l'Europa e i suoi cittadini si ritrovino
esposti a una simile volatilità in futuro.