Per la prima
volta Pirelli ha aperto ai giornalisti il proprio programma di sviluppo del
Cyber Tyre. Dal centro sperimentale di Vizzola Ticino ai test con Mercedes-AMG,
Alfa Romeo Quadrifoglio e Pagani Utopia Roadster, ecco come funziona la
tecnologia che punta a trasformare il pneumatico nel primo sensore
dell'automobile e, domani, in un nodo della mobilità connessa. Il pneumatico è l'unico componente
dell'automobile che tè sempre a contatto con l’asfalto. Eppure, fino a oggi,
era anche quello che comunicava meno con il resto della vettura. Da questa
semplice considerazione nasce il Cyber Tyre, la tecnologia sviluppata da
Pirelli per trasformare la gomma in un vero sensore capace di dialogare
con l'elettronica di bordo.
Per capire come funziona non siamo rimasti seduti
davanti a una presentazione. Pirelli ha aperto per la prima volta ai
giornalisti il proprio programma di sviluppo, permettendo di seguire una
giornata di test nel centro sperimentale di Vizzola Ticino, dove i pneumatici
vengono sviluppati e validati insieme ai costruttori.
Vizzola, dove nasce il pneumatico del futuro
La prima cosa che colpisce è il contrasto tra il
caldo estivo e una pista completamente allagata. L'acqua viene distribuita
costantemente lungo il circuito non soltanto per simulare pioggia intensa e
aquaplaning, ma anche per mantenere inalterate le condizioni di aderenza
durante l'intera giornata. In questo modo il continuo passaggio delle vetture
non modifica il grip depositando gomma sull'asfalto e ogni prova può essere
confrontata con la precedente.
È il principio alla base di qualsiasi attività di sviluppo: eliminare tutte le
variabili possibili.
A bordo della Pagani Utopia Roadster
La giornata si apre con alcuni giri dell'intero
circuito come passeggeri della Pagani Utopia Roadster, guidata da uno dei
collaudatori impegnati nello sviluppo del progetto insieme a Pirelli.
In questo caso il Cyber Tyre resta sempre
operativo. Non si tratta di un confronto tra due configurazioni, ma della
dimostrazione del livello di integrazione raggiunto tra pneumatico, telaio ed
elettronica.
Su una pista completamente allagata la Utopia
Roadster sorprende soprattutto per la fiducia che riesce a trasmettere. Gli
enormi pneumatici posteriori farebbero pensare a un comportamento delicato in
presenza di tanta acqua. Invece la vettura rimane precisa, progressiva e sempre
appoggiata all'asfalto, confermando quanto il lavoro svolto sul pneumatico sia
determinante anche su una hypercar.
Le prove comparative
La parte più interessante della giornata inizia
con le prove dinamiche.
Per gli esercizi vengono utilizzate due
Mercedes-AMG e un'Alfa Romeo Quadrifoglio, ciascuna dedicata a uno specifico
test. Il protocollo seguito dagli ingegneri è
estremamente rigoroso. Ogni esercizio viene ripetuto due volte.
La prima con il Cyber Tyre disattivato,
replicando il comportamento di una vettura tradizionale.
La seconda con il sistema attivo.
Vettura, pneumatici, velocità, percorso e
condizioni della pista rimangono identici. È l'unico modo per valutare
esclusivamente il contributo della tecnologia.
Dinamica e aquaplaning
Il primo esercizio è dedicato alla dinamica del
veicolo.
Con il Cyber Tyre disattivato la vettura si
comporta come una moderna sportiva. Attivando il sistema il comportamento
diventa più progressivo e prevedibile. Non perché cambi il livello di aderenza
del pneumatico, ma perché l'elettronica dispone di informazioni molto più
precise sul reale stato del contatto tra gomma e asfalto.
Lo stesso principio emerge nella prova dedicata
all'aquaplaning.
Attraversando una profonda lama d'acqua il
comportamento della vettura rimane sempre sicuro, ma con il Cyber Tyre attivo
aumenta la precisione con cui i sistemi elettronici gestiscono la dinamica del
veicolo.
Sei metri che fanno la differenza
La prova più significativa è quella della
frenata. Al volante dell'Alfa Romeo Quadrifoglio si
percorre un rettilineo completamente allagato fino a circa 110 km/h.
Gli occhi sono puntati sui coni che indicano il
punto esatto in cui iniziare la frenata.
Alla fine dell'esercizio i dati compaiono direttamente sul terminale installato
nell'abitacolo.
Si torna al punto di partenza e si ripete tutto.
Stessa vettura.
Stessa velocità.
Stesso punto di frenata.
Questa volta, però, il Cyber Tyre è attivo.
Il risultato sorprende.
Lo spazio di arresto si riduce di oltre sei metri.
La prima reazione è pensare di aver frenato
leggermente prima. Ma il GPS registra posizione, velocità e spazio di arresto
eliminando ogni dubbio. Il punto di frenata è identico. La differenza è dovuta
esclusivamente alle informazioni che il Cyber Tyre trasmette alla vettura.
Come funziona il Cyber Tyre
Il principio è semplice. Il pneumatico non
aumenta il proprio grip. Rimane esattamente lo stesso. A cambiare è la quantità
di informazioni disponibili. Il sensore integrato rileva in tempo reale
parametri come pressione, temperatura e condizioni di esercizio, inviandoli ai
sistemi elettronici dell'automobile.
ABS, controllo della stabilità e sistemi di
assistenza alla guida possono così prendere decisioni utilizzando dati raccolti
direttamente nel punto in cui pneumatico e asfalto entrano in contatto.
Lo sviluppo continua
Gli ingegneri Pirelli insistono su un concetto. Il Cyber Tyre non rappresenta un punto d'arrivo, ma una piattaforma
tecnologica destinata a evolversi.
L'obiettivo è aumentare progressivamente
l'integrazione con gli ADAS di nuova generazione, fornendo ai sistemi di bordo
informazioni sempre più dettagliate sul reale stato della strada. Ma il traguardo guarda ancora più lontano.
In futuro il pneumatico potrebbe dialogare non
soltanto con l'automobile che lo equipaggia, ma anche con altri veicoli e con
le infrastrutture, condividendo informazioni sulla presenza di acqua, ghiaccio
o altre situazioni di pericolo. Una rete di
dati che potrebbe contribuire ad aumentare ulteriormente il livello di
sicurezza della mobilità.
Le nostre impressioni
La giornata di Vizzola Ticino ha mostrato
soprattutto un cambio di prospettiva.
Il Cyber Tyre non promette di sfidare le leggi della fisica e non trasforma un
pneumatico in qualcosa di completamente diverso.
Fa qualcosa di più intelligente: permette
all'automobile di conoscere con maggiore precisione ciò che accade nel suo
unico punto di contatto con la strada.
È una differenza invisibile agli occhi, ma
evidente sia nelle sensazioni di guida sia nei dati raccolti durante le prove.
E considerando la direzione presa dall'industria automobilistica, è facile
immaginare che quello visto oggi a Vizzola rappresenti soltanto il primo
capitolo di una storia destinata a continuare.