Ammettiamolo, se guardassimo una fotografia delle strade
italiane di oggi e la confrontassimo con quella degli anni Settanta, la
differenza più evidente non sarebbe la forma delle auto, né la tecnologia a
bordo. Sarebbe il colore. O meglio, la mancanza di colore.
Oggi le strade italiane sono un lungo corteo di grigi, neri
e bianchi. Un trionfo della sobrietà che, a seconda dei punti di vista, si può
leggere come maturità estetica o come resa definitiva all'ansia da rivendita. I
dati parlano chiaro: il grigio domina con il 34,7% delle
preferenze, seguito dal nero al 23,7% e dal bianco al 13,2%.
Tre colori non-colori che insieme si mangiano oltre il 70% del mercato. Per chi
si ricorda le Renault 5 arancioni, le Citroën Dyane turchese e le Fiat 127
verde pistacchio degli anni Settanta e Ottanta, è quasi un lutto.
Come siamo diventati così grigi
Non è sempre stato così. Negli anni Novanta le strade
italiane erano ancora relativamente allegre: il rosso era popolare, il blu
diffuso, l'arancione non era ancora considerato un'eccentricità da spiegare
agli amici. Poi, gradualmente, è successa una cosa interessante: gli italiani
hanno smesso di scegliere il colore che piaceva loro e hanno iniziato a
scegliere il colore che sarebbe piaciuto al prossimo acquirente.
È la sindrome da rivendita. Chi compra un'auto, soprattutto
a rate, pensa inevitabilmente a quanto varrà quando sarà usata. E sul mercato
dell'usato europeo, bianco e nero svalutano più rapidamente proprio perché ce
ne sono troppi. Il paradosso è perfetto: tutti scelgono i colori
"sicuri" per la rivendita, il mercato si riempie di colori
"sicuri", e quei colori diventano i meno sicuri di tutti per la
rivendita. Ma la ruota continua a girare.
Il rosso, simbolo per antonomasia dell'automobile
italiana, è crollato al 2,6% nel 2020. Il giallo è quasi
scomparso, 0,8%. Sono numeri che farebbero piangere Enzo Ferrari.
Ma c'è una buona notizia
Gli italiani, va detto, restano il popolo europeo più
coraggioso quando si tratta di colori. I colori cromatici rappresentano in
Italia circa il 30% del mercato, contro una media europea
significativamente più bassa. Siamo grigi, ma non quanto i tedeschi. Un primato
di cui andare fieri, o almeno di cui consolarsi.
E poi c'è il 2024, che ha portato segnali interessanti.
Secondo il report annuale di BASF (l'azienda chimica che monitora le
tendenze cromatiche dell'automotive a livello globale) qualcosa si sta
muovendo. Il giallo ha letteralmente raddoppiato la sua quota di mercato
mondiale. Non per altro FIAT lo ha scelto come colore di base per lanciare la Grande Panda. Il verde è tornato di moda. Il beige — sì, il beige — è
tornato in cima alle classifiche europee quasi raddoppiando la propria
presenza, riposizionandosi come scelta sofisticata piuttosto che anonima.
Il colore e il carattere
C'è anche una lettura più sottile di questi dati, che va al
di là della semplice estetica. Il colore di un'auto dice qualcosa di chi la
guida o, almeno, dice qualcosa di come chi la guida vuole essere percepito. Il
nero comunica eleganza e autorevolezza. Il grigio dice "sono una persona
seria". Il bianco è neutro, versatile, da flotta aziendale. Il rosso urla
sportività. Il giallo dice "me ne frego di quello che pensate".
In questo senso, la prevalenza di grigi e neri sulle strade
italiane racconta forse qualcosa di più profondo del semplice gusto estetico:
racconta la voglia di non sbagliare, di non distinguersi troppo, di non dare
nell'occhio. Una timidezza che va in netto contrasto con l'immagine che gli
italiani amano dare di sé: creativi, passionali, attenti allo stile.
Cosa scegliere, allora?
Se state per comprare un'auto e vi state chiedendo che
colore prendere, la risposta onesta è: dipende da cosa volete. Se pensate di
rivenderla entro tre anni e volete massimizzare il valore residuo, un grigio
metallizzato è probabilmente la scelta più razionale. Se invece volete guidare
qualcosa che vi fa venire voglia di uscire la domenica mattina senza una meta
precisa, forse vale la pena rischiare qualcosa di più. Un verde, un blu
profondo, un arancione discreto.
La strada è già piena di grigi. Un colore in più non farà
male a nessuno.